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Clicchi sulla foto di Jovanotti e ti rubano i dati

Su Facebook sono comparse a milioni di utenti foto di Jovanotti con titoli accattivanti che promettevano notizie esclusive. Nessuna esclusiva e nessuna notizia: l’unico obiettivo è attirare click per rubare dati e rivenderli. Un esperto ci spiega tutto

Quanti di voi nelle scorse settimane curiosando su Facebook si sono trovati davanti agli occhi una foto di Jovanotti con sotto un titolo dal potere d’attrazione quasi irresistibile? Quanti di voi hanno cliccato? Probabilmente (e purtroppo) tanti! “È un’attività criminale messa in atto per attirare click e raccogliere i vostri dati”, ha messo in guardia lo stesso Lorenzo Jovanotti qualche giorno fa in un post pubblicato sul suo profilo Facebook.

È da qualche settimana infatti che in rete, in particolare su Facebook, girano “articoli” che mettono in bella mostra la foto del cantautore italiano con sotto titoli acchiappa click come: “Jovanotti rivela tutto sulla sua nuova impresa che tutti possono copiare”. Oppure: “Non posso più tenerlo segreto, gli italiani meritano di saperlo”, come se dietro quel click si nascondesse la rivelazione dell’anno. E invece, quando l’utente curioso clicca, si trova su siti che come obiettivo principale hanno quello di raccogliere i suoi dati per guadagnarci. 

Sfoglia qui sotto la gallery con alcuni di questi “post-truffa”.

Clicchi sulla foto di Jovanotti e ti rubano i dati: i post

 
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Sfruttando la visibilità che nelle ultime settimane il cantate ha avuto sui social anche grazie al suo Jova Beach Party, queste specie di fake news hanno come unico scopo il guadagno. Come funziona tutto questo? L’abbiamo chiesto a Francesco Agostinis, esperto di advertising online. “Si tratta di ‘clickbaiting’, di invito forzato al click: questa gente sfrutta l’immagine di persone famose e contenuti in quel momento virali per attirare più persone possibile. Un utente ha istintivamente fiducia verso un contenuto che mostra l’immagine di Jovanotti. Ma quando la gente clicca si trova, per esempio, a leggere un articolo in cui ti dicono che per diventare ricco come Jovanotti devi iniziare a fare trading online e con la scusa ti fanno inserire i tuoi dati o ti mandano direttamente su una pagina di trading. Quei dati, come il tuo contatto o il tuo numero di telefono, vengono poi venduti ad aziende di trading o di promozioni telefoniche”.

Ma la gente ci casca davvero? “Certo! Dobbiamo pensare che questi contenuti vengono visualizzati da milioni di persone, anche perché chi gestisce questo ‘business’ investe dei soldi comprando dello spazio su Facebook, tramite la piattaforma di advertising, proprio per promuovere il suo post. Anche statisticamente, su tutti gli utenti che si trovano davanti quel contenuto, la percentuale di chi ci casca è alta”.

È illegale? “Assolutamente sì, sfruttano la sua immagine senza permesso a scopo di lucro. Il problema però è che spesso sono società estere e riuscire a rintracciare un responsabile è quasi impossibile. Facebook cerca di limitare il fenomeno eliminando i contenuti segnalati dagli utenti. Per questo è importante che chi riconosce questi post li segnali”. Sulla questione interviene lo stesso Jovanotti nel suo post: “È molto difficile fermare sta merda perché i server dai quali viene generata sono irrintracciabili in tempi brevi nonostante tutte le azioni legali possibili. Le cosiddette fake news sono un problema della Rete, in certi casi generate da qualcuno che ci prova gusto e ce ne dobbiamo fare una ragione, ma spesso è vera e propria criminalità informatica che si può combattere con l’unico strumento a nostra disposizione oggi ovvero ragionare e fare attenzione”.

Ma si tratta di vere e proprie fake news? “Non proprio”, spiega Agostinis. “Il clickbaiting mira a portare gli utenti su un sito, ma non c’è un motivo ideologico dietro. Invece solitamente una fake news, per esempio sugli immigrati, cerca di promuovere un certo tipo di ideologia. Nel caso di Jovanotti invece è solo business, una truffa. Però il sistema che c’è dietro è lo stesso: uso contenuti verosimili in cui l’utente medio si riconosce per portarlo a cliccare”.

Per combattere questo lato negativo della rete c’è una sola cosa da fare: stare attenti! “Se vedete qualcosa che è palesemente fake segnalatelo”, consiglia Agostinis. “Fate un servizio alla comunità oltre ad aiutare chi usa Facebook i maniera pulita e corretta”. 

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