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Dopo i femminicidi, la doppia tragedia degli orfani abbandonati dallo Stato

Le mamme uccise da chi le avrebbero dovuto amare, i loro mariti, e il dramma dei bambini rimasti orfani, lasciati soli dalle istituzioni e che si ritrovano magari in casa il padre assassino tra minacce e urla. Nina Palmieri torna a parlarci dell’emergenza femminicidi

 

Ogni 72 ore in Italia viene assassinata una donna, con 3.000 femminicidi negli ultimi 20 anni, più di quanto uccide il terrorismo in tutta l’Europa. L’atrocità di quest’emergenza colpisce anche i figli delle vittime, invisibili per lo Stato dopo aver vissuto l’orrore. “Io ho visto la mamma per terra. È venuto il papà Enzo che le ha fatto la bua qua”, questa è la voce di un bambino di 3 anni che ha visto con i suoi occhi la sua mamma strangolata e uccisa dal padre.

“Non ho un ricordo di un giorno in cui c’era tranquillità. Mio padre arrivava sempre arrabbiato, sempre le mani addosso”, sono le parole della figlia di Carmela, che è stata uccisa dal marito. Quella casa era diventata una prigione asfissiante per la madre, tra botte e calci, un inferno senza via d’uscita. Un giorno lui la strangola con “tutta la rabbia che aveva tra le mani”.

L’orrore dei numeri si traduce in storie di vite, spesso purtroppo simili. Giordana a soli 15 anni conosce Luca, quello che più tardi le avrebbe tolto tutto. Nel suo caso, l’amore indossa la maschera dell’ossessione: “Lui la seguiva, non era più libera la sua vita e doveva obbedire al suo volere”, racconta la madre della vittima. A 16 anni rimane incinta ed è proprio in quel momento che scatta l’ultimatum: “Se mi ami, devi abortire”.

Lividi, ferite e violenze rimangono sempre nell’ombra, Giordana non ha il coraggio di chiedere aiuto. Un giorno ci riesce e decide di chiudere la storia, per sua figlia. Il terrore continua e l’ormai ex compagno la perseguita dappertutto, la paura diventa il nemico numero uno per Giordana. Un giorno lei decide di denunciarlo per stalking, Luca sfrutta la debolezza della donna per vedere sua figlia. L’obiettivo è solo quello di farle togliere la denuncia. Giordana non vuole: una sera, quando torna a casa, viene uccisa con 48 coltellate da Luca

Anche Luana, madre di tre figli, cade nella rete del compagno ossessivo. “Non voleva che lei uscisse”, ricorda la madre della vittima. Lei però non riesce a ribellarsi e ogni volta che lo denuncia, ritira le accuse. Una sera, Luana è da sola a casa con suo figlio più piccolo: sarà l’ultima volta che il bambino sentirà la voce di sua madre. Viene strangolata a mani nude con una crudeltà senza spiegazioni. Solo dolore, tutto davanti agli occhi di un bambino da 3 anni.

E la tragedia continua anche dopo l'orrore dei femminicidi. Questi bambini, orfani di mamma, vengono a volte affidate alle famiglie del padre assassino ed è lì che il dramma aumenta ancora. “Tua mamma è una puttana e ha rovinato mio figlio”, sono le parole che sentono da loro nonne. Una realtà assurda e inconcepibile. A decidere per loro è un giudice: “E per 4 anni che sono stato lì, non ho mai visto uno psicologo, un’assistente sociale, un qualcuno che mi chiedesse ‘Come stai?’, mai”, dice Pasquale, orfano di femminicidio.

“Questi sono traumi indelebili, bisogna intervenire in maniera urgente”, sostiene l’avvocatessa Patrizia Schiarizza. Per adesso intervengono solo i parenti. Nessuno può capire cosa succede a solo un mese dopo l’omicidio: “Sei obbligato ad andare a trovare il padre assassino in carcere. Se non vai, non mangi a pranzo, niente merende e vestiti”. Sono tutte misere ripicche dei genitori degli assassini. Quegli incontri in carcere sono un incubo che non finisce mai. Tra “tua madre è una puttana” e “stai attento che ti faccio fare la fine di tua madre”, i bambini vengono segnati per tutta la vita.

Già con una condanna da 18 anni, gli stessi assassini ricevono i cosiddetti “permessi premio”, che permettono di farli venire ogni domenica a casa. E in quella casa senza il supporto di nessuno, accade di tutto.

“Era ubriaco e ha iniziato a lanciare tutto” racconta Pasquale, che un giorno decide di denunciarlo. Più gira le questure, più nessuno interviene. E quando finalmente arrivano le forze dell’ordine, il padre comincia a minacciarlo: “Ti ammazzo e ti vengo a cercare”, tutto davanti agli occhi dei carabinieri, che non intervengono.

Figli di 3, 4, 16, 18 anni: cosa fa lo Stato per questi orfani? “Nessuno si interessa di come muoiono queste donne, così di come muoiono questi bambini, nessuno”, dice la madre di Luana. E il calvario non finisce mai. “Io non sto più vivendo, sono terrorizzata. Da sola non esco”, sono le parole strazianti della figlia di Carmela. Anna vive con il terrore del domani e nessuno cerca di aiutarla.

In questo panorama assurdo dei bambini orfani del femminicidio, mancano tante cose: dalle scarpe alle possibilità di studiare, diritto che dovrebbero avere tutti.

Lo Stato deve intervenire in modo urgente e subito, altrimenti si rischia di crescere uomini e donne violente per tutti i vuoti che vivono questi figli invisibili per le autorità. Eppure, nessuno ha mai pensato di fare una legge per i figli delle vittime fino al febbraio del 2018, ma quella proposta per ora è ferma. “Se questo per lo Stato non è un problema, mi rendo contro che il mondo gira al contrario”, dice con tutto lo sconforto del mondo la madre di Giordana.

 

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