>External linkFacebookFacebook MessengerFull ScreenGoogle+InstagramLinkedInNewsmostra di piùTwitterWhatsAppClose
News |

Minigonne e prosciutti: “Don Alberto, queste gambe me le ha donate il suo Dio”

Il volantino di Don Alberto contro le minigonne delle ragazze del paesino di Resia (Udine) fa il giro del web. E una di loro risponde. Con Nadia Toffa, in un caso simile, a Novara, abbiamo fatto un esperimento per capire quali gonne offendono il “comune senso del pudore”

“Caro Don Alberto, queste gambe me le ha donate il suo Dio e il Dio di cui mi hanno tanto raccontato sono certa che non si sentirebbe offeso a vedere mezzo ginocchio scoperto da una gonna”. Con queste parole Petra, una delle ragazze prese di mira da un volantino firmato da Don Alberto Zanier, della parrocchia di Resia, si difende su Facebook dalle offese del sacerdote, che ha paragonato le cosce che sbucano dalle gonne di lei e di altre ragazze ai prosciutti di San Daniele. E che non si è nemmeno fermato a questo paragone (davvero molto infelice).

“Pochi giorni fa potevamo assistere a una bella carrellata di cosce ben in vista”, si legge nel volantino che ha fatto il giro del web, suscitando molte e comprensibili critiche. Don Alberto parla di “grave mancanza di rispetto verso il corpo della donna”. Se ci avesse risposto al telefono, la prima cosa che volevamo chiedergli è proprio se non deve essere la donna a decidere cosa manca di rispetto al suo corpo.

Le gonne definite “troppo mini” sono quelle (in realtà del tutto normali come potete vedere nella foto qui sopra) che indossavano le ragazze durante la messa e i festeggiamenti del 1 gennaio a Resia (Udine) per i nati nel 1999. “Si legge tra le righe in modo molto chiaro che il femminicidio è anche risultato della donna che si rende merce. Che noi indossando una gonna abbiamo provocato sessualmente gli uomini presenti e il parroco stesso”, continua Petra in un lungo post su Facebook. Infatti, nel volantino c’è scritto che “la donna stessa da un lato denuncia le molestie e dall’altro non si accorge di diventare merce essa stessa”. Come a dire, se denunci le molestie non ti puoi mettere la minigonna, o peggio: se ti metti la minigonna poi perché dovresti denunciare le molestie? Sono altre domande che vorremmo fare a Don Alberto, che può risponderci e contattarci in qualsiasi momento su redazioneiene@mediaset.it.

“Voglio mettere in chiaro che non mi sono assolutamente offesa per la critica”, continua Petra, “anche se, guardando nelle foto, non vedo queste cosce scandalose tanto chiacchierate. Mi sono offesa perché sono stata incolpata di essere donna. Sono stata umiliata insieme alle mie compagne, alle loro mamme e alla mia mamma di fronte a tutta la comunità. Perché se gli uomini si eccitano, se commettono violenze o addirittura omicidi è colpa nostra e delle nostre gambe”. 

Già. Perché alla fine del volantino il don si pone effettivamente la domanda se “la colpa di tutto questo” sia da attribuire alle ragazze (di quale scandalosa colpa stiamo parlando poi?). “Ma anche no”, si risponde il don. La colpa è “delle mamme”, che le fanno uscire di casa vestite così. Cioè? Con gonna e calze nere?

Secondo don Alberto presentarsi così “è un insulto e una provocazione fatta al sacerdote”. Ora, se lui si è sentito provocato da un abbigliamento del genere, il problema è suo o delle ragazze? Inoltre, se il problema era semplicemente come vestirsi durante una messa, perché il don non ne ha parlato direttamente con le ragazze in occasione della celebrazione del 1 gennaio, anziché offenderle pubblicamente tirando in ballo cose che non c’entrano niente come le molestie, il femminicidio e tantomeno il San Daniele? Avremmo voluto chiederlo a lui, appunto, ma non ci ha risposto. A proposito, don Alberto, quali sono le “scene da film hard lesive della dignità della donna”?

 

Non è certo la prima volta che le minigonne fanno scandalo, pure quest’anno. Con Nadia Toffa ci siamo occupati a novembre di una ordinanza che, in maniera ancora più sorprendente, si consumava tutta nella sfera profana anziché sacra. L’iniziativa era del sindaco di Novara, Alessandro Canelli, e stabiliva il divieto di mostrarsi in pubblico "in abiti che offendano il comune senso del pudore". 

Per capire cosa, secondo il sindaco, offende il “comune senso del pudore”, Nadia Toffa si è vestita con gli abiti usati durante una puntata de Le Iene da Alessia Marcuzzi. Vestita così, è andata in giro per Novara e ha incontrato proprio il sindaco. Guardate qui sotto com’è andata.

L'ultima puntata

Questo sito utilizza cookie tecnici, di profilazione e di marketing, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per saperne di più o negare il consento a tutti o alcuni cookie CLICCA QUI.
Continuando la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie.