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Sapevi che mandando un'email inquini quanto con una busta di plastica?

Secondo uno studio del Verbraucher Service Bayern un'email è fonte di gas serra quanto una busta di plastica. Per non parlare dell’inquinamento prodotto dai bitcoin. I soldi e i messaggi saranno anche diventati virtuali, ma l’inquinamento che producono è reale!

Nel mondo senza carta degli ebook e delle email pensiamo di essere diventati tutti più ecologici, ma è davvero così? Sicuramente il digitale permette di risparmiare tantissima carta, ma non dobbiamo pensare che solo perché mandando un'email non vediamo del materiale che si consuma, vuol dire che non ci sia un impatto sull’ambiente. Infatti, anche l’invio di un’email produce gas serra. In particolare, “un’email senza allegati è fonte dell’emissione di circa 10 grammi di anidride carbonica, corrispondente al carbon footprinting (impronta di carbonio) di un sacchetto di plastica”, spiega Marianne Wolf, esperto ambientale presso il Verbraucher Service Bayern.

Nel nostro mondo sempre più digitale, anche l'inquinamento è diventato "invisibile". Ma anche se non lo vediamo è tanto reale quanto quello prodotto da un’auto. Una ricerca dell’Ademe, istituto francese che si occupa di ambiente e energia, ha calcolato che per spedire un'email da 1 Megabyte (corrispondente a una messaggio con allegata una foto scattata dal cellulare) si producono circa 19 grammi di anidride carbonica, uno dei principali gas responsabili dell’effetto serra. 

Come può un'email inquinare tanto? Semplice: per inviare un messaggio di posta elettronica si consuma energia elettrica, prodotta quasi sempre bruciando gas o petrolio. E a essere coinvolto in questo consumo energetico non c'è solo il computer che manda il messaggio, ma tutti gli altri server necessari affinché il messaggio venga recapitato. Il risultato? Basta mandare 8 messaggi per inquinare quanto un’auto che percorre 1 chilometro. Detto questo, per capire quanto è impattante per l’ambiente lo scambio di email basti pensare che circa la metà degli abitanti della Terra (siamo 7 miliardi) ha un account di posta elettronica.

Ma l’inquinamento invisibile non riguarda solo la messaggistica. Anche la nuova moneta virtuale di cui tanto si sente parlare, il bitcoin, ha un forte impatto ambientale. Le emissioni di carbonio generate dai bitcoin sono paragonabili a quelle di Kansas City. È stato calcolato che per estrarre 1 dollaro di bitcoin serve una quantità di energia quattro volte superiore a quella che serve per estrarre 1 dollaro di rame e il doppio rispetto a 1 dollaro di oro. Insomma, i soldi saranno anche virtuali, ma l’inquinamento no!

Come risolvere il problema? Per quanto riguarda le email ognuno di noi può dare il suo piccolo contributo. Wolf raccomanda ad esempio di eliminare regolarmente le email, allegare foto in bassa risoluzione e svuotare spesso il cestino. Insomma, tenere pulito non solo l’ambiente reale, ma anche quello virtuale!

Torniamo sul caso furbetti della raccolta dei rifiuti di Roma sollevato dall’inchiesta di Filippo Roma e Marco Occhipinti. Lo facciamo perché la sindaca Virginia Raggi continua a dare versioni diverse, sia sull’utilità della nostra segnalazione sia sulla commissione di controllo di Ama che avrebbe dovuto vigilare sugli operatori della raccolta. E crediamo che adesso la capitale meriti risposte definitive

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