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Migliaia di migranti verso l'Europa: si riapre la rotta balcanica? | VIDEO

Il presidente turco Erdogan minaccia di “riaprire le porte dell’Europa”. Le Iene vi avevano raccontato la tragedia della “rotta balcanica” con la storia commovente del siriano Hassan

Si sta per riaprire la rotta balcanica dei migranti? Solo un sospetto, ma il settimanale tedesco “Der Spiegel” snocciola dati che lascerebbero pensare che qualcosa, nel silenzio generale, stia già accadendo: ad agosto 2019 ben 8mila persone sono sbarcate illegalmente sulle isole greche, provenienti soprattutto dalla vicina Turchia. Una cifra molto simile a quella registrata nel 2016, al culmine dell’emergenza migranti che portò in Europa oltre 1 milione di profughi e rifugiati, soprattutto siriani in fuga dalla guerra. Anche al nostro confine con la Slovenia le cifre ufficiali raccontano un cambiamento: nei primi sei mesi di quest’anno sono raddoppiati gli arrivi illegali rispetto a tutto il 2018.

La “rotta balcanica”, dicevamo. È il 2015 quando, soprattutto con la guerra in Siria, una valanga umana di disperati preme alle porte dell’Europa, passando dalla Turchia e risalendo lungo il corridoio balcanico. Dalla Turchia alla Grecia, e di lì attraverso Serbia, Ungheria e paesi della ex Jugloslavia. Sono mesi di cronache disperate: la stazione ferroviaria di Budapest invasa da famiglie in fuga dalle bombe di Assad e dei jihadisti, centinaia di migranti che denunciano assalti e ronde punitive di neonazisti tra Bulgaria e Ungheria, sino ai trafficanti di uomini che nascondono decine di migranti nei cassoni dei propri tir. E ci scappano anche i morti, tra chi viene ritrovato asfissiato all’interno di un tir o chi scompare senza lasciare traccia nei boschi e nelle paludi lungo la strada. Un’emergenza che l’Europa non può non affrontare e così arriva la storica decisione della Germania di Angela Merkel di aprire le porte a quasi un milione di rifugiati siriani.

Ma questa pressione, all’inizio del 2016, comincia a diventare ingestibile ed ecco che a marzo Unione Europea e Turchia sottoscrivono un accordo: soldi ad Ankara in cambio dell’ospitalità ai migranti sul proprio territorio, anche quelli già arrivati in Europa del Nord, la meta scelta da oltre il 60%. Un accordo in base al quale Ankara ospita almeno 3,7 milioni di siriani, mentre l’Europa si impegna a pagare in più tranche una cifra attorno ai 6 miliardi di euro.  

Il vento ora sta forse cambiando: alcuni osservatori internazionali puntano il dito proprio sulla Turchia di Erdogan, che starebbe minacciando di tornare ad allentare i controlli ai propri confini, riaprendo di fatto il cancello della casella europea. “Create presto una zona di sicurezza nel nord della Siria o riapriamo le porte ai rifugiati siriani”, avrebbe detto il presidente turco Erdogan durante una riunione del suo partito.

Una minaccia legata alla guerra in Siria e alla storica e mai risolta questione curda, ma che sa anche di ritorsione per motivazioni puramente economiche. Erdogan infatti, spiegano gli osservatori, lamenterebbe un tradimento da parte dell’Europa sui pagamenti promessi nel 2016. Di quei 6 miliardi di euro promessi da Bruxelles per tenere sostanzialmente sigillate le porte di accesso all’Europa, la Turchia deve ricevere ancora circa 400milioni di euro, anche se si parla anche di cifre più alte.

Un accordo che andrà rinegoziato nel 2020: Erdogan potrebbe aver fatto quelle dichiarazioni sui migranti soprattutto per tornare a batter cassa. Intanto in Turchia torna a crescere l’insofferenza per quei profughi accampati lungo i confini con la Siria e nelle città della costa di fronte alla Grecia. Da luglio 2019 è stata avviata una campagna di arresti e di espulsioni nei loro paesi di origine, denunciata da alcune organizzazioni umanitarie.

Una campagna che non riguarderebbe i siriani, spiegano ad Ankara, tutelati da uno statuto di protezione particolare. Diversamente la pensa il rapporto pubblicato recentemente dall’associazione “We want to live together”, secondo il quale anche numerosi siriani sarebbero stati di fatto costretti a tornare in patria. Viaggi forzati verso casa, forse mascherati da rimpatri volontari. La ong Human rights watch dice di più: moltissimi migranti verrebbero portati addirittura nella zona di Idlib, dove ancora infuria la guerra.

Noi de Le Iene vi avevamo raccontato, nel servizio che potete vedere qui sotto, dell’odissea dei profughi siriani lungo la rotta balcanica con la toccante storia di Hassan, il padre di famiglia di Aleppo fuggito dalle bombe che aveva tentato di attraversare a nuoto i 5 chilometri di mare freddo e buio tra la turca Bodrum e la greca Kos. Un tentativo folle e disperato, che alla fine era riuscito grazie all’appoggio di una piccola barca privata di una famiglia italiana, che aveva deciso di soccorrere un Hassan ormai senza più forze. 

La Iena Gaetano Pecoraro ha accompagnato passo passo Hassan durante quell’impresa disperata, perché l’uomo non aveva i soldi per pagare i trafficanti che lo avrebbero condotto in Grecia su un comodo gommone. In un secondo servizio Hassan, che è riuscito ad arrivare in Grecia sano e salvo, fa un tratto di viaggio lungo la rotta balcanica insieme a Gaetano Pecoraro. Fino in Italia, a Roma, dove gli è stato offerto un lavoro all’interno di un vivaio. 

Ma quella stessa costa greca che ha visto la salvezza di Hassan, è stata anche protagonista della tragica vicenda del piccolo Alan Kurdi, il bimbo siriano di 3 anni che è diventato il simbolo dei morti in mare. Nel frattempo nel Mediterraneo, l’altra rotta dei disperati in fuga verso l’Europa, sono stati migliaia i migranti che hanno perso la vita. Ora c’è solo da sperare, se si dovesse davvero riaprire la rotta balcanica, che non si debba più assistere a tragedie come quella del piccolo Alan Kurdi.  Un piccolo del quale è necesssario rivediate la foto, per non dimenticare questa infinita tragedia.

 

Guarda qui sotto il servizio di Gaetano Pecoraro in cui Hassan tenta la disperata traversata dalla Turchia alla Grecia

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