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Due arresti per caporalato e l'inchiesta de Le Iene | VIDEO

In provincia di Brindisi due imprenditori sono stati arrestati per caporalato. Proprio in queste terre Teresa Bellanova, la nuova ministra dell’Agricoltura, ha iniziato la sua lotta contro questo sfruttamento dei lavoratori, da ragazza come bracciante e sindacalista

Due arresti per caporalato a Tuturano, in provincia di Brindisi. Un 20enne originario del Gambia senza riposo settimanale né ferie era costretto a vivere in condizioni disumane al limite della schiavitù. Di giorno lavorava come pastore per una paga di appena 1 euro e mezzo all’ora, di notte era costretto a dormire su un giaciglio improvvisato all’interno di una masseria.

Il titolare e la moglie sono stati arrestati per concorso di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Proprio in queste ore la neo ministra dell’Agricoltura ha confermato la sua lotta al caporalato. Un impegno che Teresa Bellanova (Pd) ha iniziato da giovanissima come bracciante sfruttata e poi sindacalista proprio nel Brindisino.

Nelle ore successive al suo giuramento come ministro è stata bersaglio sui social di un accanimento web per il suo vestito indossato al Quirinale e perché ha solo la terza media (subito dopo era dovuta andare a lavorare, come bracciante, iniziando contemporaneamente la sua lotta e la sua attività politica).

Anche a noi de Le Iene ci siamo occupati di caporalato con Luigi Pelazza, come potete vedere nel servizio qui sopra. Siamo stati in Sicilia dove raccolgono limoni a 1.50 euro all’ora. In mezzo a sconfinati campi di alberi da frutta con i prodotti che devono essere raccolti a mano.

Lo sfruttamento dei lavoratori che li raccolgono riguarda solo gli stranieri? In realtà sta coinvolgendo anche gli italiani. In piazza a Petrosino in provincia di Trapani vengono reclutati i braccianti. A farlo è un caporale italiano, Giovanni, che arriva all’alba e li sceglie per sfruttarli tutto il giorno in nero.

Un nostro complice albanese con una telecamera nascosta si presenta in piazza: “La paga è una merda. Per 10 ore di raccolta si guadagnano 30 euro”, dice uno di questi braccianti. Ci sono italiani e stranieri, giovanissimi e sessantenni, neopapà e nonni, in attesa di essere presi.

Raggiungiamo un caporale per chiedergli se ha un posto libero: “Ho 18 operai, ora è difficile prendere nuove persone per colpa della crisi”.

Incontriamo il proprietario di una piantagione di limoni. “Pago i ragazzi 15 euro per una giornata”, ci dice. Il nostro complice può iniziare. Il caporale recupera i braccianti caricandoli su un furgone. Sono tutti migranti, raccontano di essere arrivati dal Mali con i barconi.

Tra loro c’è anche un italiano: “Lui è un cornuto, non vuole spendere neanche un centesimo in più”, dice riferendosi al caporale che sta guidando.

Luigi Pelazza lo incontra ma per giustificarsi delle paghe troppo basse dice che non ci sono soldi. E i braccianti sono disposti a offrirsi a qualsiasi prezzo, perché è la fame che lo richiede.

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