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Instagram toglie i like: scelta etica o economica? | VIDEO

Che mondo sarà senza like? È iniziata la sperimentazione dei like solo privati su Instagram. Con Matteo Viviani intervistiamo influencer ed esperti per capire cosa succederà nel mondo dei social e i motivi di questa scelta

Quest’anno all’evento di Facebook F8 dove i dirigenti dell’azienda presentano tutte le novità che interesseranno le loro piattaforme, l’amministratore delegato di Instagram, Adam Mosseri, ha spiazzato tutti: “Instagram nasconderà i like”. La sperimentazione è iniziata quest’estate: sul post di un altro utente non vedremo più il numero di like che ha preso.

Il motivo? Lo ha spiegato l’ad: “Le persone esprimono loro stesse su Instagram: se si sentono a loro agio, se sono supportate”, ha detto alla conferenza. “Noi non vogliamo che Instagram sembri una competizione, vogliamo trasformarlo in un ambiente con meno pressione”. Per questo hanno deciso di sperimentare il conteggio dei like privato.

Ma questa decisione cambierà davvero il modo in cui tutti noi usammo Instagram e i social? Ma soprattutto: è davvero possibile che un’azienda come Facebook rinunci a qualcosa di così importante senza pensare di trarne profitto? Prima di rispondere bisogna approfondire che cos’è l’influencer marketing, ovvero la pubblicità fatta sui social dagli influencer. Matteo Viviani ne ha incontrati tre: Kokeshi, con 600mila follower, Emanuele, in arte “Emi’s Life”, con un milione e mezzo di follower, e infine Zoe Crtistofoli, con 400mila seguaci.

Si definirebbero influencer? “Mi fa un po’ strano”, risponde Kokeshi alla Iena. “perché non è una cosa ben definita”. Cerchiamo prima di tutto di capire da cosa dipende il compenso quando uno di questi influencer viene contattato da un’azienda. “Dipende sia dal numero di interazioni, sia dal numero di follower, sia dalla quantità di post richiesti” risponde Kokeshi. Non dipende da quanto funziona il post? “No, si stabilisce prima una cifra forfettaria”.

“Tu stai pagando la mia immagine”, fa eco Zoe. “Tu non stai pagando il risultato, ma stai pagando il mio volto abbinato al tuo brand, non dipendono da me le vendite”. Anche se “sicuramente più followers hai, più il cachet sarà alto”, dice Zoe. Cosa conta di più? “L’engagement”, risponde Emanuele. “Ovvero il rapporto tra il numero di follower e le interazioni che hai”.

 “A oggi i social dicono che la salute degli utenti non è così fantastica visto che c’è questa olimpiade del like”, spiega Marco Montemagno, imprenditore digitale, a Matteo Viviani. “Tu mi giudichi in base a quanti like ho preso e questo crea frustrazione e uno stato non positivo”. “Nel momento in cui hai tanto engagement Facebook dà una visibilità diversa ai tuoi contenuti e questo è un problema perché la gente pur di avere like si è messa a fare di tutto, dai selfie sul grattacelo alle bravate più clamorose. E tutto ciò perché cercano attenzione”.

Proprio sull’onda di questo malessere diffuso Instagram ha iniziato a sperimentare il mondo senza like. “Il problema esiste, vediamo se riusciamo ad affrontarlo e forse anche a risolverlo”, ci dice Laura Bononcini, responsabile dei rapporti istituzionali di Facebook per il sud Europa. “È molto importante per noi alla fine che le persone si sentano bene sia su Instagram che su Facebook. Perché altrimenti se ne andranno e tutto quello di cui stiamo parlando non avrà più senso. La piattaforma è una realtà, cioè è un mondo reale sul digitale”. E sulla piattaforma “c’era questo senso di competitività”.

“L’idea è stata di provare a fare qualcosa che ci è sembrato importante”, continua Laura Bononcini. Perché la stessa cosa non è stata fatta per il numero di follower? “Perché alla fine quello che conterà per essere figo e più visibile su Facebook o Instagram sarà soprattutto quante interazioni riuscirai a generare. Ovvero non vogliamo che le persone abbiano un’esperienza passiva. Abbiamo deciso che daremo priorità a quei post e a quei contenuti che generano interazioni. È un po’ una scommessa: torniamo al contenuto”.

Ma con questo cambiamento si potrebbe aprire anche un nuovo scenario. “Se io piattaforma tolgo il numero di like, tu azienda che vuoi lavorare con gli influencer come fai a sapere quali sono quelli con più seguito di post e video?”, si chiede Montemagno. Abbiamo girato la domanda a Laura Bononcini: “Questa è una giusta obiezione che dovremo prendere in considerazione”.

“Quello che succede sulle piattaforme cinesi”, continua Montemagno, “è che se tu sei uno che ha un profilo che parla di automobili, non lavori direttamente con l’azienda di automobili per fare dei video, ma passi attraverso la piattaforma. Infatti non è un caso che Facebook abbia lanciato la sua piattaforma per connettere l’influencer con le aziende. Ti dice ‘guarda ti do io tutti i dati e tu decidi con chi vuoi lavorare'”.

“Ci rendiamo conto che nel caso dell’influencer marketing ci possono essere problematiche per l’azienda”, ha detto Laura Bononcini alla Iena. “Quindi adesso stiamo sviluppando strumenti che consentiranno all’azienda e al creator la possibilità di controllare il numero di like”. Davvero l’azienda non ha preso questa decisione per un interesse economico ma etico? “Assolutamente sì, perché vogliamo che le persone stiano bene sulla nostra piattaforma perché sennò a un certo punto se ne andranno”.

Ma Montemagno non la pensa così: “Le aziende di questo livello sono aziende quotate in borsa che ogni trimestre devono portare il resoconto agli investitori. Qualunque tipo di decisione fa leva sul risultato economico”. 

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