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Lucia: “Mi ha quasi ucciso: lui è libero, io no” | VIDEO

Nina Palmieri racconta la storia di Lucia Panigalli, aggredita con un coltello dal suo ex. In carcere ha tentato di farla uccidere una seconda volta. Ma il paradosso della legge italiana è che lui ora è libero e lei no

“Quest’uomo per me è pericoloso. È chiaro e indubitabile che lui mi vuole morta. Ma solo perché non sono morta, lo Stato non riesce a condannarlo”. Lucia Panigalli è protagonista, suo malgrado, di una storia che mostra come la legge può essere davvero troppo distante dalla vita delle persone. L’uomo di cui parla lucia a Nina Palmieri è Mauro Fabbri, con cui la donna ha avuto una relazione.

Lucia conosce Mauro 10 anni fa in una balera. “Era un uomo irreprensibile. C’è stato poco più di un flirt”, racconta alla Iena. “Era un uomo che parlava poco, non molto affettuoso, però affidabile”. Ma dopo poco più di un anno arrivano i problemi: “Io gli dissi che era stanca e che dovevamo troncare e lui mi disse ‘sì sono stanco anche io’”.

Per un mese l’uomo non si fa più sentire. Ma poi ricomincia a farsi vivo, fino a che un giorno si presenta sul posto di lavoro di Lucia: “Mi ha dato un bacio sulla fronte e ha detto ‘lo dovevo fare’”.

Passano pochi giorni, è il 16 marzo 2010 quando un uomo con il passamontagna si avvicina a Lucia, mentre è nei pressi della propria abitazione. L’uomo aggredisce Lucia con un coltello. “Sussurrava ossessivamente ti uccido, ti uccido”. Così Lucia riconosce la voce di Mauro. “A un certo punto il coltello è sparito, la lama si era staccata dall’impugnatura”. Lucia riesce a svincolarsi e a scappare in casa. “Quando mi sono vista allo specchio ero coperta di sangue dalla testa ai piedi.

Nel 2015, dopo 5 anni, Fabbri entra in carcere con una condanna per tentato omicidio. Ma in carcere il suo intento non sembra cambiare. “Abbiamo la prova che Fabbri in carcere stesse pianificando concretamente l’omicidio di Lucia attraverso un sicario”, spiega a Nina Palmieri l’avvocato della donna, Eugenio Gallerano.

Ma il sicario bulgaro, compagno di cella di Fabbri, racconta tutto e per Fabbri parte il secondo procedimento per tentato omicidio. “Era talmente chiara la volontà omicida di quest’uomo che io ero assolutamente certa che sarebbe stato condannato”, dice Lucia alla Iena. Invece Fabbri viene assolto grazie a delle sfumature del codice penale che non permettono di considerare la sua condotta un reato. “Ha beneficiato dell’ambiguità del comportamento tenuto dal bulgaro”, dice l’avvocato. “Il giudice non ha ritenuto che il bulgaro volesse davvero attuare il piano criminoso del Fabbri”.

Non solo, Fabbri esce prima del previsto dal carcere. “Premiato per buona condotta”, dice Lucia.

“Ho paura, più di prima”, ci dice la donna. “Sono perfettamente consapevole di avere a che fare con una persona disturbata. Ogni volta che devo uscire di casa devo chiamare i carabinieri, devo aspettare che vengano davanti a casa”. Lucia vive praticamente sotto scorta, mentre Fabbri è libero, seppur con delle misure di sicurezza.

“Nessuno si deve permettere di associare l’amore al femminicidio o alla violenza contro le donne”, dice Lucia in riferimento all’intervista a Porta a Porta finita al centro delle polemiche. Bruno Vespa è stato infatti criticato sui social e da alcune associazioni femministe per alcune sue frasi. Tipo queste: “È fortunata, perché è sopravvissuta, tante donne vengono uccise. Se avesse voluto ucciderla l’avrebbe uccisa". Molti telespettatori hanno letto in questa frase uno sminuire il pericolo che corre e ha corso la donna. Come a dire che dal momento che Fabbri non è riuscito a ucciderla, il suo intento magari non era quello. “Ci sono rimasta male, non ho bisogno di scuse dirette. Ma sarebbero necessarie verso tutte le persone che si sono sentite offese, e tra queste ci sono anch’io”. 

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