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Il Mose e Venezia sott'acqua: ecco come sono stati buttati 8 miliardi | VIDEO

Arresti per tangenti, ritardi incalcolabili, costi come per un’intera manovra economica. E il Mose che doveva proteggere Venezia, appena finita sotto due metri d’acqua con due morti, non è ancora pronto. Noi ve ne avevamo già parlato nel 2007: non è cambiato quasi niente, o meglio si è aggiunta un’inchiesta per un (mega) giro di tangenti

Venezia sotto quasi due metri d’acqua, la Basilica di San Marco gravemente danneggiata, la città che subisce danni incalcolabili e due persone che muoiono per la furia del mare: 187 centimetri d’acqua alta, il secondo livello più alto mai registrato. C’è qualcosa che poteva salvare il gioiello della laguna dalla furia del mare? Sì, il Mose. Quel Mose pensato negli anni ’80, iniziato nel 2003, ancora non terminato ma che intanto ha mangiato una quantità mostruosa di soldi dei cittadini. Dodici anni fa ci siamo già occupati di questa storia, come potete vedere qui sopra nel servizio di Alessandro Sortino e Francesca Biagiotti, e incredibilmente, 12 anni dopo, stiamo parlando degli stessi problemi e scandali.

Sono passati 17 anni dall’inizio dei lavori del Modulo sperimentale elettromeccanico, il Mose. L’opera, immaginata per proteggere Venezia dall’acqua alta, è una sorta di enorme diga mobile: dovrebbe consistere in 78 paratie mobili installate alle bocche di porto della laguna, posate in fondo al mare, che si sarebbero sollevate nel caso di eventi eccezionali come quello di martedì isolando la città dalla furia del mare Adriatico. Un progetto per certi versi innovativo e visionario che però sta affogando, zavorrato da ritardi, corruzione e incompetenza. Purtroppo secondo i canoni più classici della tipica tragicommedia all’italiana.

Questi 17 anni sono stati infatti conditi da inchieste, arresti, commissariamenti. E, come da buona tradizione nostrana, da ritardi su ritardi: doveva essere ultimato nel 2014, ma dopo vari rinvii l’ultima data prevista per l’inaugurazione è stata fissata a fine 2021. Salvo, ovviamente, nuovi imprevisti.

L’ “imprevisto” più grande è datato proprio 2014, l’anno inizialmente previsto per il varo del Mose. Un maxi blitz della Guardia di finanza porta all’arresto di 35 persone, accusate a vario titolo di corruzione, concussione e finanziamento illecito. Il più famoso tra i personaggi coinvolti è Giancarlo Galan, ex governatore della Regione: Galan ha patteggiato una pena di 2 anni e 10 mesi di carcere restituendo 2,5 milioni di euro. Secondo le accuse l’ex governatore si sarebbe addirittura ristrutturato una villa con i soldi che avrebbe illecitamente ottenuto. La società responsabile dei lavori, il Consorzio Venezia Nuova, è stata a quel punto commissariata dal governo.

Da allora i lavori per la realizzazione del Mose, già in ritardo, hanno subito ulteriori stop e slittamenti. Dopo lo scandalo sono emersi vari problemi di natura tecnica: le paratie che dell’opera sono risultate inceppate dalla sabbia che si deposita sui fondali. Anche le cerniere in acciaio, quelle che permettono il sollevamento delle paratie stesse, sembra che si stiano arrugginendo. E i test di funzionamento vengono rinviati.

Una storia assurda insomma, che occupa le prime pagine di giornali, telegiornali e siti Internet da troppi anni. Ma quanto è costata, o meglio quanto ancora ci sta costando, questo immane casino che dovrebbe salvare Venezia? Le ultime cifre parlano di quasi sei miliardi di euro, che diventano otto se si considerano anche le opere accessorie. Una quantità mostruosa di denaro per qualcosa che ancora non è stata messa in funzione e che nemmeno sappiamo con certezza se lo sarà mai e se mai sarà utile a proteggere la laguna. 

Noi de Le Iene ci siamo già occupati di tutta questa storia nel lontano 2007, nel servizio che potete vedere qui sopra. All’epoca vi abbiamo dato conto dei movimenti di cittadini che si opponevano alla realizzazione del Mose e dei costi previsti per la realizzazione dell’opera: quattro miliardi e mezzo di euro, quasi un miliardo e mezzo in meno di quanto ci è già costato finora. E non sappiamo quanto ancora ci costerà prima di vedere la luce del sole.

Avevamo intervistato l’allora sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, che aveva provato in tutti i modi a opporsi alla costruzione del Mose. “È un’opera azzardatissima”, ci aveva detto. Eh sì, perché il governo e la Regione avevano deciso di procedere alla realizzazione dell’opera contro l’opinione del Comune.

