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News | di Simone Carcano |

“Mio nipote morto per un'otite a causa dell'omeopatia: fermate quel medico”

Parla Maurizio Olivieri, il nonno di Francesco, il bambino morto a 7 anni per un’otite curata con l’omeopatia, a Cagli, in provincia di Pesaro e Urbino. I genitori del bambino sono stati condannati a tre mesi e a settembre inizierà il processo per il medico che lo ha curato. Anche noi de Le Iene avevamo raccontato questa vicenda con la nostra Nadia Toffa

Ci aspettavamo un’assoluzione non una condanna. I genitori di Francesco devono rispondere di negligenza e imprudenza, ma in realtà è solo imperizia del medico”. Sono le parole di Maurizio Olivieri, il nonno del bambino morto per un’otite curata con l’omeopatia, a poche ore dalla condanna dei genitori a tre mesi con pena sospesa. Di questa vicenda se n’è occupata anche Nadia Toffa, nel servizio che potete vedere qui sopra, andando direttamente a Cagli, in provincia di Pesaro e Urbino.

“Per due settimane mia figlia ha dato rimedi omeopatici al bambino, quindi non c’è alcuna negligenza”, dice il nonno di Francesco. “Piuttosto vorrei che qualcuno ci spiegasse l’accusa di imprudenza. Cosa potevamo fare? Noi di quel medico ci fidavamo. Aspettiamo le motivazioni della sentenza”. Ora il dito è puntato contro Massimiliano Mecozzi, lo specialista di Pesaro, esperto in omeopatia.

È diventato il medico curante di Francesco quando aveva 3 anni. “Lui soffriva di otite. Un fenomeno strano, altalenante”, spiega Olivieri. “Il pediatra gli dava di frequente gli antibiotici, poi un’amica ci ha consigliato questo specialista. Per due anni lo ha curato con l’omeopatia in maniera perfetta”. Il bambino non accusa più dolori alle orecchie fino a quella maledetta otite del maggio 2017.

Una situazione che è peggiorata di giorno in giorno fino a precipitare. Al culmine di due settimane di febbre alta, nonostante il parere contrario del medico, i genitori di Francesco chiamano un’ambulanza per il trasporto d’urgenza all’ospedale. Ormai è troppo tardi e il bambino muore ad appena 7 anni. È il 27 maggio 2017, sono passati due anni da quel giorno: “Il suo ricordo è vivo più che mai, anche tra i suoi amici che lo ricordano visitando la sua tomba”, racconta il nonno.

“Francesco era meraviglioso con una profondità morale difficile in un bambino di 7 anni”, così lo ricorda Olivieri. Quello che c’era tra lui e Francesco era un rapporto speciale, anche perché lui è stato il suo primo nipote. “Mi diceva che ero sul mio migliore amico, insieme riuscivamo a essere bambini e uomini allo stesso tempo”, racconta Olivieri. Quando la memoria torna a quell’ultima sera, le parole vengono interrotte dalla commozione. “Eravamo insieme anche in quelle ore, è un ricordo doloroso che difficilmente potrò cancellare, ma preferisco rimanga mio”.

L’uomo aspetta che sia fatta giustizia. A settembre inizierà il processo a carico del dottor Mecozzi. “Non provo né odio né vendetta, posso perdonare l’errore ma non il carico di bugie per salvare una situazione divenuta insanabile”, conclude Olivieri. “Vorrei che sia fermato perché non faccia morire altri bambini come ha fatto con mio nipote”.

Torniamo sul caso furbetti della raccolta dei rifiuti di Roma sollevato dall’inchiesta di Filippo Roma e Marco Occhipinti. Lo facciamo perché la sindaca Virginia Raggi continua a dare versioni diverse, sia sull’utilità della nostra segnalazione sia sulla commissione di controllo di Ama che avrebbe dovuto vigilare sugli operatori della raccolta. E crediamo che adesso la capitale meriti risposte definitive

L'ultima puntata

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