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“Salvate mio fratello schizofrenico, e la mia famiglia” | VIDEO

Ilaria e Matteo crescono in un orfanotrofio rumeno, quando una coraggiosa famiglia italiana li adotta. Ma Matteo, che ha vissuto abusi e torture, inizia a manifestare schizofrenia e disturbi psicotici. È l’inferno per la sua famiglia, abbandonata dalle istituzioni. E adesso Ilaria in questo video-appello implora aiuto

Ilaria è una sorella coraggio. Una giovane donna che sta lottando con le unghie e con i denti per ottenere un suo diritto: garantire cure adeguate a Matteo, suo fratello, che sembra essere stato abbandonato a se stesso.

Questa è una storia di dolore, una tragedia che colpisce in Italia tante famiglie, che lottano nel silenzio di quattro mura domestiche: la malattia mentale. Una storia che Ilaria ci racconta nel toccante video-appello che potete vedere sopra.

Tutto comincia 30 anni fa in Romania, dove i due fratelli nascono. La loro è una famiglia distrutta, dieci figli piccoli e una madre che decide di togliersi la vita davanti ai loro occhi. I bambini sono costretti a crescere in un orfanotrofio: ma se possibile per loro l’inferno è appena all’inizio. “Abbiamo dovuto assistere a cose tremende – ci racconta Ilaria – , bambini abusati davanti ai miei occhi e torture inflitte senza un motivo, come quando ci spegnevano le sigarette sul braccio. Matteo ha vissuto tutto questo orrore – prosegue Ilaria –, una cosa che ha lasciato una traccia indelebile nella sua mente”.

La fortuna sembra però bussare per un attimo alla porta di Ilaria e Matteo, quando una famiglia italiana che vive a Terracina decide di adottarli. Nonostante quei terribili ricordi abbiano lasciato pesanti strascichi nei bambini, anche a livello fisico. Matteo, che insieme agli altri piccoli orfani è stato più volte costretto a bere la propria pipì, si è infatti ammalato di epatite. Ma l’amore è più forte, e quei due coraggiosi genitori decidono comunque di offrire a Ilaria e Matteo l’opportunità di crescere felici.

Ma il passato ritorna e si fa sentire, soprattutto nella testa di Matteo. Il bambino, che fin da piccolo ha sempre avuto atteggiamenti e comportamenti “strani”, comincia a delirare, raccontando di sentire voci e vedere presenze sconosciute. “Schizofrenia borderline e sdoppiamento di personalità”, dirà anni dopo una diagnosi medica. È l’inizio dell’inferno, quello vero, per Ilaria e per la sua famiglia.

Un inferno fatto di ingressi e fughe da comunità, da cui Matteo scappa appena può per tornare  a rifugiarsi da mamma e papà e dalla sua amatissima sorella Ilaria. Ma una volta a casa, Matteo resiste pochi giorni, a volte addirittura solo ore. Quando i fantasmi del passato urlano nella sua testa, il giovane perde le staffe, arrivando a fare ciò che non vorrebbe mai fare. Come quando nel 2014, durante una lite in casa, rompe un braccio al padre. Ilaria, gonfia di dolore, è costretta suo malgrado a denunciarlo, ma quella denuncia come ci dice lei stessa “era solo un grido d’aiuto rivolto alle istituzioni che ci hanno abbandonato, non decidendo di prendersi cura davvero di Matteo”.

Matteo resiste pochi giorni a casa, e torna a fare l’unica cosa che pensa sia giusta, soprattutto per evitare altri dolori agli anziani genitori già così provati: scappare. E la sua casa diventa la strada, dormendo dove può e nutrendosi con quello che i passanti gli regalano.

Matteo, che è giudicato “socialmente pericoloso”, non riesce a stare fuori dai guai, e più volte viene fermato per danneggiamenti, collezionando tante piccole condanne. E fermi. Ma è solo questione di ore, di giorni, e le istituzioni sono nuovamente costrette a lasciarlo andare. Il posto per Matteo infatti non può essere un carcere, o una delle numerose comunità generiche che provano ad ospitarlo. Matteo ha bisogno di una struttura contenitiva, come la Rems di Ceccano che per 4 mesi dal gennaio 2018 lo ospita. La speranza di Ilaria però, in quella occasione, dura pochissimo, perché la struttura lo dimette. “Hanno detto che non sono in grado di trattenerlo – racconta ancora Ilaria –".

