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Bullismo: i ragazzi perseguitati a scuola dai compagni e la storia di Andrea

Il padre di un 13enne del torinese ha denunciato un episodio di bullismo che il figlio avrebbe subito da parte dei compagni di classe, mentre a Pavia un 15enne riporta un trauma cranico a causa di un attacco dai bulli della sua scuola. Con Nina Palmieri vi abbiamo raccontato una storia simbolo di queste dinamiche, quella di Andrea che a 12 anni si è trovato a dover lottare contro gli insulti quotidiani dei suoi compagni  

Un incubo durato due anni, tra vessazioni, aggressioni e percosse. È quello che avrebbe subito uno studente di 13 anni delle Valli di Lanzo (nel Torinese) secondo quanto ha denunciato il padre. Il ragazzo sarebbe stato preso di mira dai bulli, compagni di scuola che gli avrebbero anche rotto il sondino dell’insulina che il ragazzo porta sempre con sé per problemi di salute.

Quello nel Torinese non è l’unico caso di bullismo di oggi. Un ragazzo di 15 anni dell’Istituto tecnico Itis Cardano di Pavia ha riportato un trauma cranico dopo una grave aggressione. Rischia di perdere un occhio. Un compagno, secondo quanto raccontano i genitori che oggi dovrebbero presentare denuncia, gli avrebbe preso la testa sbattendola sul banco. Il 15enne ha avuto una prognosi di 20 giorni.

Una realtà, quella del bullismo tra gli adolescenti, che abbiamo raccontato con Nina Palmieri e una storia purtroppo simbolo di queste dinamiche, che potete vedere qui sopra. È quella di Andrea, un ragazzo di 12 anni con alle spalle un anno di vessazioni da parte dei compagni di scuola. Siamo in un paesino della Calabria, dove Andrea frequenta una scuola d’élite. Tutto inizia, come spesso succede tra bambini come un gioco. Che però si è trasformato presto in vero bullismo. “Credevo di essere come mi descrivevano loro, era come se quegli insulti me li meritassi”, racconta Andrea, con gli occhi timidi e un po’ impauriti, a Nina Palmieri.  

“All’inizio della prima media mi dicevano parole brutte, come coglione, merda, cacca”. Parole che Andrea si sente ripetere per più di anno a scuola e fuori scuola. “Hanno iniziato delle ragazze e poi i ragazzi le hanno seguite”. A mettere in moto quella macchina di insulti sarebbero state tre bambine che Andrea descrive come le “vip della scuola”. Belle, brave a scuola e amate da tutti.

Nonostante non parli molto a casa, la mamma di Andrea si rende conto che qualcosa non va e più volte va a scuola per cercare di risolvere la situazione. Ma Andrea ormai è diventato il passatempo del gruppo. Fino a un video che finisce su Instagram in cui il ragazzo viene preso in giro pubblicamente: Andrea torna a casa e, in lacrime, racconta tutti ai genitori. Ma le segnalazioni che sua madre continua a fare alla scuola continuano a cadere nel vuoto. Anche dopo l’estate, quando ricominciano le lezioni, le cose non migliorano, anzi: “Mi sono sentito come se fossi ai margini di tutta la scuola”.

Un pomeriggio di dicembre Andrea, che nel frattempo ha iniziato ad andare da una psicoterapeuta, va in un centro commerciale con uno dei pochi che non l’hanno isolato. Un ragazzo che, racconta Andrea, era nella sua stessa scuola ma in un’altra classe gli si avvicina. “Mi ha dato un pungo in pancia”: Andrea cade e si rompe un piede. I genitori presentano denuncia alle autorità e chiedono di trasferire Andrea.

Nina Palmieri è andata a parlare con la preside della vecchia scuola di Andrea, che però ha negato: “Il ragazzo di cui volete parlare in questa scuola non ha ricevuto alcun episodio di bullismo”. Una frase che ci sembra rispecchiare la delusione di Andrea: a fargli male, dice, sono stati più i grandi dei bambini: “Mi aspettavo che li sgridassero, che cercassero di risolvere il problema”. 

Questo bambino coraggioso è arrivato addirittura alla consapevolezza che ad avere bisogno di aiuto, sono anche quei bambini che lo bullizzavano: “L’unica cosa che fanno i bulli è ingannare loro stessi. Non ha senso questa cosa”.  

dopo il nostro servizio
Hatem Moustafa, il padre della ragazza italiana di origini egiziane morta dopo essere stata brutalmente picchiata in Inghilterra da un gruppo di giovanissime bulle come vi abbiamo raccontato con Pablo Trincia, commenta la condanna per due di loro a 8 e 12 mesi: “Una parente mi ha riso in faccia, sono in guerra da solo contro l’Inghilterra, per salvare la mia famiglia: perché l’Italia non mi aiuta?”

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