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Chiude il Cocoricò. Quando ci andammo a comprare droga | VIDEO

Ha chiuso per fallimento il Cocoricò di Riccione. La discoteca simbolo della movida romagnola in cui anche noi con Nicolò De Devitiis ci siamo stati per capire il giro di droga. Proprio in quelle ore nello stesso locale moriva a 16 anni per overdose Lamberto Lucaccioni. Il suo pusher è stato poi condannato a due anni e mezzo con pena sospesa

Chiude il Cocoricò la discoteca simbolo della movida di Riccione. Il Tribunale di Rimini ha dichiarato fallita la società che gestiva il locale. Anche noi de Le Iene ci siamo stati per documentare lo spaccio di droga e il comportamento degli spacciatori, come potete vedere nel servizio qui sopra. Non lo potevamo certo immaginare, nelle ore in cui c’era il nostro Nicolò De Devitiis, un ragazzo di appena 16 anni è morto per overdose proprio al Cocoricò.

I grattacapi che hanno portato alla chiusura della discoteca sono partiti dall’Agenzia delle Entrate. Al centro dell’azione di Equitalia ci sarebbe il mancato versamento di imposte. E negli scorsi anni, alcuni artisti hanno denunciato il mancato pagamento del loro cachet.

I guai però sono iniziati nel 2015 con la morte di Lamberto Lucaccioni. Poche ore prima anche noi de Le Iene eravamo presenti nel locale di Riccione e inconsapevolmente abbiamo filmato i ragazzi, la musica e soprattutto i pusher che c’erano quella notte.

Una coincidenza davvero pazzesca. Noi eravamo presenti poche ore prima all’interno del locale per un esperimento. Volevamo acquistare droga, fingere un malore e chiedere aiuto a chi ce l’aveva venduta poco prima.

Era la notte del 18 luglio 2015. Arriviamo al Cocoricò attorno alle 23.30. Ci sono già centinaia di ragazzi. Subito ci mettiamo a chiedere se qualcuno avesse della droga. I primi ci rimbalzano, ma basta insistere un po’ che troviamo chi fa al caso nostro. A colpo sicuro andiamo dal primo pusher. Ci dice di avere della Md e subito ci propone il taglio da 40 o da 60 euro. Dalle mutande tira fuori una bustina di carta con dentro la droga.

In appena 20 minuti rimediamo questi cristalli, ma noi continuiamo la nostra ricerca. Troviamo uno spacciatore che ci propone ecstasy per 60 euro, un altro cocaina per 50 e un altro ancora per la stessa cifra ci propone un grammo di Md. Così inizia il nostro esperimento: fingiamo di consumare droga e di sentirci male. Ci avviciniamo al primo, quello della Md. “E’ impossibile che si sia sentito male, gli ho dato il sale. Io faccio i pacchi”, ci dice pur di non prendersi la responsabilità. E minimizza: “E’ una cosa mentale, ce lo possiamo prendere anche noi e non ci fa nulla”. Allora se è tutto finto perché non ci ridà i soldi? “Adesso non posso darteli, li ha un mio amico, io vendo solo il sale amaro”.

Cambiamo spacciatore e proviamo lo stesso copione. “Si sente male? E’ normale, perché è ubriaco marcio, buttaci un po’ d’acqua e fallo mangiare. Io non faccio l’infermiere”, e così ci liquida.

Poche ore dopo, muore Lamberto. Dopo mesi di indagini, gli inquirenti risalgono al pusher. E’ un ragazzo di due anni più grande rispetto a lui che alla fine patteggia e viene condannato a due anni e sei mesi di carcere con pena sospesa. 

Una nostra fonte interna alla Corte costituzionale ci ha riferito che il presidente della Repubblica avrebbe telefonato al presidente della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi il 24 settembre sul suicidio assistito. Abbiamo cercato fin dalla mattina di avere la versione del Quirinale, che ha smentito solo nel tardo pomeriggio. E solo una volta uscito l’articolo. Mentre la nostra fonte conferma tutto  

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