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Beni confiscati alla mafia: a Genova ci vivono le prostitute | VIDEO

Solo due immobili dei 100 confiscati al clan Canfarotta è stato assegnato ad associazioni antimafia. I restanti sono abitati da prostitute nel pieno centro di Genova. Silvio Schembri è andato a indagare sul perché

Salvatore Canfarotta sbraita nel pieno centro di Genova contro Le Iene. Lo Stato gli ha confiscato oltre 100 immobili tra appartamenti, negozi e villette.

“Con il padre Benito sfruttava la prostituzione e la clandestinità”, dice Luca Curtaz, consigliere Municipio 1. Dagli anni ’70 hanno accumulato un patrimonio immobiliare sempre maggiore. “Apparentemente gestivano un’agenzia immobiliare, in realtà erano pieni di prostitute e clandestini”. Nel maggio 2014 glieli confiscano: sono 96 immobili in tutto il nord Italia. Alcuni sono completamente fatiscenti, altri abitati da prostitute che continuano a pagare l’affitto all’agenzia per i beni confiscati. Solo due beni su 100 hanno riaperto: uno è una bottega, l’altro è sede di un’associazione per l’integrazione.

Silvio Schembri è andato a parlare con l’amministratore dei beni confiscati di Genova. “Gli appartamenti meglio tenuti sono quelli della prostituzione”, dice Carla Ricci. “Con questi strumenti non sono in grado di operare, quindi mi dimetto”. Ma l’agenzia non ha letto neppure le sue dimissioni. Così davanti alle nostre telecamere telefona ai suoi superiori. “Dottoressa, non rilasci nessuna dichiarazione. Li mandi via”, dice Bruno Frattasi direttore dell’agenzia beni confiscati. Andiamo noi a parlare con lui. “C’è una situazione abbastanza precaria”, spiega alla Iena.

Silvio Schembri chiude il cerchio andando dai Canfarotta. “Io, mio padre e mia madre siamo stati accusati di essere associazione a delinquere. Ma dov’è questa associazione?”, dice Salvatore Canfarotta urlando tra i vicoli di Genova.

La vera domanda è un’altra: dove è finito il milione di euro stanziato dal governo Renzi per la gestione di questi beni?

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