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Lamorgese attacca Salvini: “Non c'è nessuna invasione di migranti” | VIDEO

La neo ministra dell’Interno Lamorgese risponde al suo predecessore Matteo Salvini, ribadendo che non c’è alcun allarme invasione e che i centri di detenzione in Libia vanno svuotati. Centri come quello di Tajura, da cui Gaetano Pecoraro ci aveva raccontato storie di torture e di profughi usati come scudi umani

 

“Non siamo di fronte ad alcuna invasione. Basti pensare che nel 2019 gli arrivi sono stati circa 9.600 rispetto ai 22mila di tutto il 2018".

La neo ministra dell’Interno Luciana Lamorgese risponde indirettamente ma in modo netto al suo predecessore Matteo Salvini, con un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica. Il tema, sempre al centro del dibattito politico, è quello dell’allarme immigrazione, cavallo di battaglia della Lega e del centrodestra.

E non solo, spiega la ministra dell’Interno, non c’è alcun allarme invasione, ma le politiche di rimpatrio dell’attuale esecutivo stanno funzionando: “A ottobre sono sbarcati sul territorio italiano 379 tunisini e siamo riusciti a rimpatriarne 243, di cui 138 sbarcati nello stesso mese. In questo modo la percentuale dei rimpatriati rispetto agli sbarcati è di oltre il 60 per cento".

Ma non si può parlare di emergenza immigrazione senza affrontare la questione del ruolo della Libia. E qui Luciana Lamorgese, ex prefetto di Milano, spiega di voler modificare il Memorandum con la Libia voluto nel 2017 dal governo Gentiloni: “Il governo è al lavoro per modificare i contenuti. Mi limito a dire che occorre sostenere i rimpatri volontari assistiti, quelli organizzati dall'Unhcr e dall'Oim, che hanno già consentito il rientro in patria di 25 mila migranti e vanno svuotati i centri attraverso i corridoi umanitari europei”.

Delle terribili condizioni nelle quali sono “ospitati” da anni i migranti in Libia Le Iene vi hanno parlato più volte. L’ultima occasione è stata, attraverso il racconto di Gaetano Pecoraro, la vicenda del missile che ha colpito il campo profughi di Tajura (che potete rivedere nel servizio qui sopra).

Le terribili immagini di quel bombardamento, nel quale sono morti in decine, ci sono arrivate attraverso i video girati dai telefonini degli stessi profughi (come potete rivedere nel servizio qui sopra).

Non si sa esattamente chi abbia tirato la bomba, ma si conosce il perché. Stando a quanto raccontano i profughi infatti nell’underground, dove avvenivano le torture, c’erano dei depositi di armi, bombe e perfino carri armati. La bomba quindi, con molta probabilità, voleva distruggere proprio quel deposito di armi. Il commento di uno dei profughi intervistati ci fa ancora gelare il sangue: “Ci usavano come scudi umani”

Solo due anni prima, l’11 maggio del 2017, il centro profughi di Mineo, in Sicilia, aveva ospitato l’incontro tra una delegazione del governo italiano e le autorità libiche, per organizzare il blocco delle partenze dei migranti dalle coste del paese africano. La cosa che non è passata inosservata è la presenza, a quel tavolo ufficiale, di Abd Al-Rahman Milad, meglio conosciuto con il nome di battaglia di Bija.

Secondo l’Onu il comandante Bija dovrebbe stare in galera per crimini contro i migranti. Sarebbe il boss dei trafficanti di migranti, uno che da una parte affiancherebbe con una sua milizia la guardia costiera libica ma dall’altra secondo l’Onu, gestirebbe nel bene e nel male tutto il flusso delle partenze dei profughi. Un report delle Nazioni unite lo indica come un trafficante di migranti.

Strano quindi vederlo trattare con l’Italia per risolvere un problema delicato come quello dell’immigrazione dalla Libia. Le autorità di Roma sapevano chi fosse perché tanti giornali avevano parlato di lui, ma soprattutto perché in uno studio del ministero della difesa Bija era indicato come “dedito al traffico di migranti”. In un video si vede Bija che frusta alcuni migranti su un barcone. Metodi brutali utilizzati anche da altri libici in diverse situazioni e che purtroppo ci vedono ancora coinvolti, come per esempio nei tre campi profughi di Tripoli.

Campi come quello di Tajura, in cui accadevano cose indicibili. “Prendevano le ragazze e le violentavano”, ci racconta uno dei migranti che è stato lì. Gaetano Pecoraro ha chiesto proprio al nuovo ministro dell’Interno Luciana Lamorgese: se l’Italia dovesse essere complice in crimini contro l’umanità, come la metteremo? “Quello lo valuteremo. Ogni giorno ha la sua pena”, è stata la laconica risposta del ministro.

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