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Capitano Ultimo, bloccata la revoca della scorta: il Tar accoglie il ricorso | VIDEO

Il Tar del Lazio ha sospeso in via cautelare l’annullamento della scorta al Capitano Ultimo voluto un anno fa dal Ministero dell’Interno. A Giulio Golia l’uomo che ha arrestato il capo della mafia Totò Riina ha appena raccontato in tv la sua carriera, la cattura di Totò Riina e l’amarezza per ritrovarsi senza protezione

Bloccata la revoca della scorta per il Capitano Ultimo. Il Tar del Lazio ha sospeso in via cautelare il provvedimento con cui il ministero dell'Interno che il 3 settembre 2018 ha annullato la protezione per il colonnello Sergio De Caprio. Martedì scorso vi abbiamo trasmesso in tv l’intervista di Giulio Golia proprio a Ultimo, l’uomo che ha catturato il boss dei boss Totò Riina, uno dei più violenti e sanguinari capi di Cosa Nostra, come potete vedere nel servizio qui sopra.

Dal momento di quell’arresto il colonnello De Caprio aveva vissuto sotto scorta perché la mafia vuole vendicarsi. L’ufficio del ministero dell’Interno che si occupa delle scorte a fine 2018 gli toglie però la protezione perché per “mancanza di particolari segnali di concreto pericolo per la figura dell’ufficiale” e per “il lasso di tempo trascorso dall’istituzione della connessa misura tutoria”. Per la Dia, la direzione investigativa antimafia, Cosa nostra mantiene però ancora una forte pericolosità. Per continuare a garantire la scorta al Capitano è stata avviata anche una petizione sulla piattaforma Change.org. Proprio nelle ore in cui sfiora le 100mila firme, è arrivata la notizia che tutti si aspettavano.

“Sceglievamo un nome di battaglia, perché così via radio nessuno ci poteva riconoscere. Mi sono scelto Ultimo perché tutti volevano essere primi, volevano mettersi in mostra”, racconta il colonnello De Caprio a Giulio Golia. Ultimo ricorda ancora come si è arrivati alla cattura di Totò Riina, grazie a un meticoloso lavoro e all’aiuto di alcuni pentiti di mafia. Riina negli occhi “aveva la paura, la paura della vittima. Non aveva capito chi eravamo: una cosa spregevole”. Qual è la prima cosa che ha detto il capo di Cosa Nostra? “Chi siete? Chi siete? Non respiro, chi siete?”.  

Il racconto di questa gloriosa carriera si è chiuso con l’amarezza dei giorni nostri. “Allora è stato un gioco?”, si chiede il capitano Ultimo che ancora combatteva per avere la sua scorta. “Facciamo belle cerimonie quando ricordiamo il generale Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, e poi dei funzionari dicono che non c’è più pericolo? Questa ondata di negazionismo deve essere combattuta”. 

“Ci penso tutti i giorni che potrei essere ucciso”, concludeva Ultimo. “E ogni giorno sono pronto”. Speriamo che ora questo pericolo resti lontano e che la scorta non gli venga tolta di nuovo.

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