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“Mio figlio morto a 21 anni sulla pista da sci, ora giustizia è fatta” | VIDEO

I gestori della pista da sci del Monte Magnola di Ovindoli in provincia de L’Aquila, Giancarlo Bartolotti e Mauro Scipioni, sono stati condannati dalla Corte d’Appello a un anno di reclusione dopo la morte a 21 anni di Edoardo Sigismondi. Giulio Golia ha ricostruito questa tragedia partendo dalle testimonianze dei suoi familiari e amici

È una sentenza che ci dà speranza e soddisfazione”. A dirlo in lacrime è Giuliano Sigismondi, il padre a cui è morto il figlio appena 21enne contro un cannone sparaneve sulle piste da sci del Monte Magnola di Ovindoli in provincia de L’Aquila. Giulio Golia si è occupato di questa storia nel servizio di cui riportiamo un estratto qui sopra.

I due gestori dell’impianto sciistico sono stati appena condannati in Appello a un anno di reclusione. Dopo oltre 7 anni dalla morte di Riccardo, la Corte d’Appello dell’Aquila ha ribaltato infatti la prima sentenza del Tribunale di Avezzano che prevedeva l’assoluzione di Giancarlo Bartolotti e Mauro Scipioni.

È il 22 gennaio del 2012, Edoardo va a sciare sul Monte Magnola con il suo amico Alessandro, che racconta alla Iena. “Era una giornata perfetta, la neve era buona. Non c’erano lastre di ghiaccio, c’era anche il sole”. I due amici sono stati benissimo fino all’ultima pista conosciuta come Settebello.

“Ci siamo detti: ‘Saliamo fino in cima, poi scendiamo tutti e torniamo a casa’. Per primo sono partito io, non volevamo andare a uovo giù diretti”, ricostruisce Alessandro. “Scendo giù e mi fermo 4 o 5 metri dopo questo sparaneve”. Il cannone non era laterale ma nel punto in cui la pista nera Settebello si unisce a un’altra pista rossa. Alessandro vede Edoardo scendere. “Poco prima del cannone sparaneve c’era un falsopiano”. Il 22enne perde il controllo degli sci e cade sulla schiena, iniziando a scivolare. “È andato a impattare questo cannone sparaneve”, dice Alessandro.

Edoardo non riprenderà più coscienza: “Era in un lago di sangue. Aveva un buco dietro alla testa, era completamente rotta”. Muore così.

Come testimoniano le foto di quel giorno, il cannone era protetto da un materassino solo su un lato. Edoardo avrebbe sbattuto la testa sul lato non protetto. Quel cannone poteva davvero stare lì? La tragedia si poteva evitare? Per i genitori le risposte che ricevono non sono soddisfacenti. “Se quel cannone fosse stato protetto in modo consono, tutto questo non sarebbe accaduto”, sostiene anche l’amico Alessandro. Per questa morte sono stati condannati in appello a un anno di reclusione per omicidio colposo i gestori dell’impianto.

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