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Desirée, dopo “le ruspe di Salvini” rioccupata l'ex fabbrica della penicillina | VIDEO

La vasta area dismessa dell’ex fabbrica della penicillina a Roma, occupata clandestinamente per anni e rifugio anche di uno dei primi indagati per l'omicidio di Desirée Mariottini, era stato sgomberata a dicembre, con grande eco mediatica (selfie di Salvini compresi). Noi vi abbiamo documentato le condizioni in cui si trovava prima. Un mese dopo, sono tornati gli occupanti. Una beffa per Virginia Raggi. Che protesta

È passato appena un mese, e siamo da capo. L’ex fabbrica della penicillina a Roma, sgomberata il 10 dicembre scorso con gran dispiego di forze dell’ordine e dichiarazioni trionfali delle autorità, è di nuovo occupata abusivamente.

È stata la stessa sindaca di Roma Virginia Raggi a raccontarlo, in un post sconsolato sul suo profilo Twitter: "Sono stati spesi soldi pubblici, impegnati uomini e risorse. E ora c'è il rischio di dover ricominciare da capo. Dopo sgomberi occorre sorveglianza". Ma non è la stessa sindaca di Roma, ci chiediamo noi, a doversi occupare, anche magari attraverso la vigilanza urbana, della sorveglianza di un’area (lo ricordiamo) che aveva ospitato uno dei presunti assassini di Desirèe Mariottini?

Ricordate la tragica vicenda della 16enne violentata e uccisa (il cui corpo è stato trovato nella notte tra il 18 e il 19 ottobre scorso in un altro stabile occupato di Roma)? E proprio nell’ex fabbrica della Penicillina, che sarebbe in queste ore di nuovo “ostaggio” di decine di occupanti abusivi, aveva trovato rifugio Alinno Chima, nigeriano di 46 anni ritenuto al tempo dagli investigatori il terzo stupratore e assassino di Desirée.

Noi de Le Iene vi avevamo fatto entrare in anteprima, con una telecamera nascosta, come potete vedere nel video qui sopra, tra questi capannoni abbandonati, in mezzo a rifiuti e sporcizia di ogni genere e tra bivacchi di centinaia di persone, comprese prostitute, protettori e spacciatori di droga. Una vera e propria città (totalmente abusiva) nella città.

Il 10 dicembre scorso, come vi avevamo ancora potuto documentare, era arrivato finalmente lo sgombero dell’area.

Il “gran ghetto” di Roma, l’ex fabbrica su via Tiburtina occupata da oltre 400 persone, era stata oggetto da oltre 30 anni di un contenzioso tra proprietari privati e amministrazione pubblica.

Al momento dello sgombero, a dicembre, erano state trovate all’interno dell’area almeno 40 persone. “Sono andati via tutti nei giorni scorsi. Anche io stanotte ho dormito in strada”, aveva raccontato un ragazzo senegalese. Nel palazzo, subito dopo lo sgombero, era arrivato anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini, accolto dalle urla di un residente: “Dov’eri prima? L’amianto ce lo lasci dentro?”. 

Ma la legalità ha avuto vita breve, perché da ieri il “mostro” è nuovamente nelle mani degli abusivi. Un buco nero, come lo avevamo definito, dove nascondersi e operare i più turpi mercati.

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