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Giappone riprende la caccia alle balene. Sea Shepherd: "Quella più crudele è in Europa" | VIDEO

Il Giappone ha ripreso oggi la caccia alle balene con ben 5 navi salpate, fra le proteste di tutto il mondo. Ma per Sea Shepherd "la caccia più crudele verso questi cetacei è proprio a casa nostra, in Europa". E noi ci siamo stati: si tratta del Grindadráp alle isole Faroe

 

Il Giappone ha ripreso la caccia alle balene. E questa volta non a fini scientifici, bensì commerciali. Oggi, infatti, cinque baleniere sono salpate dai porti di Kushiro e di Shimonoseki. Dopo il ritiro del Paese dalla Commissione internazionale (Iwc), il Giappone riprende apertamente una pratica formalmente interrotta 31 anni fa, quando Tokyo aderì alla moratoria internazionale, che vieta la caccia alle balene per fini commerciali. I giapponesi avevano però continuato la caccia alle balene usando l’escamotage della “ricerca scientifica”, per cui la Convenzione prevede una deroga.  Fino a che, nel 2014, il Giappone viene portato davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, che conferma l’assenza di fini scientifici e quindi la violazione della Convenzione. È per questo che, alla fine dell’anno scorso, il Giappone decide di lasciare la Iwc. Decisione formalizzata ieri, domenica 30 giugno. Dopo nemmeno un giorno, la caccia alle balene è già ricominciata.

Oggi il mondo ha il dito puntato contro il Giappone. Ma forse non sa che la caccia più crudele verso questi cetacei è proprio a casa nostra, in Europa. “Perché nessuno protesta contro un massacro che non solo è più violento e sanguinario, ma che avviene all’interno dei nostri confini?”, si chiede Andrea Morello, presidente di Sea Shepherd Italia, l’organizzazione che da anni si batte contro il Grindadráp, il massacro dei cetacei che avviene nei mari delle isole Faroe (Danimarca), una tradizione secolare. Che noi de Le Iene abbiamo documentato con Mauro Casciari, come si può vedere nel video sopra.

Una vera e propria mattanza, in cui le balene vengono crudelmente sgozzate con coltelli e arpioni sotto gli occhi di centinaia di persone, che accorrono per ammirare il macabro spettacolo. E che purtroppo si ripete anche quest'anno, con Sea Shepherd pronta a dissuadere i cetacei dall'avvicinarsi alle coste delle Faroe. La tattica dei faroesi è quella di spaventare le balene grazie a un muro del suono  per spingerle verso la baia, per poi imprigionarle e ucciderle. “Le navi inviate per proteggere le Faroe sono danesi, quindi finanziate dai contribuenti danesi ed europei. Anche noi partecipiamo a questo massacro, anche se indirettamente", ci spiega Morello al telefono. "Per questo Sea Shepherd chiede la chiusura di questo tipo di caccia. E' una 'tradizione' che non ha più tempo di esistere in questa epoca". E infatti sono proprio delle barche a motore fino a 200 cavalli, con la complicità della polizia locale, a chiudere i globicefali nei fiordi. Insomma, della tradizione è rimasto ben poco. E l'ultimo Grindadráp avvenuto quest'anno si è tenuto il 23 maggio, poco più di un mese fa, in cui sono stati torturati e uccisi trenta globicefali, come ci spiega lo stesso Morello. 

E se la ripresa della caccia alle balene del Giappone per il mondo è una grande sconfitta, per quelli di Sea Shepherd rappresenta invece una grande vittoria: “Il Giappone ora non potrà più cacciare nell’Oceano del sud, come faceva prima illegalmente mascherato da finta ricerca scientifica. Dovrà stare nelle proprie acque nazionali, nell’emisfero Nord. E questo significa che dall’altra parte, nell’emisfero Sud, dopo 100 lunghi anni, quest'anno nessun arpione andrà a uccidere nessuna balena. Ora possono nuotare libere nel loro mare”. 

Sea Shepherd anche quest'anno sarà alle Faroe per combattere la mattanza di balene e delfini. "Siamo costretti ad andare in veste di turisti", ci spiega il presidente Morello, "perché hanno fatto una legge contro di noi. Se ci trovassero in attività sono autorizzati ad arrestarci. Invito tutti a unirsi a noi per fare diventare questa barbarie un triste ricordo". Per vivere in armonia con gli oceani, "perché se muoiono gli oceani moriamo anche noi”. 

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