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Ghemme: discarica abbandonata, e il cancro fa strage | VIDEO

Il gestore dell’impianto (che avrebbe dovuto metterlo in sicurezza), ha ricevuto a questo scopo i soldi delle tasse dei cittadini, ma li ha usati per altro. Firmando anche una falsa copertura assicurativa

 

La discarica di Ghemme, in provincia di Novara, per quasi 30 anni ha raccolto i rifiuti provenienti da ogni parte d’Italia. Un’area immensa, che ha un’estensione di oltre 500mila metri quadrati, e profonda quanto un palazzo di 20 piani.

Un impianto che è chiuso da 3 anni, e che si trova purtroppo in un elenco molto speciale, quello dei siti contaminati. Ma la sua bonifica non può essere effettuata per un problema molto semplice: la Regione Piemonte dice di non avere i soldi per effettuarla.

E oltre al troppo benzene, come sottolineano le associazioni ambientaliste, la stessa Arpa, l’ente regionale di protezione ambientale, in una relazione di qualche anno fa aveva evidenziato come l’eccesso di una serie di sostanze nocive abbia portato ad un “rischio cancerogeno superiore alla soglia di accettabilità”.

Nella zona ad essere inquinata, oltre all’aria, c’è anche la falda acquifera, perché nel vicino torrente Strego in più occasioni si è riversato il percolato, cioè il liquido che si forma quando l’acqua piovana si mischia con i rifiuti. Una sostanza che va eliminata per evitare che si riversi nei fiumi, come purtroppo accaduto circa due anni fa. Le acque contaminate del torrente Strego arrivano proprio alle porte dei numerosi paesini della zona, che vivono storicamente della coltivazione del riso. E dunque sulle nostre tavole. 

Una zona quella, con la discarica vicinissima in linea d’aria ad alcuni centri abitati, che è stata oggetto di uno studio epidemiologico che non lascia alcun dubbio: “Aumento della mortalità per leucemia, più di 4 volte rispetto alla normalità, con il dato del tumore alla vescica di cinque volte superiore alla media”.

Dopo la chiusura della discarica la Daneco, la società che la gestiva, avrebbe dovuto intervenire per la sua messa in sicurezza, ma non l’ha fatto a causa di forti difficoltà economiche.

Matteo Besozzi, ex presidente della provincia di Novara, spiega al nostro Silvio Schembri: “Una parte della tassa dei rifiuti che i cittadini hanno versato in questi anni era stata già destinata alla Daneco, che avrebbe dovuto metterla da parte per la chiusura dell’area, ma l’azienda non l’ha fatto”.

E proprio per evitare che andasse a finire così, la Daneco avrebbe dovuto obbligatoriamente presentare una fidejussione, cioè una garanzia che in caso di mancato pagamento quei lavori sarebbero stati coperti da una assicurazione. Ma sempre Besozzi, ai nostri microfoni, spiega che: “Manca la parte più consistente, una fidejussione di 9 milioni di euro, che è stata data fasulla dalla Daneco”. Ma avete capito?

“Era impossibile accorgersi che era fasulla”, spiega ancora al nostro Silvio Schembri l’ex presidente della provincia di Novara ma già dal 2010 era noto che la società assicurativa che doveva garantire per quella cifra non era più in grado di farlo. Un fatto assolutamente pubblico, che si sarebbe potuto verificare navigando in Rete o facendo una semplice telefonata.

Ma sempre Besozzi, i cui uffici avrebbero dovuto verificare, ci gela così: “Può capitare”.

Il rischio adesso è che, se non dovessero saltare fuori questi soldi, debba essere ancora il cittadino attraverso le tasse a rimetterli. Ma la Daneco, che gestiva l’impianto di Ghemme, avrebbe fatto lo stesso “giochetto” anche con gli altri suoi impianti: in Puglia a Giovinazzo, a Pescantina, a Villadose di Rovigo, a Salerno, ad Andria e a Lametia Terme. Una società, la Daneco, che dal 2017 è in “concordato preventivo”, una procedura per cercare di evitare il fallimento pagando i debitori. Ma chi quelle cause le ha vinte, sta ancora aspettando i propri soldi.

Le Iene incontrano l’uomo che è stato l’amministratore della Daneco dal 2014 al 2016, proprio colui che ha firmato la falsa fidejussione. Al nostro Silvio Schembri, che gli chiede di quei soldi arrivati per la messa in sicurezza, spiega: “Non sarebbe neanche la prima fidejussione che se fossi ancora amministratore denuncio perché sbagliata”. “Peccato che l’abbia firmata lei, quella fidejussione”, ribatte la Iena ma l’uomo non la prende bene, e cerca addirittura di strapparci il microfono. Alla fine ci dice pure di non avere nulla da rimproverarsi, di essere a posto con la coscienza.

anticipazione

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