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Forno crematorio degli orrori: due impiegati comunali a processo | VIDEO

Andrea Agresti ci ha raccontato l’orrore che accadeva nel forno crematorio di Biella, dove i gestori cremavano più corpi insieme, buttando anche parte dei resti nell’immondizia. La Procura ha emesso il decreto di citazione a giudizio per gli architetti comunali Raffaella Penna e Graziano Patergnani. I due non avrebbero controllato l’operato della società che gestiva il forno

La colpa dei dirigenti comunali di Biella? Non avrebbero effettuato i dovuti controlli su chi gestiva il forno crematorio. È l’accusa con la quale la Procura ha emesso il decreto di citazione a giudizio per gli architetti Graziano Patergnani e Raffaella Penna, dirigenti del settore cimiteri e di quello giardini-arredi urbani.

Contro i due si ipotizza il reato di omissione d’atti d’ufficio, perché non avrebbero controllato le attività della Socrebi, che gestisce l’impianto di cremazione di Biella.

Una vicenda terribile, di cui vi abbiamo raccontato con Andrea Agresti nel servizio che potete rivedere qui sopra. L’azienda concessionaria del forno crematorio per due anni avrebbe bruciato contemporaneamente i corpi di più persone, consegnando poi le ceneri agli ignari familiari.

Il principale responsabile di questo orrore sarebbe Alessandro Ravetti e lo scandalo è scoppiato dopo che alcuni dipendenti stanchi di quella situazione hanno filmato tutto. Andrea Agresti li ha intervistati: “Ci veniva chiesto, per accontentare il continuo incremento delle cremazioni, di aumentare le bare all’interno del forno. Magari con due o tre bare alla volta. A gestire tutto erano i fratelli Ravetti”, sostiene uno di loro. “Vigeva la regola di andare sempre più veloci per consegnare le ceneri. Se invece di fare 6 o 7 cremazioni diventavano anche 14 è ovvio che le entrate raddoppiavano”.

Un documento dell’Asl di Biella attesta che nel solo 2017 sono state eseguite 3.520 cremazioni, sulle quali adesso occorrerà indagare.

I fratelli Ravetti, stando alle indagini della Procura, avrebbero imposto anche i tempi di cremazione. Mentre sul sito internet si parla di una procedura lunga almeno 3 ore, un testimone ci ha raccontato: “Noi invece lo facevamo entro 60 minuti”.

E ha aggiunto: “Si apriva la cassa con un’ascia o un’accetta e si bruciava la persona mettendo il corpo in una cassa di cartone”. Nei filmati consegnati alle forze dell’ordine si vede bene questa pratica.

Oltre a essere una pratica atroce e immorale, per la Procura ciò configurerebbe un reato: “Il sepolcro è inviolabile. Nel momento in cui viene chiuso dopo la morte, non deve mai più essere riaperto”.

La paura delle famiglie è che le urne siano state riempite a casaccio. “Con una cremazione veloce non si può parlare di ceneri, ma di resti di ossa e denti da cui è possibile ricavare il dna”, dice il generale Luciano Garofano, consulente delle famiglie. “In una di queste abbiamo avuto segnali che ci riconducevano a due individui”.

“È disumano quello che hanno fatto. Io non so se quello che sto piangendo è mio figlio”, dice una mamma disperata.

Ma Alessandro Ravetti avrebbe fatto di peggio, come racconta ancora il testimone ad Andrea Agresti: “Quando la cenere era troppa, mi diceva di mettere tutto nell’urna e quello che non ci stava di metterlo in un cartone che sarebbe stato buttato via nell’immondizia. È riuscito a corrompere una persona, a farlo passare a raccogliere questi cassonetti”.

Ma il Comune dov’era? Andrea Agresti lo ha chiesto proprio all’architetto Graziano Patergnani, responsabile dei servizi cimiteriali del comune di Biella, che però si è rifiutato di rispondere.

Oltre al danno c’è anche la beffa, per le 600 famiglie coinvolte, perché i fratelli Ravetti, per salvare la società, avrebbero ceduto le quote alla madre Mariella Petri e alla sorella Cristiana Ravetti. E quindi per i prossimi 25 anni quella famiglia potrà continuare, legalmente, a gestire il forno crematorio di Biella. Intanto sono arrivate anche archiviazioni a carico di richieste di risarcimento di alcune famiglie, per la difficoltà di accertamenti scientifici probanti al 100%. 

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