Matteo è di nuovo fuori, a far danni soprattutto a se stesso. Finalmente nel 2016 un giudice decide che Matteo debba avere un tutore, e questo viene individuato nella figura del sindaco di Terracina. E il sindaco, a sua volta, delega il compito ad un avvocato.

Un legale che però non dura, e a cui ne segue un altro, e un altro ancora (l’attuale). “Mi dicono che troveranno una struttura adeguata per Matteo – spiega ancora Ilaria tra le lacrime -, ma nulla sembra muoversi. Matteo scompare per settimane, mesi, e noi non possiamo fare altro che presentare denuncia di scomparsa. Poi un giorno ritorna a casa, all’improvviso. Ma resta poche ore e di nuovo via, per strada”.

Nel luglio 2018 finalmente qualcosa sembra muoversi, quando un giudice sentenzia che Matteo debba essere ricoverato in sicurezza detentiva presso la Rems di Ceccano, la struttura che già lo aveva ospitato anche se per breve tempo. Quella carta parla chiaro, e non lascia spazio ad alcuna interpretazione: “Si richiede la designazione della struttura per l’esecuzione delle misure di sicurezza detentiva. Casa di cura e custodia REMS per la durata di anni 1”. Sembra fatta, anche se in seguito la durata viene ridotta a 7 mesi.  Lieto fine, direte voi? No, perché Matteo non viene ricoverato in quella struttura, indicata espressamente dal giudice, neanche per quei 7 mesi. E quindi ritorna a “far danni” per strada, alternando momenti di tranquillità in famiglia a improvvise fughe. E a dare nuovo dolore a Ilaria e a due anziani genitori, ormai ridotti allo stremo.

“Matteo in casa quando è tranquillo è affettuosissimo – spiega ancora Ilaria –. Nei momenti di lucidità è lui stesso a dire che non può rimanere a casa a lungo, per non far soffrire mamma e papà e me. Una cosa straziante per me, credetemi”.

Durante l’ennesimo momento di crisi, Matteo sbraita e minaccia di morte. Ilaria chiama i carabinieri, che fanno accorrere le auto mediche per un trattamento sanitario obbligatorio. Una misura necessaria in questi casi, di cui però ovviamente il ragazzo ha tremendamente paura. “So bene cosa succede in questi casi – spiega ancora Ilaria – e l’ho visto proprio su mio fratello. Vieni legato mani e piedi ad un letto, sedato, fino a renderti un vegetale con la schiuma alla bocca. E quando ne esci non sei in grado neanche di andare in bagno autonomamente, e te la fai letteralmente sotto”.

“Pochi giorni dopo il ricovero a Formia – spiega ancora la sorella di Matteo - la richiesta di TSO decade e mio fratello viene dimesso. Passano alcune ore e la polizia mi chiama dicendo che Matteo si trova su un binario con le infradito ai piedi e il foglio di dimissioni dall’ospedale”. E Matteo, che non ha un posto adeguato dove essere curato, ovviamente scompare di nuovo.

“Allora faccio una denuncia di scomparsa – aggiunge la ragazza –. All’inizio il militare non sembra volerla accettare  perché a farla dovrebbe essere il suo tutore, ma quest’ultimo non la fa”. Ilaria racconta di essere svenuta, e che solo allora i carabinieri avrebbero accettato di farle presentare la denuncia. Non sappiamo come sia andata davvero, ma crediamo che la famiglia di Matteo abbia già subito abbastanza.

E la misura è talmente colma che Ilaria è arrivata addirittura a chiedere di diventare tutrice di suo fratello. Un assurdo, che arriva dopo che le istituzioni che dovrebbero aiutare Matteo, a quanto ci dice Ilaria, non avrebbero fatto fino in fondo il proprio lavoro. Noi de Le iene chiediamo adesso che la REMS di Ceccano, la struttura che un giudice ha indicato come la sola in grado di aiutare Matteo, possa finalmente sollevare questa famiglia da un Inferno non più sopportabile. Prima che sia troppo tardi.

Una nostra fonte interna alla Corte costituzionale ci ha riferito che il presidente della Repubblica avrebbe telefonato al presidente della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi il 24 settembre sul suicidio assistito. Abbiamo cercato fin dalla mattina di avere la versione del Quirinale, che ha smentito solo nel tardo pomeriggio. E solo una volta uscito l’articolo. Mentre la nostra fonte conferma tutto  

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