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Carola Rackete: “L'emergenza climatica farà sembrare qualsiasi crisi migratoria un tea party"

“L'emergenza climatica farà sembrare qualsiasi crisi migratoria un tea party”. Carola Rackete, la capitana tedesca della Sea-Watch che ha sfidato Salvini, interviene oggi sul quotidiano britannico Guardian con un lungo editoriale, dove parla della sua esperienza sul Mediterraneo, ma accende anche i riflettori sul cambiamento climatico. Perché “i pericoli del clima e la necessità di aiutare coloro che cercano di attraversare il Mediterraneo sono problematiche intimamente collegate”

La crisi climatica, infatti, aggrava i motivi per cui le persone hanno bisogno di migrare. “Coloro che vivono nei luoghi più svantaggiati della Terra, che tra l’altro hanno contribuito in misura minore alla crisi climatica, sono anche i primi ad affrontarne gli effetti. Sempre più persone dovranno spostarsi solo per sopravvivere” continua Carola. Secondo queste tragiche previsioni nei prossimi decenni milioni di persone saranno costrette a emigrare per evitare condizioni ambientali in continuo mutamento e in costante peggioramento. 

Philip Alston, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà e i diritti umani, mette in guardia su un futuro apartheid climatico. "Rischiamo uno scenario in cui i ricchi pagheranno per sfuggire al surriscaldamento, alla fame e ai conflitti, mentre il resto del mondo sarà lasciato a soffrire”, dichiara Alston al Guardian. "I cambiamenti climatici minacciano di annullare gli ultimi 50 anni di progressi nello sviluppo, nella salute globale e nella riduzione della povertà. I paesi in via di sviluppo sopporteranno circa il 75% dei costi della crisi climatica, nonostante la metà più povera della popolazione mondiale causi solo il 10% delle emissioni di anidride carbonica”.

Ma le paure non finiscono qui. “La crisi climatica causerà disastri che potrebbero aiutare tiranni e fascisti ad impadronirsi delle redini”, continua Carola nel suo editoriale. E a condividere il suo pensiero c’è anche Alston, terrorizzato dal rischio di malcontento della comunità, di crescente disuguaglianza e di livelli ancora più elevati di privazione tra alcuni gruppi, che probabilmente stimoleranno le risposte nazionaliste, xenofobe, razziste e altre. “Mantenere un approccio equilibrato ai diritti civili e politici sarà estremamente complesso” commenta il relatore delle Nazioni Unite.

E la capitana interviene anche sul salvataggio dei migranti nel Mediterraneo. “Quello che io e la squadra di Sea-Watch abbiamo fatto mostra l'ipocrisia della posizione dell'Unione europea in materia migratoria, ma indica anche con coraggio quale tipo di futuro vogliamo: di eguaglianza globale, solidarietà e giustizia”. E Carola Rackete lancia una riflessione: “Molti di noi si chiedono cosa avrebbero fatto negli anni '30, quando la retorica razzista si trasformò in politiche razziste e, infine, in genocidio. Spero che il modo in cui ho agito sulla Sea watch sia un indizio di come mi sarei comportata io se avessi vissuto a quei tempi. La domanda che ho ora per voi è: cose farete adesso?

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