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Le buche di Roma continuano a uccidere: Edoardo e Luca come Elena | VIDEO

Si allunga la lista delle vittime delle buche di Roma. Edoardo Giannini e Luca Tosi Brandi sono solo gli ultimi ragazzi poco più che 20enni morti a causa del manto stradale della Capitale. Prima di loro lo stesso destino è toccato a Elena Aubry: Cristiano Pasca ha raccolto l’appello della mamma che lotta perché tutti abbiano giustizia e perché nessuno muoia più come sua figlia

Edoardo Giannini e Luca Tosi Brandi come Elena Aubry. Due ragazzi poco più che 20enni uccisi dalle buche di Roma. A dover fare chiarezza sulla morte del giovane sarà lo stesso consulente incaricato della perizia che era stato scelto dalla procura per il caso di Elena Aubry. Noi de Le Iene con Cristiano Pasca abbiamo raccontato la battaglia della sua mamma, Graziella Viviano, che continua a chiedere verità, come potete vedere nel servizio qui sopra.

La lista delle vittime delle buche di Roma continua dunque ad allungarsi. Sono tutti giovanissimi dopo cadute fatali dalla moto. Edoardo Giannini è morto a 23 anni lo scorso 23 luglio. Dopo aver chiuso il locale che gestisce assieme ai genitori, ha raggiunto gli amici. Non è mai tornato a casa. Con il suo scooterone Suzuky Burgman è finito nel dislivello causato da un’enorme buca, più volte rattoppata e riaperta. La moto di Edoardo è andata da una parte, il corpo dall’altra, il casco si è sfilato per l’impatto al suolo. Il ragazzo è scivolato lungo l’asfalto sconnesso di una delle principali arterie della Capitale: la tangenziale est.

Qualche mese prima lo stesso destino è toccato a Luca Tosi Brandi. Aveva appena preso 29 a un esame all’università, studiava Scienze Infermieristiche. Sognava di aiutare e assistere gli altri come faceva con il fratello più grande affetto da una grave malattia. La mattina di mercoledì 12 dicembre, salutata la fidanzata e i professori, sale in sella alla sua Yamaha R125, imbocca via di Labaro a Roma Nord, una strada che conosce poco e su cui troverà la morte.

Andava a zig-zag, non riusciva a riprendere l’equilibrio, mi sono scansata per evitarlo poi è andato a sbattere contro un muro”, ha raccontato giovedì scorso una testimone di quella tragedia alla mamma del ragazzo, Antonella, che l’ha rintracciata bussando a ogni porta del quartiere. 

Dopo questa testimonianza, il pm ha accolto la richiesta del consulente incaricato della perizia di prorogare ulteriormente gli accertamenti. È lo stesso ingegnere scelto dalla Procura per il caso di Elena Aubry. 

Cristiano Pasca ha incontrato la madre che non si dà pace. È il 6 maggio 2018, Elena è in sella alla sua moto lungo la via Ostiense nella Capitale. Sbanda forse a causa delle radici degli alberi lungo la carreggiata e delle numerose disconnessioni e buche presenti. L’impatto è violentissimo e la 25enne muore sul colpo.

“Mia figlia sapeva guidare, andava piano e aveva tutte le protezioni, utilizzate da un motociclista esperto, eppure è morta. Nello stesso punto, nell'arco di 15 giorni sono cadute altre due persone”, sostiene Graziella.

Delle condizioni in cui versa quella strada, come altre strade romane, la mamma di Elena aveva detto: “Ero lì poche ore dopo la sua morte. A parte le radici, c'erano cordoli veri e propri, di aghi di pino ai lati della carreggiata che entravano dentro per una cinquantina di centimetri. Non sono responsabilità dei sindaci precedenti, ma tappeti mortali per i motociclisti”. Graziella non si dà pace: inizia la sua battaglia alla ricerca della verità sulla morte della figlia morta per una maledettissima buca. 

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