Tra i difensori del Mose c’erano all’epoca Antonio Di Pietro, ministro dell’Infrastrutture del governo Prodi, e Giancarlo Galan, quello che poi ha patteggiato una condanna per essersi intascato i soldi destinati all’opera. “Non si dica che non abbiamo fatto tutto il possibile per proteggere Venezia dall’acqua alta”, ci aveva detto l’eroe di Mani pulite. Perché già all’epoca si temeva che il riscaldamento globale avrebbe causato un innalzamento del livello del mare e che la città rischiava di finire allagata costantemente dal mare Adriatico: i dati però non erano ancora catastrofici.

Nel 1966 la città finì completamente alluvionata a causa di una eccezionale alta marea unita al maltempo: il livello del mare raggiunse un metro e 94 centimetri, la cifra più alta mai registrata. I danni a Venezia furono enormi e fu proprio in quel momento che si iniziò a pensare a un sistema di dighe per proteggere la laguna. Fu quell’evento catastrofico a segnare la nascita dell’idea del Mose. Un’opera imponente, mai pensata e realizzata prima. Londra e Rotterdam, che negli anni ’50 avevano subito alluvioni devastanti e avevano deciso di proteggersi anche loro con sistemi di dighe, differenti però da quello in corso di realizzazione a Venezia. Le opere pensate all’estero presentato un evidente svantaggio: sono visibili sempre, mentre il Mose giace sul fondale marino quando non è in funzione e non altera così il paesaggio della laguna.

Già all’epoca però si sapeva qual era il punto debole del Mose: mentre le opere di Londra e Rotterdam hanno i meccanismi esposti all’aria aperta, quelli della diga veneziana sono sott’acqua. E questo li espone a tutti i danni che il mare salato può comportare ai sistemi meccanici, prima di tutto alle cerniere. All’epoca del nostro servizio, che risale a dodici anni fa, ancora non erano emersi i danni che si sono verificati in seguito: ma se già si conoscevano i rischi perché si è deciso di realizzare questo tipo di opera? Il movimento No Mose denunciava questo pericolo, è rimasto inascoltato.

Ne avevamo parlato con l’ingegner Mazzacurati, all’epoca presidente del Consorzio Nuova Venezia che aveva in appalto la costruzione del Mose. Ci aveva detto che sarebbero serviti, in totale, 18 milioni di euro all’anno per fare la manutenzione dell’opera e mantenerla in funzione. Anche l’ingegner Mazzacurati è finito poi al centro delle inchieste sul Mose, uscendo dal processo con un patteggiamento. Nel corso dell’inchiesta era stato messo agli arresti domiciliari: secondo la ricostruzione durante il procedimento, durante la sua presidenza il Consorzio avrebbe elargito tangenti per oltre 100 milioni di euro. All’epoca fu definito dalla stampa “il grande burattinaio” dietro alle operazioni torbide del Consorzio. In seguito Mazzacurati fu dichiarato non idoneo a deporre al processo a causa di gravi motivi di salute, ed è morto nel settembre del 2019.

Tornando al Mose, nonostante alcuni dubbi di cui vi abbiamo dato conto sembrava che dei progettisti ci si potesse fidare mentre del costruttore meno. E attenzione, perché mancavano ancora sette anni all’esplosione dello scandalo sul Consorzio che è monopolista nella progettazione e realizzazione dell’opera. “C’è una figura che prende tutti i soldi pubblici, che è composta da imprese private: figurarsi se chi deve progettare e farlo farà la cosa più economica”, sostenevano all’epoca nel comitato No Mose. Insinuazioni a cui l’ingegner Mazzacurati rispondeva così: “Lei crede che quando gli americani sono andati sulla Luna abbiano fatto una competizione (tra aziende private, ndr)?”. Avremmo scoperto solo più avanti che quei dubbi erano più che fondati.

Esistevano alcuni progetti alternativi, da una diga di gomma a quello simile alla diga che protegge Rotterdam. Tutti questi avevano un punto comune: costavano molto meno del Mose. Come diceva Giulio Andreotti, “a pensare male si fa peccato ma spesso ci si indovina”… In più, il Mose non è rimovibile a differenza degli altri. L’allora ministro Di Pietro ci disse di non essere affatto sicuro che la soluzione scelta fosse la migliore, ma che ormai la frittata era fatta: la realizzazione dell’opera infatti era iniziata sotto il governo Berlusconi. A non dirsi preoccupato era invece il governatore Galan: abbiamo raccontato prima com’è proseguita la sua storia collegata al Mose.

Come vi abbiamo detto prima sono passati dodici anni dalla realizzazione di questo servizio. E il Mose è ancora non funzionante, ancora al centro della cronaca, ancora una voragine di denaro pubblico. Martedì due persone sono morte anche a causa del ritardo nella costruzione dell’opera. Venezia è alluvionata, opere d’arte di inestimabile valore hanno subito danni incalcolabili, la città è in ginocchio. Qualcuno finalmente intende fare qualcosa o lasceremo che il Mose rimanga un altro scandalo di questa Italia?

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