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Conte e il concorso universitario: Cantone smentisce il premier | VIDEO

Torniamo sul caso del concorso universitario con cui Giuseppe Conte è diventato professore ordinario di diritto privato: pubblichiamo la nostra telefonata con Raffaele Cantone, ex presidente dell’Anac, che smentisce la versione di Conte sul parere dato dall’Autorità anti corruzione. E vi mostriamo anche quel parere di Anac. Tutto nel servizio di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti 

Torniamo sul concorso universitario di Caserta, che nel 2002 ha affidato a Giuseppe Conte la cattedra di professore ordinario di diritto privato. Vi mostriamo un nuovo documento esclusivo e con la telefonata a Raffaele Cantone, ex presidente di Anac, che di fatto smentisce la versione di Giuseppe Conte.

Quel concorso, come vi abbiamo raccontato durante le precedenti puntate dell’inchiesta di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti, potrebbe essere stato viziato da incompatibilità.

A giudicare Conte, infatti, tra i commissari d’esame, c’era il suo mentore e amico Guido Alpa. E proprio il professor Alpa, abbiamo scoperto, poco prima di quell’esame avrebbe lavorato a una causa civile, insieme a Giuseppe Conte, per difendere l’Autorità garante della Privacy.

 

Vi avevamo mostrato un primo documento esclusivo, il progetto di parcella per quella causa: su carta intestata a entrambi e con la richiesta di pagamento dell’intera cifra di 26.830,15 euro su un unico conto corrente intestato ad Alpa di una filiale di Genova di Banca Intesa. Il tutto firmato da entrambi.

Sull’importo della fattura, Conte aveva detto, nel corso di una infuocata conferenza stampa: “Lei forse non lo sa, ma gli enti pubblici devono farsi pagare ai minimi tariffari. Quella quindi è una fattura sicuramente ai minimi tariffari che prevede solo il compenso di Alpa. Conte ha rinunciato, se ne faccia una ragione”. 

 

Avevamo allora pubblicato anche la seconda parte di quel progetto di parcella, un documento in cui compare la lista delle prestazioni che i due professionisti indicano come svolte e che chiedono all’autorità di pagare su un unico conto corrente. Nella lista delle prestazioni da fatturare sono indicate le voci che riguardano sicuramente anche il lavoro svolto da chi ha partecipato alle udienze. A proposito di queste ultime vi avevamo mostrato anche i verbali di 5 udienze, dai quali risultava evidente che in primo grado Conte avesse quasi sempre presenziato in aula, tranne una volta in cui era stato sostituito.

Giuseppe Conte, a proposito di quell’incarico legale e della presenza in udienza, aveva però dato un’altra versione:  “Dico la verità ero in un periodo particolarmente impegnativo, per altri fronti, perché mi stavo consolidando nel mondo universitario della ricerca eccetera e quindi l’attività difensiva se l’è fatta, intendo dire quella seria, più solida, quella più impegnativa, se l’è fatta Alpa… e io ho fatto l’udienza quando ero libero, io non credo di essere stato a tutte le udienze, comunque diciamo quando davo una mano…”. 

Nella seconda parte del progetto di parcella le voci pagate sono indicate con chiarezza: c’è la partecipazione alle udienze dal valore di 416 euro, la precisazione conclusioni, stimata 103 euro, l’assistenza all’udienza conteggiata per 2.160 euro e la discussione in pubblica udienza valutata 1.392,50. Che in generale si tratti di prestazioni svolte anche da Giuseppe Conte sembra certificato dal fatto che c’è la sua firma sul progetto di parcella. Perché mai allora, ci chiediamo, l’avvocato Conte avrebbe dovuto firmare un progetto di parcella con l’elenco delle prestazioni fornite da un altro avvocato, se lui con quelle prestazioni non aveva niente a che fare?

Ma c’è ancora un altro punto molto importante da chiarire, ovvero il presunto parere di Anac, l’Autorità nazionale anti corruzione, sul caso del concorso universitario del 2002.

Giuseppe Conte a questo proposito ci aveva detto: “A parte che questo l’ha valutato già l’Anac, ha detto che non c’è nessuna, cointeressenza di interessi… io avevo la mia attività professionale, Alpa aveva la sua attività professionale, Alpa aveva uno studio professionale a quell’epoca…”

Antonino Monteleone e Marco Occhipinti hanno deciso allora di sentire proprio Raffaele Cantone, all’epoca presidente dell’Anac, per cercare di fare chiarezza una volta per tutte (la telefonata con il presidente Cantone potete ascoltarla nel video che pubblichiamo in alto).

Monteleone chiede: “La chiamavo perché sto cercando di capire se l’autorità quando ai tempi in cui lei era presidente fu formalmente incaricata di esprimere un parere sulla questione del concorso dell’avvocato conte prima di diventare presidente del consiglio”.

Raffaele Cantone risponde così: “Sì, ci fu un esposto, mi pare di un’associazione di consumatori. Noi facemmo un intervento di carattere procedurale, dicemmo che in realtà si trattava di una vicenda non recente per i quali il nostro intervento di qualunque tipo sarebbe stato irrilevante visto che nei confronti di quel concorso nessun atto amministrativo poteva essere fatto”. Lo potete giudicare voi stessi, leggendo il parere di Anac, a questo link.

Appare quindi evidente, almeno stando alle parole di Cantone e al documento esclusivo che pubblichiamo, che Giuseppe Conte non avrebbe detto il vero quando ha affermato che l’Anac si era pronunciata “escludendo la comunanza di interessi economici”.

Monteleone prosegue: “Lei fece anche un’intervista a Radio Capital nell’ottobre del 2018, nella quale disse ‘effettivamente è plausibile la spiegazione del presidente Conte, se è vero come lui sostiene che hanno, emesso fatture separate per l’incarico del 2002’”.

“Io avevo detto semplicemente che mi sembrava plausibile la spiegazione che aveva dato”, aggiunge Cantone. La Iena lo incalza: “L’unica cosa che volevo capire è se due professionisti che usano una carta intestata comune che firmano entrambi un progetto di parcella possono definirsi due professionisti che svolgono incarichi distinti e separati”.

La risposta di Raffaele Cantone è assolutamente inequivocabile: “Certamente i fatti emersi sono diversi da quelli che erano stati rappresentati all’epoca, però io non me la sento di esprimere un giudizio. L’unica cosa che mi sento di dirle è che ovviamente rispetto alla situazioni che io vissi all’epoca le cose sono cambiate, quindi all’epoca lui aveva dato una giustificazione. Oggi le cose sono cambiate”.

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