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Morto a 21 anni folgorato: condannato il datore di lavoro. E il risarcimento?

È stato condannato in secondo grado a un anno e mezzo di carcere, Nicola Carella, il datore di lavoro di Vincenzo Campana, il ragazzo morto folgorato a 21 anni in provincia di Cosenza. Dal 2013, la sua famiglia non ha ancora visto l’ombra di un risarcimento come hanno raccontato a Nina Palmieri

Condanna in secondo grado per Nicola Carella, il datore di lavoro di Vincenzo Campana morto folgorato, a 21 anni, a Corigliano, un paese in provincia di Cosenza. Della morte di questo ragazzo ce ne siamo occupati con Nina Palmieri, nel servizio che potete vedere qui sopra. I genitori di Vincenzo sostengono di non aver ancora visto l’ombra dei risarcimenti dopo la tragedia successa sei anni fa.

Per Carella in secondo grado è stata confermata la pena a un anno e mezzo di reclusione per omicidio colposo. Il 20 luglio 2013, Vincenzo muore folgorato mentre sta lavorando per una ditta di illuminazione, la “IlluminalArt”. Il ragazzo non era un elettricista, ma il suo contratto parlava di “mansioni di elettricista e installatore di impianti e luminarie”. Sono mansioni che richiedono competenze e conoscenze specifiche che Vincenzo non ha.

Inizia un processo nei confronti del datore di lavoro in cui la famiglia del ragazzo si costituisce parte civile. A fine del 2017 arriva la sentenza di primo grado. Oltre alla condanna deve provvedere al “risarcimento del danno in favore delle costituite parti civili nonché al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva pari a 10mila euro per ciascuna delle parti”.

Alla famiglia di Elvira, la vedova di Vincenzo, dovrebbero quindi arrivare 30mila euro. “Questo non è avvenuto”, dice la donna a Nina Palmieri. Inoltre Elvira viene a sapere che il datore avrebbe intanto preso i soldi dell’assicurazione della ditta, 258mila euro.

La nostra Nina va a parlare con Carella, che nega di aver preso i soldi dell’assicurazione e dice che risarcirà la famiglia. Ora i familiari di Vincenzo potranno avviare le pratiche per il risarcimento dei danni in attesa di un eventuale ricorso in Cassazione.

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