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Botte in cella registrate da Rachid: ora indagano due procure | VIDEO

Rachid Assarag, detenuto marocchino in cella in Italia, ha raccontato a Matteo Viviani le botte e i soprusi che avrebbe subìto nelle nostre prigioni, registrate dal suo telefonino. Adesso, anche sula base di quelle registrazioni, le Procure di Prato e Firenze hanno indagato in totale 7 agenti di polizia penitenziaria

Due Procure, quelle di Prato e di Firenze, hanno deciso di muoversi sul caso dei presunti pestaggi violenti subìti in carcere da Rachid Assarag. L’uomo, che ha passato  in cella in Italia 9 anni per reati di violenza sessuale, aveva incontrato il nostro Matteo Viviani, raccontandogli storie di soprusi e violenze che avrebbe subìto dagli agenti penitenziari.

L’avvocato Fabio Anselmo, legale dell’uomo oggi espulso nel suo Paese d’origine, il Marocco, spiega: “A Prato c’è la richiesta di rinvio a giudizio per 4 agenti, per reati che vanno dalla violenza aggravata al falso, mentre a Firenze siamo già in fase dibattimentale e si è già svolta la prima udienza che vede imputati 3 agenti”.

Procedimenti basati sulle dichiarazioni di Assarag e anche su alcuni degli audio che l’uomo aveva registrato in cella, e che Matteo Viviani ci aveva fatto ascoltare nel servizio che potete rivedere sopra.

“Brigadiere, io dico solo quello che è successo. Siete entrati, lei ha visto che il vostro collega mi sta picchiando, gli puoi dire fermati”. E l’agente risponde : “A lui? No, io vengo e ti do le altre. Però siccome te le sta dando lui non serve che te le do pure io: basta uno solo che te le dà. Sono stato più corretto, mi sono seduto fuori e non te le ho date”.

E quando ad un altro agente Rachid chiede del mancato intervento durante il pestaggio, gli risponde: “Io e te siamo uomini. Oggi io posso reagire male a una tua parola, così come domani io ti scasso. L’unica differenza è che tu ti becchi la denuncia tanto se vengono da me io do sempre ragione ai colleghi, mai a voi”.

Uno dei medici presenti in uno dei carceri i cui Rachid era passato, era stato ancora più esplicito: “Per il direttore lei è solo una scocciatura. Sa cosa dicono se lei muore? Bene, uno di meno”.

Rachid al nostro Matteo Viviani aveva anche raccontato di un gravissimo episodio che sarebbe avvenuto nel carcere di Parma il 14 febbraio 2011. Rachid ancora una volta registra i lamenti disperati di un detenuto in cella, che si sta sentendo male.

Si ingoiava la lingua”, dice  Rachid. “Ho chiamato la guardia e ho detto di chiamare un dottore ma mi ha risposto di no, che stava bene”.

Una risposta che gli sarebbe stata data anche dall’agente che dà il cambio al collega. Passano ore, anche il secondo agente, racconta ancora Rachid, smonta di turno mentre il medico continua a non essere allertato. Arriva la terza guardia e Rachid insiste, ma anche quest’ultima non avrebbe fatto nulla.

Al mattino il detenuto muore. Quando Rachid chiede spiegazioni all’ultimo agente di custodia, dicendogli che un suo intervento avrebbe potuto salvarlo, lui risponde: “Pesa cinquanta chili la cornetta. Ci vuole troppo tempo, io non avevo voglia di lavorare, mettila così”. Il tutto è stato registrato.

dopo il nostro servizio
Hatem Moustafa, il padre della ragazza italiana di origini egiziane morta dopo essere stata brutalmente picchiata in Inghilterra da un gruppo di giovanissime bulle come vi abbiamo raccontato con Pablo Trincia, commenta la condanna per due di loro a 8 e 12 mesi: “Una parente mi ha riso in faccia, sono in guerra da solo contro l’Inghilterra, per salvare la mia famiglia: perché l’Italia non mi aiuta?”

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