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Combattenti in Siria contro l'Isis: eroi o pericolosi terroristi? | VIDEO

Davide, Jacopo, Eddy, Paolo e Jack rischiano di essere bollati dalla giustizia italiana come "socialmente pericolosi". Abbiamo incontrato due dei cinque, a cui era andata anche la solidarietà dell'italiano ucciso a Baghuz, Lorenzo Orsetti

“Se li indagassero almeno avrebbero elementi per potersi difendere. Le autorità italiane stanno solo cercando di metterli sotto sorveglianza speciale. Il loro unico crimine è stato quello di venire in Rojava a difendere questa rivoluzione. Pare che il loro unico crimine sia quello di saper usare un’arma ma a questo punto andrebbero indagate tantissime persone in Italia. Mi sembra profondamente ingiusto trattarli da terroristi”. A parlare a Le Iene, il giorno prima di ripartire per l'ultima volta per il fronte di Baghuz dove ha trovato la morte per colpa dell’Isis, è Lorenzo Tekoser Orsetti, uno delle centinaia di italiani che sono andati in Siria a fronteggiare di persona le bandiere nere del Califfo Al Baghdadi.

Due di quei 5 ragazzi, che ora rischiano di essere condannati a una sorta di galera senza colpa. Ragazzi che vivono a Torino (Eddy, Jacopo, Davide, Paolo e Jack) e che come Lorenzo Orsetti hanno deciso di combattere il terrorismo. Per loro adesso, e la sentenza potrebbe arrivare già lunedì 25 marzo, il rischio è quello di essere bollati come “socialmente pericolosi”.

“Hanno usato le armi in Siria – si spiega nella sostanza dell’accusa -  e ora potrebbero usarle anche in Italia”. “Questi ragazzi si sono solo generosamente prestati ad andare a combattere laddove hanno ritenuto in coscienza di doverlo fare - spiega il professor Ugo Mattei, docente di diritto all’Università di Torino , che aggiunge – E’ una sorta di processo alle intenzioni, basato su un articolo del codice penale di matrice fascista. È una visione profondamente autoritaria dello stato, quella che sta emergendo”. E anche basata su informazioni sbagliate, perché Jacopo ad esempio in Siria non ha mai imbracciato le armi, limitandosi a “combattere” la battaglia dell’informazione, da giornalista.

Se l’udienza dovesse confermare questa pericolosità, basata anche sulle precedenti battaglie No Tav di questi attivisti, le conseguenze per loro sarebbero pesanti: “saremmo espulsi dalla nostra città – spiega Davide - dovremmo risiedere in un’altra città, dalla quale poi non potremmo neanche più uscire. Ci verrebbe revocato il passaporto e annullata la patente, e inoltre non potremmo uscire nelle ore notturne e riunirci con più di due persone”.

Le Iene con Nina Palmieri hanno incontrato Davide e Jacopo e loro ci hanno parlato di questa rivoluzione popolare contro il terrorismo, in formazioni militari nelle quali combattono insieme uomini e donne, cristiani e musulmani. Tutto, ci sembra, tranne che il modus operandi proprio dei terroristi.

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