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Il cellulare fa male? Il Tar del Lazio ordina campagna sui rischi | VIDEO

Entro il 16 luglio i ministeri della Salute, dell’Ambiente e dell’Istruzione, ognuno nel suo ambito, dovranno avviare una campagna per informare sui rischi di un uso scorretto di telefonini e cordless. Matteo Viviani, con alcuni esperti, ha già fatto per Le Iene gli esperimenti per cercare di rispondere alla domanda: il cellulare fa male? E ci dà anche qualche semplice regola su come usarli in maniera più sicura

I ministeri della Salute, dell’Ambiente e dell’Istruzione dovranno avviare una campagna informativa sull’uso corretto di telefonini e cordless e sui rischi per la salute e l’ambiente. Lo ha stabilito il Tar del Lazio, accettando parzialmente il ricorso presentato dall’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog: “La campagna d’informazione e d’educazione ambientale dovrà essere attuata nel termine di sei mesi dalla notifica”. Per i giudici le informazioni presenti nel “foglio illustrativo” dei cellulari non sono sufficienti.

Che i “bugiardini” dei telefonini non fossero poi così utili, ve lo abbiamo mostrato in un servizio di Matteo Viviani del 23 aprile 2017, che vi riproponiamo qui sotto, in cui ci siamo fatti proprio la domanda: il cellulare fa male?

Per rispondere abbiamo fatto vari esperimenti con l’aiuto di alcuni esperti. Con una termocamera abbiamo rilevato le variazioni di calore sul volto della nostra Iena durante una telefonata di mezz’ora al cellulare. Gli effetti termici delle onde elettromagnetiche si notano quasi subito. Dopo soli 5 minuti la parte del viso a contatto con il telefono inizia a riscaldarsi. Ma il picco più alto di calore si ha dopo una ventina di minuti. Non solo la zona a contatto con il telefonino si è colorata rosso fuoco, ma anche nel resto del viso la temperatura è decisamente aumentata, come potete vedere nell’immagine sopra.

Ma i nostri esperimenti non sono finiti qui. Con Alfio Turco, direttore di un’azienda che si occupa di misurare i campi elettromagnetici, abbiamo misurato le onde elettromagnetiche durante una telefonata, tenendo il telefono a distanza di due centimetri, come suggeriscono alcuni fogli illustrativi. Ma la differenza di onde tra quando il telefono era attaccato all’orecchio a quando era distante due centimetri era davvero poca. Un notevole abbassamento si è riscontrato invece a una distanza di 40 centimetri.  

Dalle varie prove fatte dalla Iena è emerso anche che il posto peggiore dove chiamare è la macchina. La struttura metallica dell’automobile infatti riflette le radiazioni. Peggio ancora quando la macchina è in movimento: il telefono cerca continuamente l’antenna più vicina a cui agganciarsi e questo crea continui alti e bassi nella potenza del segnale. Da non dimenticare poi che, quando il segnale è debole, le onde elettromagnetiche sono più forti rispetto a quando c’è una buona copertura.

Come possiamo fare per limitare il problema? Semplice: usando un auricolare. E, mentre aspettiamo la campagna informativa dei ministeri, possiamo seguire qualche semplice regola, che potete vedere nel video qui sotto.

 

 

Nel 2017 il tribunale di Ivrea ha riconosciuto un nesso causale tra il tumore di un tecnico Telecom e il prolungato uso del telefonino. Noi, nel servizio che vedete qui sotto, abbiamo intervistato Innocente Marcolini, manager che per lavoro ha passato 5, 6 ore al telefono ogni giorno per 11 anni. Quando ha scoperto di avere un tumore, l’uomo ha fatto richiesta all’Inail di “riconoscimento di malattie professionali”, ma gli è stato negato. Marcolini ha fatto ricorso alla corte d’appello di Brescia, che gli ha riconosciuto la malattia professionale, parlando di “elevata probabilità di nesso causale”. Sentenza confermata nel 2012 dalla Corte di Cassazione. È stato il primo caso in Italia. 

Guarda qui sotto il servizio di Matteo Viviani "Il cellulare fa male?".

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