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Giornata dei desaparecidos: il prete italiano ricercato in Argentina per tortura | VIDEO

Il 30 agosto è la Giornata dei desaparecidos. La celebriamo ricordando il caso di don Franco Reverberi, ricercato da Buenos Aires, che vive tranquillamente in Italia

Il 30 agosto è la Giornata internazionale dei desaparecidos, istituita nel 2010 per ricordare soprattutto il genocidio argentino.

I numeri delle “sparizioni” sono ancora alti. Solo in Messico dal 2007 si superano le 25 mila persone. In Siria invece si arriva a 85 mila mentre in Bosnia-Erzegovina non si sa ancora nulla di oltre 8 mila cittadini. E non sono solo tragiche realtà di altri paesi, un filo rosso sangue unisce anche l’Italia al genocidio di desaparecidos più noto, quello argentino.

L’anello di congiunzione si chiama don Franco Reverberi che invece di testimoniare per le torture che sono avvenute in Argentina durante il colpo di Stato è scappato in Italia. E ora è ricercato dall'Interpol.

Per la sua storia bisogna tornare indietro di molti anni come ci ha raccontato il nostro Matteo Viviani nel servizio che vi riproponiamo qui sopra. “La maggior parte dei vescovi era vicina alla dittatura e al silenzio, ma questo terrorismo di Stato ha ammazzato una generazione”, racconta Carlos Cherniak, dell’ambasciata Argentina in Italia.

Tra il 1976 e il 1983, negli anni della feroce dittatura militare, sono scomparse in Argentina più di 30 mila persone. Nel 1983 arriva la democrazia senza un patto coi militari. La dittatura finisce e la gente scende nelle piazze per chiedere verità e giustizia per i figli scomparsi. Viene costituita una commissione di tutte le persone scomparse, così che le vittime potevano fare le denunce. Iniziano i processi e nei tribunali viene chiamato chi è sopravvissuto alle torture.

Tra i nomi che escono dai racconti c’è anche quello di padre Reverberi, un prete italiano. Sono quattro i sopravvissuti alle torture del 1976 nel centro torture di San Rafael in Argentina che lo accusano.

Sono venuti a casa mia di notte, mi hanno arrestato e trasportato in una gabbia di metallo dove sono stato spogliato e torturato”, ricorda uno dei sopravvissuti. “Mi picchiavano le costole con i pugni. Ricordo che c’era un prete di nome faceva Reverberi. Un habitué di queste torture”.

Il sacerdote, dice, li invitava a collaborare per avere sollievo spirituale: “Ci picchiavano sempre, lui non partecipava ma era lì nella stanza con la Bibbia in mano”.

Il prete, convocato davanti ai giudici, respinge tutte le accuse: “In quegli anni non ero a San Rafael, ci sono arrivato quattro anni dopo. Nessuno mi ha mai parlato di torture e sequestri in quel centro”. I giudici indagano formalmente don Franco Reverberi. “Lui non si presenta e scappa in Italia perché ha la doppia cittadinanza”, prosegue Cherniak.

I testimoni aumentano, così come i dettagli inquietanti sulla sua figura. “Mi hanno pestato per quattro ore mettendomi ripetutamente la testa in un secchio d’acqua. Lì ho visto padre Reverberi”, dice un altro torturato. “È stato presente almeno quattro volte ai pestaggi, ne sono sicuro”.

Gli stessi dettagli sono testimoniati da un altro sopravvissuto: “Vestiva abiti militari e benediva le armi con le quali ci torturava. Un giorno mi ha chiesto da dove venivo. Parlava l’italiano”. Il tribunale argentino invita nuovamente il sacerdote a presentarsi, ma lui invia certificati medici poiché impossibilitato.

Così don Franco diventa a tutti gli effetti un ricercato dell’Interpol. Nel frattempo il sacerdote si rifugia nel suo paese di origine a Sorbolo, vicino Parma. Qui dice messa, dà la comunione e confessa i fedeli. Lo Stato argentino ha richiesto a quello italiano l’estradizione del prete per processarlo. Ma l’Italia ha respinto la richiesta.

Matteo Viviani ha provato a parlare con il sacerdote, che si è chiuso nel confessionale. “Io spero che capisca che al mondo non ci possono essere cittadini di serie A e B davanti alla giustizia. Dobbiamo accettare le regole della Democrazia e anche quelle di Dio”, è l’auspicio di Cherniak. Un augurio che ripetiamo convinti in questa giornata per ricordare i desaparecidos.

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