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Malato e abbandonato in una baracca dall'ambasciata in Ecuador | VIDEO

Luigi Pelazza riporta a casa un uomo bloccato da tempo in Ecuador, che vive su una sedia a rotelle in una baraccopoli dopo una storia d’amore finita molto male. L’aambasciata italiana, dice, non gli garantiva il rimpatrio per mancanza di fondi

Enrico è un italiano bloccato in Ecuador, dove vive in condizioni di estremo disagio fisico ed economico, sofferente di cuore e in sedia a rotelle.

Secondo l’ex moglie Ivana, che ha ricevuto una richiesta di aiuto da un vicino del marito, l’uomo non riceverebbe alcun sostegno dall’ambasciata italiana in Ecuador.

Luigi Pelazza va a Huaquillas, la città dove Enrico vive, in una misera capanna di appena 30 metri quadri fatta di lamiera all’interno di una baraccopoli.

Enrico, che parla a fatica a causa dell’ultimo ictus che lo ha paralizzato nella parte destra del corpo, ci spiega: “Ho conosciuto una donna del posto che mi ha fatto venire qui ma dopo appena 4 mesi se n’è andata, portandomi via 10mila euro con la scusa che aveva un figlio bisognoso. Mia figlia mi odia perché sono scappato via, secondo lei non sono stato un buon padre. Ho tre nipotini, che ho visto una sola volta”.

Tutto ciò che Enrico possiede da un anno a questa parte sono 7 euro, perché la pensione non gli arriva a causa di un bancoposta ormai scaduto, e della sua impossibilità fisica di rinnovarlo.

Senza più soldi né medicine, Enrico sopravvive a fatica grazie alla solidarietà dei vicini di casa.

Anche l’uomo, come già la sua ex moglie in Italia, ci racconta delle presunte difficoltà di relazione con l’ambasciata italiana a Quito, che quando Enrico prova a chiamare non gli darebbe neanche il tempo di spiegare e attaccherebbe la comunicazione.

Va detto che Enrico è illegale in Ecuador, perché senza più permesso di soggiorno valido e con il  passaporto che presenta problemi di timbri.

Luigi Pelazza lo porta innanzitutto al confine tra Ecuador e Perù, per provare a risolvere il problema del mancato timbro sul suo passaporto. E dopo un primo rifiuto del personale della dogana, riusciamo a risolvere la questione.

Prossima tappa l’aeroporto, per farlo ritornare in Italia ma prima chiamiamo l’ambasciata italiana, per capire come sia stato possibile abbandonare così quell’uomo a sé stesso. “Noi stiamo facendo quello che avreste dovuto fare voi e stanotte partiremo”, spiega a una funzionaria la Iena.

Dopo qualche ora ci richiama l’ambasciatore, che però rimane fermo sulle sue posizioni, spiegando che i loro funzionari non sono potuti andare da Enrico “per colpa del budget limitato fornito dallo Stato”.

I medici dicano che Enrico è un paziente a rischio per via delle sue condizioni di salute critiche, lui decide di prendere l’aereo comunque e dopo quasi 10 ore riesce finalmente a riabbracciare la figlia e l’ex moglie.

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