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Ergastolo ostativo, l'Europa dice no. La storia di chi è cambiato | VIDEO

Per i giudici della Corte dei diritti dell’uomo il regime carcerario duro per i condannati all’ergastolo non è accettabile. In tanti hanno attaccato la sentenza: Antonino Monteleone ha incontrato Carmelo Musumeci, il primo ad esser stato sottoposto a quel regime carcerario: “Meglio la pena di morte, è più umana”

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha deciso che l’ergastolo ostativo, cioè il regime carcerario durissimo destinato a terroristi e mafiosi, è contro i diritti umani. La politica italiana ha, quasi all’unanimità, condannato la scelta dei giudici di Strasburgo. Ma è possibile per un criminale incallito redimersi?

Antonino Monteleone ha incontrato Carmelo Musumeci, criminale siciliano classe 1955, il primo a cui è stato applicato l’ergastolo ostativo: condannato per vari reati tra cui omicidio, la fine della sua pena è prevista il 31 dicembre 9999. Cioè tra 7.980 anni.

“Criminali si diventa, non si nasce”, racconta Carmelo. “Mia nonna mi aveva insegnato a rubare, passavo un uomo in divisa e mi diceva ‘attento, quello è l’uomo nero’. Nasco come rapinatore, perché era la cosa più semplice”. Nel 1972 varca per la prima volta la porta del riformatorio per una rapina a mano armata. Entrato in carcere non ancora maggiorenne, qualche anno dopo si ritrova ad avere a che fare con la legge della strada: “Il carcere è una fabbrica di criminalità”, ci dice.

Comincia così a rapinare le banche e a fare la bella vita, e a guadagnare molti soldi. Mette su una banda di soldati agguerriti, e in qualche anno diventa il boss della Versilia pronto a scalzare il clan rivale: “È stata una vera e propria guerra che è durata un anno: non si sapeva se si sarebbe tornati vivi. Non ho ordinato degli omicidi, ma ne ho compiuti”. Cosa si prova a uccidere una persona? “Ho sudato freddo, avevo paura perché anche lui era armato”. Carmelo subisce un attentato, gli sparano ma sopravvive. Lui decide di uscire dal giro, ma i suoi amici non vogliono e gli fanno un agguato: sopravvive anche a questo e subito dopo viene arrestato e portato nel super carcere dell’Asinara.

Ho conosciuto i peggiori regimi, ho vissuto il carcere in modo cattivo”, ci dice. La Iena allora gli chiede cosa bisognerebbe fare con una persona che spaccia, ruba e uccide: “Bisogna fermare chi lo fa arrestandolo, ma poi va aiutato a migliorare non a peggiorare”, risponde. Condannato all’ergastolo, mentre è in isolamento decide di studiare e diventa scrittore. Oggi ha una voce su Wikipedia, dove viene descritto come “scrittore e criminale”. Prima scrittore, poi criminale. “Sono entrato in carcere con la quinta elementare, ora ho tre lauree”, racconta con orgoglio.

Da quando si è istruito, ha fatto parlare molto di se e in tanti gli hanno offerto sostegno. Dopo 27 anni ha la libertà condizionale, e vive in un convento dove fa volontariato. “Gli studi e le relazioni mi hanno fatto bene”. Però non è fuori dal mondo andare troppo duri con i mafiosi: “Dare l’ergastolo ostativo a 19 anni come può permetterti di cambiare? È meglio la pena di morte dell’ergastolo ostativo, è più umana”.

In tanti hanno gridato allo scandalo, sostenendo anche che Falcone e Borsellino siano stati uccisi di nuovo. “Il senso di umanità che avevano, io l’ho visto in pochissimi magistrati”, dice Gioacchino Genchi, il superpoliziotto informatico che ha lavorato con i due giudici. “Ho visto soffrire Borsellino quando si stavano dando degli ergastoli. Falcone si è battuto perché fosse creato un sistema premiale per chi collabora”.

È strano un paese che deve definire ‘ostativo’ un ergastolo. Ergastolo è fine pena mai, almeno per i mafiosi e i terroristi non si concede al giudice di dare permessi e scappatoie che rendono l’ergastolo finto”, dice Marco Travaglio, il direttore de Il Fatto Quotidiano. “I giudici europei non sanno tutte le conseguenze della cultura mafiosa”, continua Travaglio. Il giornalista fa l’esempio di Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio: lui è all’ergastolo ostativo e non può avere permessi poiché non collabora. Se si lascia al giudice la possibilità di decidere, ci sarebbero tentativi continui di intimidire o corrompere il giudice. Per Travaglio la sentenza della Corte europea è “demenziale”.

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