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FaceApp, la sede è in Russia, paura per i dati. Ma dovresti stare attento a ben altro

Hai visto come diventerai da vecchio? La #FaceAppChallenge negli ultimi giorni ha riempito i social media. È molto semplice e immediata: basta scaricare l’applicazione FaceApp gratuitamente e usare uno dei suoi filtri per invecchiare digitalmente la tua faccia. Ma dove finiscono le foto? Crescono le preoccupazioni

FaceApp esiste da due anni ormai, ma è tornata virale in questi giorni grazie alla gara lanciata sui social del “come sarai tra 30 anni?”. Attorno a questa applicazione però sono partiti alcuni quesiti, alcuni ai limiti del complotto. In primo luogo la tutela della privacy: secondo Joshua Nozzi, uno sviluppatore di software, “bisognerebbe stare attenti alle proprie foto perché l’applicazione le scarica immediatamente senza chiedere”.

Dichiarazione subito smentita da Elliot Anderson, un ricercatore di sicurezza francese. Che spiega: “Eseguendo dei controlli sull’app ho scoperto che in realtà non stava scaricando l’intero rullino fotografico, ma solo la foto che stavo modificando”. Del resto è esattamente quello che ci si aspetta da un'applicazione del genere.

Poi è arrivato il momento del tweet di Charlie Waezel del New York Times. “L’app a cui stai permettendo di accedere ai tuoi dati ha la sede della società a San Pietroburgo”. Russia quindi! Che significa che potrebbero volere raccogliere i nostri dati per loschi fini

Ma ci ha pensato subito FaceAapp a rispondere alla controversia, affermando che mentre il team principale di ricerca e sviluppo si trova in Russia, i dati dell'utente non vengono trasferiti lì. Così arriva subito il mea culpa dello sviluppatore Nozzi, che decide di cancellare i suoi tweet originali, oramai smentiti. Ma le preoccupazioni non finiscono qui.

Secondo i termini di servizio di FaceApp infatti, quando si utilizza l’applicazione si concede una licenza “perpetua, irrevocabile, non esclusiva, esente da royalty, in tutto il mondo” per fare ciò che vuole con le tue foto. Preoccupante no? Certo che sì, ma è giusto sottolineare che sono le stesse condizioni di privacy praticamente di qualunque altro servizio e piattaforma tecnologica. Ed è questo quello su cui dovremo riflettere.

Quindi, se hai deciso di non partecipare alla #FaceAppChallenge, perché preoccupato della tua privacy, hai fatto bene. Ma non cantare vittoria. È probabile che la tua faccia sia già presente in qualche altro database. Come sostiene infatti Adam Harvey, esperto di privacy, “i ricercatori di Google hanno utilizzato almeno 8 milioni di immagini utente per addestrare il riconoscimento facciale. E i ricercatori di Facebook hanno menzionato l'utilizzo di almeno 10 milioni di utenti”. Quindi la possibilità che ci sia anche tu tra questi utenti è molto alta, soprattutto se anche tu possiedi applicazioni come Facebook o Instagram. 

E in realtà le preoccupazioni potrebbero essere infinite. Non serve infatti caricare una foto su internet  per finire all’interno di questi database.  Basta pensare a ciò che è successo in Colorado. Come racconta il quotidiano britannico Guardian, l’università di Colorado Springs quest’anno ha segretamente fotografato oltre 1.700 studenti per uno studio di riconoscimento facciale, a loro insaputa e senza il loro consenso. Queste foto sono stare poi inserite in un sistema di dati, nato per addentare algoritmi di riconoscimento facciale.

Non ci si deve preoccupare quindi di un’applicazione solo perché russa. Ci si deve preoccupare di tutto. Sono solo i primi segnali che ci fanno capire lo stato di sorveglianza in cui viviamo, al quale siamo sottoposti tutti i giorni. E fa paura iniziare a pensare che i nostri volti non appartengono più solo a noi ma a una serie di database infiniti. 

 

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