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Migranti, “Aiutiamoli a casa loro”. Ma anche no

I dati sul sostegno dei paesi in via di sviluppo sono allarmanti. E l'Italia è il fanalino di coda fra i paesi donatori dell'OCSE

La OECD, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha pubblicato i dati relativi ai finanziamenti per sostenere i paesi in via di sviluppo del mondo. “La situazione è allarmante” ha dichiarato Jan Egeland, segretario generale del Consiglio norvegese per i rifugiati. Il denaro arrivato alle organizzazioni umanitarie dai paesi donatori è infatti meno di un terzo di quello patteggiato: ogni anno le Nazioni unite e le organizzazioni umanitarie lavorano insieme per lanciare appelli basati sulle valutazioni dei bisogni nei paesi colpiti dalla crisi. Quest'anno sono necessari 26 miliardi di dollari per fornire assistenza a circa 94 milioni di persone bisognose.

Angel Gurría, segretario generale dell'OCSE, l'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, ha affermato che "i paesi donatori non stanno rispettando l'impegno preso nel 2015 di aumentare i finanziamenti per lo sviluppo".

Le politiche restrittive di Trump e l’affaticamento economico di alcuni paesi, come il Regno Unito, hanno gravato ulteriormente sulla scarsità dei fondi donati per l’assistenza umanitaria ai paesi meno sviluppati. 

L’Italia è uno dei 29 paesi donatori e dal 2015 ha promesso di “intensificare la collaborazione per garantire un'efficace attuazione delle strategie di sviluppo locale per promuovere l'occupazione, incoraggiare l'imprenditorialità e aumentare l'inclusione sociale” riporta il sito della OECD.

L’attuale ministro dell’Interno Matteo Salvini ha infatti più volte dichiarato pubblicamente di voler mettere a disposizione 1 miliardo di euro con il fine di sostenere i paesi in via di sviluppo dell’Africa, nel dettaglio Tunisia, Marocco, Algeri. Da qui il famoso e ormai abusato slogan “Aiutiamoli a casa loro”. L’attenzione alla situazione africana ha per il ministro un fine preciso: “garantire ai figli dei rifugiati di crescere nelle loro civiltà, e ai nostri di crescere tranquilli” ha detto.

La realtà in termini statistici è però purtroppo molto diversa dalle nobili intenzioni iniziali: l’Italia dal 2018 è il paese che ha ridotto in maniera più drastica il proprio contributo in materia di cooperazione, con un calo del 21,3% in termini reali, come riporta Openpolis, l'osservatorio sui dati pubblici.

Il nostro Paese non è il solo ad aver diminuito il proprio contributo in materia di cooperazione. Sono infatti 12 su 29 le nazioni che hanno ridotto il volume delle risorse destinate all’aiuto pubblico e allo sviluppo sociale; ma il calo italiano è stato quello più significativo. L’Italia si posiziona infatti al diciassettesimo posto nella classifica dei paesi donatori dell’OCSE.

Un dato che lascia l'amaro in bocca, visto il periodo di crescita costante che si era registrato tra il 2012 e il 2017. E nel 2018 rispetto all'anno precedente manca all'appello il famoso miliardo di euro per la cooperazione. Il governo rispetterà l'impegno preso entro la fine del 2019?

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