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Naufragio dei bambini: “Call Malta”, e sono affogati in 268 | VIDEO

L’11 ottobre 2013, esattamente sei anni fa, a 60 miglia da Lampedusa si rovescia un barcone carico di profughi siriani. Dalla barca partono le richieste di soccorso, ma gli italiani dicono di chiamare Malta, impedendo a una nave militare di intervenire. Roberta Rei ha intervistato Mohanad Jammo, che fece quelle chiamate e che in quel maledetto naufragio ha visto affogare i suoi due figli

Esattamente 6 anni fa un peschereccio con 480 siriani a bordo si rovescia a 60 miglia dalle coste di Lampedusa. Italia e Malta anche in quegli anni si rimpallavano la responsabilità del soccorso dei migranti e dopo ore passate a chiamare invano i soccorritori, la barca si rovescia. In quella disgrazia, tristemente nota come “il naufragio dei bambini”, muoiono in 268. Sessanta erano bambini.

Due di quei piccoli affogati, nell’indifferenza generale, erano figli di  Mohanad Jammo, un medico siriano intervistato nel servizio di Roberta Rei che potete rivedere qui sopra.

È lui l’uomo che ha tentato più volte di allertare i soccorsi italiani mentre il barcone stava per affondare. “La barca sta andando giù, c’è circa mezzo metro d’acqua dentro”, spiega il medico chiamando dal proprio cellulare. E dalla sala operativa italiana gli rispondono: “Le ho dato il numero dell’autorità di Malta, perché voi siete vicini Malta”.

Ma è una bugia: non solo il barcone è molto più vicino alle coste di Lampedusa che a quelle maltesi, ma gli italiani arrivano addirittura a ordinare a nave Libra di non intervenire.

E quando poco più tardi, con la barca che si sta rovesciando, Mohanad Jammo chiama la centrale operativa italiana spiegando che sta anche esaurendo il credito sul telefonino, si sente rispondere, di nuovo: “Call Malta, call Malta!”

Il medico, che con i suoi bambini era scappato da Aleppo sotto le bombe, spiega: “Cinquecento persone hanno rischiato di morire per colpa della decisione di pochi. L’Italia è un paese civile, questa cosa non doveva succedere”.

E poco importerà ormai a Mohanad e alle famiglie che hanno perso i propri cari, che per quel naufragio siano da poco stati rinviati a giudizio due ufficiali italiani, uno della Guardia costiera e uno della Marina Militare.

Ai due la Procura contesta i reati di rifiuto d’atti d’ufficio e omicidio colposo, perché avrebbero impedito a nave Libra di salvare i migranti che affogavano.

 

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