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Mose, tangenti e case a Dubai: sequestrati 12 milioni che sarebbero riconducibili a Galan

Nell’indagine sono coinvolte 6 persone, tra queste anche Giancarlo Galan, ex presidente del Veneto, a cui sarebbero gli oltre 12 milioni di euro posti sotto sequestrati. I soldi del giro di tangenti secondo gli inquirenti finivano nell’acquisto di appartamenti di lusso a Dubai

Maxi sequestro di oltre 12 milioni di euro a Giancarlo Galan, ex presidente del Veneto. L’accusa è di riciclaggio internazionale ed esercizio abusivo dell'attività finanziaria nell’ambito dell’inchiesta sul Mose di Venezia. Un’opera costata oltre 4 miliardi e mezzo di euro decisa dal Governo contro il parere della città e realizzata per proteggere la città dall’acqua alta. Anche noi de Le Iene siamo stati a Venezia nel 2007 per capire le ragioni di quest’opera che paradossalmente univa gli avversari politici e divideva gli alleati, come potete vedere nel servizio qui sopra.

Gli inquirenti hanno accertato un giro di tangenti che arrivavano dal Mose e finivano su conti svizzeri. I soldi poi venivano utilizzati per comprare appartamenti di lusso a Dubai e in fabbricati industriali in Veneto. La Guardia di Finanza ha avviato il sequestro dei conti in alcune banche venete, due imprese e quote di società e 14 immobili in Veneto e Sardegna.

Con Giancarlo Galan, sono coinvolte altre cinque persone. Tra queste due commercialisti nel ruolo di prestanome: uno di loro è Paolo Venuti, lo stesso ex governatore del Veneto. I sequestri nell’indagine sul riciclaggio di tangenti del Mose riguardano denaro depositato presso banche venete, due imprese e quote di società e 14 immobili in Veneto e in Sardegna. 

Dalle indagini sono emersi anche gli strani investimenti di alcuni imprenditori veneti e due studi professionisti padovani che si sarebbero specializzati in affari finanziari all’estero. I fatti risalgono tra il 2008 e il 2015, anche noi de Le Iene in quel periodo con Alessandro Sortino siamo andati a Venezia per vedere con i nostri occhi e ascoltare il pensiero dei veneziani.

In quegli anni il Mose teneva banco e a livello politico divideva gli alleati e univa gli avversari. Da una parte il sindaco di allora Massimo Cacciari (centrosinistra) ha cercato di bloccarlo in tutti i modi contro il parere di Antonio Di Pietro, ai tempi ministro alle Infrastrutture del governo Prodi. E poi c’era Giancarlo Galan, presidente della Regione, che ora favorevole all’opera e si scontrava con i no-Moser e in particolare il loro leader Tommaso Cacciari, nipote del sindaco Mazzimo. 

Una nostra fonte interna alla Corte costituzionale ci ha riferito che il presidente della Repubblica avrebbe telefonato al presidente della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi il 24 settembre sul suicidio assistito. Abbiamo cercato fin dalla mattina di avere la versione del Quirinale, che ha smentito solo nel tardo pomeriggio. E solo una volta uscito l’articolo. Mentre la nostra fonte conferma tutto  

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