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Evasione dal carcere, l'agente Angelo Cassano assolto anche in Appello | VIDEO

Alessandro De Giuseppe aveva raccontato le troppe contraddizioni nell’accusa rivolta all'agente di polizia penitenziaria Angelo Cassano, accusato di avere fatto evadere tre detenuti dal carcere di Varese. Cassano, già assolto in primo grado, ha ottenuto in Appello la conferma della sua innocenza, con formula piena

Come già in primo grado, anche in Appello l'agente di polizia penitenziaria Angelo Cassano è stata assolta.

Ancora una volta la giustizia ha sancito quello che il nostro Alessandro De Giuseppe, nel servizio che potete rivedere qui sopra, vi aveva già raccontato: Angelo Cassano non ha aiutato tre detenuti romeni a evadere dal carcere di Varese.

Cassano a Iene.it ha detto: “Sono stato massacrato per 5 anni ingiustamente. Il problema del carcere di Varese è che le colpe sono ricadute sugli agenti se qualcuno è riuscito a evadere. Hanno preferito dare la colpa che prendersi le responsabilità”. 

Il legale dell’uomo, Gigliola Guglielmi, ha spiegato: “Angelo Cassano in Appello è stato assolto con formula piena. Assolti con lui anche gli altri coimputati, solo per uno dei quali è stata confermata una condanna per falso ideologico”.  

Cassano era stato arrestato nel dicembre 2014 assieme ad altri quattro agenti di polizia penitenziaria, con l’accusa di aver aiutato ad evadere tre detenuti il 21 febbraio 2013 dal carcere di Varese. Noi avevamo raccolto la sua testimonianza, dalla quale era parsa evidente la sua innocenza.

“Quella sera io mi trovavo in porta carraia, un ufficio con vetri antiproiettile: dovevo non fare entrare persone che non fossero autorizzate”. Siamo nel carcere di Varese. Il punto da dove sono evasi i tre detenuti si trova esattamente sull’angolo opposto. Hanno segato le sbarre con una lima e hanno scavalcato i due muri di cinta. Per l’accusa li avevano aiutati gli agenti di polizia penitenziaria, già assolti con lui in primo grado.

“Quando facevamo la battitura, il controllo delle sbarre, lo dovevamo fare piano perché altrimenti si rompeva il muro”, dice Angelo. “Non essendoci poi quasi mai agenti donne addette alla perquisizione, mogli, fidanzate e sorelle entravano quasi sempre senza essere perquisite”.

L’evasione era avvenuta in questo modo: dalla finestra della cella da cui sono usciti dopo aver segato le sbarre, sono arrivati al primo muro di cinta. L’evaso, nel servizio di Alessandro De Giuseppe, ha mostrato come in 20 secondi si è arrampicato assieme agli altri lungo una grata metallica, alzato il filo di ferro e oltrepassato il muro aiutandosi con le lenzuola.

Poi c’è l’altro muro, molto più alto e in teoria sempre controllato da due torrette. “Eravamo nel panico”, racconta il ragazzo. Girano a sinistra e passano sotto una postazione di guardia, rendendosi visibili anche dalla terza postazione. "Non c’era nessuno dentro”, racconta l’evaso. “Le sentinelle a Varese non esistono, ci sono le garitte, ma vuote”, spiega Angelo.

I tre, indisturbati, mettono un cassonetto della spazzatura vicino al muro, ci mettono sopra cinque bancali di legno e un bidone di plastica, arrivano con le mani in cima, si tirano su e salgono. Salutano gridando gli altri detenuti, camminano lungo il muro. Vicino a una postazione di guardia, legano delle lenzuola e si calano fino a terra.

Per gli inquirenti Cassano era ritenuto colpevole di “non aver comunicato al Direttore la sua preventiva conoscenza del piano di fuga” e “non aver segnalato il rumore delle lime che segavano le sbarre”. Ma si trattava di accuse abbastanza incredibili: la seconda perché non poteva aver sentito quel rumore trovandosi dalla parte opposta della prigione, la prima perché si basava solo sulle accuse di un detenuto.


Questo detenuto prima aveva dichiarato di non sapere nulla ma aveva indica un agente come amico di un evaso, poi aveva aggiunto il nome di un altro agente. E un anno dopo aveva cambiato di nuovo idea, facendo il nome di Angelo Cassano. “L’ho incontrato successivamente fuori dal carcere, in un ristorante con anche una prostituta per organizzare una truffa”. Ma quando De Giuseppe è andato dal gestore del ristorante, l’uomo aveva raccontato di non averli mai visti.

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