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Donata e i suoi 216 cani devono rinunciare al terreno confiscato alla mafia

Donata Campanella vive con un esercito di cani che raccoglie dalla strada. Due anni fa ha vinto un bando del comune di Collesano (Palermo) per avere un terreno confiscato alla mafia. Alla fine si è ritrovata con troppi vincoli ed è stata costretta a rinunciare nonostante l’intervento del nostro Cristiano Pasca

Alla fine Donata Campanella e tutto il suo esercito di 216 cani hanno rinunciato al terreno confiscato alla mafia. Siamo a Collesano in provincia di Palermo: da qui arriva la sua storia che ci ha raccontato due anni fa il nostro Cristiano Pasca.

Quando l’abbiamo incontrata aveva 178 cani, oggi sono di più. Il rifugio di tutti loro (Donata compresa) era un capannone che si trovava sopra una conca. E a ogni pioggia si allagava completamente con l’acqua che arrivava fino all'altezza di metà zampe degli animali. A questo si è aggiunta anche un’ordinanza di sfratto con il rischio di ritrovarsi da un momento all’altro in mezzo a una strada.

Donata ha iniziato a raccogliere cani dalla strada da quando aveva 16 anni. Nella sua vita è arrivata ad averne anche 240 contemporaneamente. “Ormai gli animali me li fanno trovare davanti a casa”, racconta. E la sua casa era proprio quel capannone, dove all’interno aveva uno stanzino con cucina e letto a castello. Lei dormiva sopra, i cani sotto. Ma quanto le costeranno tutti questi animali? “Ogni giorno sono 68 euro di cibo”, dice. Che in un anno superano i 25mila euro. A cui si aggiungono 600 euro al mese di affitto con uno stipendio di appena il doppio.

Due anni fa il comune di Collesano ha fatto un bando per assegnare un campo confiscato alla mafia. “Io ho fatto un’associazione per partecipare al concorso e l’ho vinto”. Una volta avuto il permesso ha iniziato a recintare quel terreno di 10mila metri quadri per accogliere i suoi amici a quattro zampe. “Sono arrivati i carabinieri e l’ufficio tecnico, mi hanno denunciato per abusivismo”, dice lei. Il suo è anche un servizio per la comunità perché così il Comune non spende soldi nel mantenimento dei randagi in canile. E allora dove sta il problema? Tutta colpa di un cavillo burocratico. Nel bando era sufficiente essere riconosciuti come ente mentre Donata ha costituito un’associazione onlus.

Così il nostro Cristiano Pasca è andato a parlare con un avvocato che nero su bianco ha detto che anche le onlus possono ricevere beni confiscati alla mafia. Un bel lieto fine? Purtroppo no. “Il Comune mi ha dato il terreno con tante altre clausole che non erano presenti nel bando e così ho rinunciato a tutto, nonostante ci avessi già investito 20mila euro”, racconta oggi Donata che nel frattempo deve badare a ben 216 cani. “Grazie all’aiuto di tanti amici ho preso un altro terreno e qui ho trasferito il mio esercito di cani”. E per fortuna che la nuova sistemazione dista solo tre chilometri e mezzo dal loro vecchio rifugio. “Ancora devo fare dei lavori come le basi in cemento su cui appoggiare le cucce e soprattutto la mia roulotte!”.

Guarda qui sotto il servizio completo di Cristiano Pasca.

Torniamo sul caso furbetti della raccolta dei rifiuti di Roma sollevato dall’inchiesta di Filippo Roma e Marco Occhipinti. Lo facciamo perché la sindaca Virginia Raggi continua a dare versioni diverse, sia sull’utilità della nostra segnalazione sia sulla commissione di controllo di Ama che avrebbe dovuto vigilare sugli operatori della raccolta. E crediamo che adesso la capitale meriti risposte definitive

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