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“Dopo le indagini su Silvana Saguto, il sogno è diventato un incubo” | VIDEO

Per 12 anni Achille De Martino è stato il capo scorta dell’ex magistrato Silvana Saguto, oggi sotto processo e radiata definitivamente dalla magistratura. Nel nuovo capitolo dell’inchiesta di Matteo Viviani e Riccardo Spagnoli ecco cosa dice chi la seguiva ogni giorno

“È svanito tutto e da sogno è diventato incubo purtroppo”. A parlare è Achille De Martino, che per 12 anni è stato l’angelo custode come scorta del magistrato Silvana Saguto, l’ex presidente delle sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. Oggi la Saguto è sotto processo con altre 14 persone tra parenti, colleghi e amici accusate a vario titolo di aver gestito, amministrato e sfruttato i sequestri di prevenzione antimafia a fini personali traendone profitti e favori. Achille, capo scorta degli agenti che proteggevano il magistrato, è stato un testimone chiave nel processo. Personaggio fondamentale per ricostruire alcuni aspetti molto importanti riguardanti proprio la giudice Saguto e il suo stile di vita. In questo capitolo dell’inchiesta di Matteo Viviani e Riccardo Spagnoli siamo riusciti a incontrarlo e a registrare di nascosto le sue dichiarazioni.  

A prescindere dai reati che sono imputati alle persone di cui vi parliamo, questa vicenda è importante perché pone dei grossi interrogativi sulla morale e sull’etica che chi ricopre ruoli istituzionali di grande importanza, come quello di amministrare la giustizia di beni sequestrati preventivamente a persone accusate di reati di mafia, dovrebbe seguire.

“Lei ha sempre corso parecchi rischi”, ci dice subito Achille. “Noi scortavamo un’icona antimafia ed eravamo felici di questa cosa”. “Quando è uscita la prima trasmissione in cui tu hai parlato di lei, di suo marito e dell’avvocato Cappellano, qualche giorno dopo uscì la notizia”. La notizia è quella che la mafia avrebbe voluto uccidere la magistrata. Parlando di questa notizia, la Saguto, al telefono con un amico, diceva: “Il Colonello Nasca ha detto che ha parlato con uno che farà l’articolo su ‘S Sicilia’ e su ‘Live Sicilia’. Perché siccome c’era stato quel servizio de Le Iene un po’ diffamatorio, qualcuno dei militari miei amici dicevano: ‘Ristabiliamo l’ordine, che lei è tanto brava’”.

Achille ha vissuto in prima persona tutta la storia dal momento che lui e la sua squadra si occupavano della sicurezza della giudice. Proprio Achille sostiene però che quel pericolo sarebbe risalito a un bel po’ di tempo prima rispetto agli articoli: “A un anno e mezzo prima”, specifica il capo scorta. “Non si è inventata niente, diciamo che l’ha posticipato”.

E, parlando della quotidianità della vita della Saguto, Achille ci racconta aspetti particolari, che diventeranno fondamentali nelle indagini: “C’era questa presenza costante nella sua vita privata che era l’avvocato Cappellano”. Riguardo al rapporto tra la giudice e Cappellano Seminara afferma che c’era “una corsia preferenziale rispetto agli altri”. È proprio questo rapporto tra la Saguto e Cappellano che la procura ha cercato di approfondire nelle indagini. La Procura di Caltanissetta parlerà di un “rapporto di somministrazione corruttiva”. Si legge: “Silvana Saguto nominava Seminara come amministratore giudiziario, liquidando acconti e compensi sproporzionati”. A sua volta, Cappellano “coinvolgeva il marito della Saguto attraverso incarichi, lontani da Palermo, corrispondendo, su conti intestati anche alla Saguto, compensi spropositati, anticipazioni e duplicazioni di pagamenti”. Pagamenti che, sempre secondo i finanzieri, sarebbero stati “il prezzo della corruzione”.

Cappellano Seminara però  non sarebbe stato l’unico professionista con una “corsia preferenziale”. Ci sarebbe anche Carmelo Provenzano, professore universitario di economia aziendale e coadiutore in alcune misure di prevenzione del Tribunale presieduto dalla Saguto.

Stando alle ricostruzioni della polizia tributaria, solo 3 persone, tra la moglie del professore, “suo fratello, suo nipote, il nipote di suo fratello, la cognata, il cognato il cugino e il cugino di sua moglie” e il professore stesso in due anni (dal 2013 al 2015) “avrebbero ricevuto compensi lordi per 671 mila 464 euro virgola 44”. Soldi che, sempre secondo le carte dell’accusa, sarebbero stati autorizzati “dalla sola Presidente Saguto”.

“Accadeva spesso che si incontravano a casa con il professore Provenzano”, continua Achille. Provenzano sembra aver fatto di tutto per ingraziarsi la Giudice. La procura di Caltanissetta ha ipotizzato una lunga serie di scambi reciproci di favori trai quali “la consegna di varie cassette di frutta e verdura provenienti dal mercato ortofrutticolo sotto amministrazione giudiziaria nel quale Provenzano era coadiutore”. Dal canto suo, la Saguto, secondo la polizia tributaria, “autorizzava gli incarichi e le istanze di liquidazione dei compensi, limitandosi a sottoscrivere”.

Lo stile di vita della giudice non è passato inosservato alla Guardia di finanza, tanto che a maggio del 2015 fotografa la situazione economica di quel nucleo familiare trovando una situazione davvero particolare. La Saguto guadagnava il suo stipendio da magistrato che si aggirava attorno ai 5.500 euro netti mensili, mentre “la principale fonte di reddito del marito risultano essere i compensi corrisposti direttamente o indirettamente proprio da Cappellano Seminara che in 10 anni ammonterebbero a 1,2 milioni di euro”.

Achille ci racconta che dopo l’avviso di garanzia, lo stile di vita della Saguto sarebbe cambiato radicalmente: “Non frequentava più negozi o ristoranti importanti. Il parrucchiere l’ha cambiato. Il figlio che aveva una casa in affitto l’ha dovuta lasciare. La vita di prima era lontana”. E con essa anche l’abuso, che, sempre secondo le carte della procura, la Saguto avrebbe fatto proprio della scorta e dei suoi uomini, a cui avrebbe richiesto di fare le commissioni più disparate. “Achille posso non uscire se lei mi compra i dolci da Costa”, dice la Saguto in una telefonata al capo scorta. “Per noi meno esce meglio è”, ci spiega Achille. Ma sembra che ci fossero delle esagerazioni ogni tanto, come andare a prendere la fidanzata del figlio, cosa che emerge da una telefonata. O passare a prendere un’amica per andare poi a cena tutti insieme.

“È svanito tutto e da sogno è diventato incubo purtroppo”, conclude Achille.  “Io non ci volevo credere perché avevo preso undici anni della mia vita professionale, che avevo dato a una persona a cui tenevo veramente. Ho fatto delle rinunce per lei che non potete immaginare. Io veramente credevo che lei fosse una paladina antimafia, cosa che penso ancora. Perché le cose contro la mafia lei le ha fatte. Poi stabilirà il processo, non noi, se veramente è colpevole dei fatti che le vengono imputati. Però chiaramente se c’è un processo in piedi qualche cosa ci sarà probabilmente”. 

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