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La morte di Al Baghdadi. “Vi racconto gli orrori dell'Isis” | VIDEO

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Il presidente Usa annuncia la morte di Abu Bakr Al-Baghdadi, il Califfo che per 5 anni ha guidato lo Stato Islamico. A Le Iene vi avevamo raccontato l’inferno in cui era precipitata Mosul dopo l’arrivo delle bandiere nere dell’Isis, attraverso il coraggioso racconto di un blogger

La morte del califfo dell’Isis Abu Bakr Al-Baghdadi, annunciata dal presidente Usa Donald Trump, è sicuramente una tappa storica della decennale battaglia dell’Occidente contro il terrorismo islamico. Il Califfo, accerchiato da un raid degli uomini delle forze speciali Usa all’interno di un suo compound nella provincia di Idlib, nel nord della Siria, si è fatto saltare in aria con un giubbetto esplosivo, per non essere catturato vivo. Test biometrici, spiega Fox News, avrebbe confermato l'identità di Al Baghdadi, la cui posizione sarebbe stata scoperta dalla Cia. "Qualcosa di molto grande è appena successo" aveva twittato poche ore fa il presidente degli Stati Uniti.  

E sempre Donald Trump ha aggiunto alcuni elementi: "Al Baghdadi urlava e piangeva in una galleria senza uscita mentre era inseguito dalle forze usa, si è fatto esplodere uccidendo anche tre suoi figli. I curdi ci hanno dato informazioni molto utili. Io ho seguito l'operazione nella situation room, è stato come guardare un film. Confermo che nessun soldato usa è rimasto ucciso". 

È difficile in questo momento dire se la scomparsa del leader storico dell’Isis segnerà anche il tramonto definitivo dell’organizzazione, dopo la perdita di oltre il 90% dei territori conquistati in Siria e Iraq, a partire dalle due “capitali” Raqqa e Mosul.

Di una cosa però siamo certi: la morte del califfo Al Baghdadi non cancella dalle pagine più drammatiche della storia gli orrori che i suoi miliziani hanno perpetrato in questi anni di guerra contro l’Occidente.

Un orrore che Le Iene vi hanno raccontato attraverso le parole di un testimone d’eccezione, un uomo coraggioso che ha rischiato la vita per far conoscere al mondo il volto sanguinario dello Stato Islamico, nel servizio che potete rivedere qui sopra.

Si tratta di Omar Mohammed, blogger di “Mosul Eye”, e per anni  è stato l’unica fonte da cui tutto il mondo ha potuto conoscere le esecuzioni, gli agguati, gli attentati suicidi compiuti a Mosul, in Iraq.

“Di giorno ero una persona diversa, con un’altra personalità. Ma quando tornavo a casa, iniziavo a scrivere sul blog e diventavo Mosul Eye”, cioè il blog con cui Omar testimonia dall’interno come si vive sotto l’occupazione dello Stato Islamico.

 “Sapevo che era una cosa molto pericolosa, ma bisognava farlo. Chiedevano sempre soldi, non si poteva lasciare la città, non si poteva andare a scuola, ascoltare musica, l’arte era proibita, si poteva parlare con le persone solo dentro casa, non si poteva usare il cellulare”. Un inferno, insomma. Ma il peggio, in un mondo catapultato all’improvviso nel Medioevo più buio, deve ancora arrivare.

Quello che vede con i suoi occhi è davvero insostenibile: “Gli omosessuali venivano buttati giù dai tetti, i cristiani crocifissi in mezzo alla strada, lapidazioni, decapitazioni e torture, per qualsiasi motivo. Le esecuzioni erano diventate veri show per tutti, girati a volte come dei film. Ho visto dei bambini giocare a calcio, in mezzo alla strada, con le teste dei cadaveri”.

Omar vede anche decine e decine di ragazzini, spesso solo bambini, indottrinati nelle scuole coraniche e convinti a guidare veicoli bomba o a indossare giubbotti esplosivi per farsi saltare in aria.

Omar cerca di annotare mentalmente tutto quello che vede, di ricordare i nomi delle vittime e dei carnefici, per poi trasmetterle al mondo attraverso le pagine del suo blog. Il suo è un gioco pericolosissimo: i miliziani dell’Isis lo minacciano, lo cercano, provano ad isolare il segnale di internet quartiere per quartiere, per stanarlo. Ma non riescono a trovarlo, nonostante la sua stanzetta e dunque il suo blog “Mosul Eye”, confini con la casa di un comandante straniero dello Stato Islamico. Oggi Omar vive in Europa, in una località protetta lo abbiamo intervistato. Ma temiamo che l’Isis, anche dopo la scomparsa del suo leader Al Baghdadi, possa avere ancora qualcosa da voler dire al mondo. A modo suo.

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