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News | di Nina Clerici |

Duterte: “Io, guarito dall'omosessualità”. Ha detto una cazzata (doppia)

Rodrigo Duterte, il presidente-dittatore delle Filippine, famoso per il machismo e purtroppo non solo per quello, proclama: “Ero gay ma poi mi sono curato, con l’aiuto delle belle donne”. Peccato che abbia detto una cosa impossibile, oltre che inaccettabile. Parola di un’esperta del settore

“Ero gay ma poi mi sono curato, con l’aiuto delle belle donne”. A dirlo è Rodrigo Duterte, il presidente delle Filippine, quello delle “uccisioni extragiudiziali” nonché quintessenza del “machismo”, in un discorso alla comunità filippina di Tokyo. Duterte si dice convinto che l'omosessualità è una malattia e che come tale può essere curata, approfittandone poi per dare del “gay” a un suo avversario politico, il senatore Antonio Trillanes. 

La falsità non è nuova e noi de Le Iene ce ne siamo occupati speso, come nel servizio di Gaston Zama che vedete qui sopra. Ora torna a fare il giro del mondo suscitando indignazione ovunque, a partire dall’associazione filippina Lgbti Bahagari: “È sintomatico di una malattia grave: quella dell'ignoranza, del pregiudizio e dell'odio. Queste dichiarazioni non possono essere prese alla leggera o semplicemente considerate barzellette”.

"Ho percepito anche io di essere un po' gay quando ero sposato con Elizabeth Zimmermann (matrimonio poi annullato nel 2000, ndr)”, ha detto Duterte. “La cura è stata la frequentazione di belle donne e della mia attuale compagna, Honeylet Avancena. Sono tornato uomo. Ho iniziato a odiare gli uomini belli e a preferire le belle donne”.

Noi abbiamo intervistato un’esperta del settore, la psicologa Ilaria Cadorin, che esordisce senza mezzi termini: “Duterte ha detto una una cosa sbagliatissima”. “Sono passati 30 anni da quando l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, ha tolto l’omosessualità dall’elenco ufficiale delle ‘malattie’, dopo 20 anni di lotte. L'assurdità è pure doppia, perché non essendo una malattia, ovviamente non c’è nemmeno una cura”.

“L’unico lavoro da intraprendere come psicologi pertanto è un percorso di individuazione del proprio orientamento, di comprensione della propria storia per arrivare ad un equilibrio che ci faccia sentire bene con noi stessi”, spiega la psicologa. “È un lavoro di guarigione legato al benessere o al malessere dei singoli: ‘Magari sono convinti di essere eterosessuali o gay ma non lo sono’ ed è questa l’unica cosa che andrebbe capita e analizzata perché l’importante è stare bene con sé stessi”. 

“Ha senso cambiare l’orientamento o bisognerebbe capire qual è l’orientamento?”, continua la psicologa Cadorin. “È questa la domanda che dovremmo porci tutti quanti. Capire l’orientamento, infatti, non è una cosa immediata, ci sono bambini che fin dai 3 anni lo capiscono bene. ‘Giocavo con le bambole sin da piccolo: è così, per esempio, che molti ragazzi si rendono conto della loro omosessualità. Come invece a molti altri succede solo dopo relazioni eterosessuali”.

“Tornando alla dichiarazione di Duterte, sbagliata dal principio, bisogna anche aggiungere che l’aspetto fisico delle ‘belle donne’ non può di certo essere considerato una condizione che fa ‘cambiare le cose’. Non è grazie a delle ragazze bellissime che si può modificare il proprio orientamento: da me che sono eterosessuale potrebbe anche arrivare Belén o comunque la donna più bella del mondo, comunque non metterei in discussione il mio orientamento”. 

In passato noi de Le Iene abbiamo già affrontato più volte il tema. Nel servizio su Alessandro, il ragazzo che sostiene di essere “diventato etero grazie a Gesù”, che vedete in alto. Ma per esempio, anche in uno di Nina Palmieri, sulla storia di una famiglia che cerca di guarire” il figlio omosessuale attraverso un esorcismo, e in un altro di Marco Maisano, che racconta la storia di un ragazzo italiano, di origine marocchina, che è stato portato in Marocco dai genitori per “curarlo” dall'omosessualità.

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