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Emergenza rifiuti a Roma: "Ora a rischio tutto il centro Italia"

La spazzatura per le strade di Roma potrebbe trasformarsi in emergenza sanitaria. Su Iene.it capiamo le cause e come poterne uscire con Raphael Rossi, amministratore unico della Formia rifiuti zero: “Il segreto? La raccolta differenziata e le 4 direttive dell’economia circolare”

I rifiuti di Roma? Rischiano di diventare emergenza sanitaria. “Tutta colpa della politica e di una cattiva amministrazione della burocrazia. Roma non è del suo sindaco, le scelte errate ricadono sui romani, gli italiani e la nostra immagine all’estero”, sostiene a Iene.it, Raphael Rossi, amministratore unico della Formia rifiuti zero.

In queste ore l’Ordine dei medici ha lanciato l’allarme: i rifiuti accumulati per le strade della Capitale rischiano di diventare emergenza sanitaria. “Assistiamo a un’allarmante invasione di blatte, topi e gabbiani. Il pericolo di malattie può coinvolgere soprattutto anziani e bambini”.

Perché Roma rischia di ritrovarsi sommersa dalla spazzatura con cadenza periodica? “Perché nella Capitale manca un’impiantistica a servizio sia dell’indifferenziato che della differenziata”. Un sistema che è andato in tilt nel 2013, quando il sindaco Marino ha chiuso la discarica di Malagrotta e in tutti questi anni non sono stati aperti altri impianti. Anche in provincia di Roma la situazione non è delle migliori, con discariche che non possono operare per l’assenza di permessi.

“L’emergenza romana rischia di mettere in ginocchio tutta la gestione dei rifiuti del centro Italia”, spiega Rossi. Al momento le 1.800 tonnellate di rifiuti prodotti a settimana vengono dirottati sugli impianti fuori regione. L’Abruzzo però accoglierà la spazzatura romana fino al 31 luglio, poi concluderà il periodo di ospitalità. “Napoli si trova in un equilibrio molto precario e non rimane che inviarla al Nord”, dice Rossi. Ma i costi sono elevati. Basti pensare che a Pavia trattare i rifiuti organici costa 75 euro alla tonnellata, quelli inviati da Roma rischiano di costarne 180. “Le cifre raddoppiano o triplicano le normali tariffe di smaltimento perché si aggiungono i costi di trasporto. A farne le spese non è solo Roma, ma paghiamo tutti noi questa emergenza, perché conferire rifiuti extra negli impianti fa salire i costi anche agli altri”.

Per Rossi la via d’uscita dall’emergenza rifiuti ha un solo nome: raccolta differenziata. A livello nazionale gli italiani sono dei discreti ricicloni, il dato infatti si attesta attorno al 75%. Qualcosa in questa direzione il comune di Roma ha provato a farlo nel corso degli anni soprattutto con la sindaca Virginia Raggi. “Tuttavia portando i rifiuti differenziati lontano dal luogo dove sono stati raccolti è difficile valutarne la qualità”, spiega Rossi. “Quelli differenziati puliti e omogenei sono più facili da trattare”.

Il primo passo è rendere consapevoli i cittadini. “E’ necessaria una campagna straordinaria della raccolta differenziata, responsabilizzando le persone. Ed è fondamentale avviare la realizzazione di impianti in modo che non ci siano problemi”. Una ricetta che in altre parti d’Italia esiste da anni e produce risultati soddisfacenti. A Milano e Salerno la differenziata arriva al 65%, a Padova, Trento e Treviso supera il 72%. 

Da un anno sono state approvate le 4 direttive dell’economia circolare che prevedono di raggiungere il 55% di differenziata, il riciclaggio del 65% degli imballaggi e i rifiuti biodegradabili dovranno essere raccolti separatamente o riciclati a casa attraverso il compostaggio. Le novità riguarderanno anche le discariche, il pacchetto Unione europea limita la quota di rifiuti urbani da smaltire a un massimo del 10% entro il 2035.

“Per il futuro è importante ispirarsi all’economia circolare”, conclude Rossi. “Ma anche introdurre una nuova tariffazione così i cittadini pagheranno la tassa rifiuti in base a quanta spazzatura producono e soprattutto a quanta ne differenziano”. 

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