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Omicidio Bruna Bovino, assolto in Appello l'amante: cosa non torna | VIDEO

Con un inaspettato capovolgimento, la sentenza d’Appello ha assolto Antonio Colamonico per la morte dell’estetista Bruna Bovino. Ma tante cose non tornano nella dinamica di quella notte. Nina Palmieri è andata a parlare proprio con l’uomo tornato libero

Antonio Colamonico fino a poco tempo fa era in carcere dove stava scontando una pena di 25 anni, condannato per il brutale omicidio della sua ex amante, Bruna Bovino. Le prove contro di lui erano state considerate schiaccianti. Ma poi è successo qualcosa che nessuno si aspettava: la sentenza d’Appello annulla la condanna. Oggi Colamonico è un uomo libero.

Bruna era una donna indipendente, che a un certo punto decide di aprire un centro estetico a Mola di Bari. È il 12 dicembre 2013. “Era un giorno freddissimo”, racconta Lilian, la mamma, a Nina Palmieri. “Ci hanno chiamato dicendo che prendeva fuoco il centro estetico”. La donna inizia a chiamare Bruna, ma il telefono è spento e Lilian si precipita lì. “Quando siamo arrivati dicevano che c’era un corpo bruciato”.

Poco prima sul posto era arrivato Colamonico. “Gli raccontano che il corpo che era stato trovato senza vita era quello di Bruna”, ci racconta Antonio Procacci, giornalista che si è occupato del caso.  “Lui si dispera, inizia a sbattere pugni per terra, contro il muro. In quel momento viene notato dagli inquirenti che lo ascoltano per diverse ore”. “Sono sposato da tre anni”, dice Colamonico agli inquirenti, a cui riferisce anche di avere una relazione extraconiugale con Bruna.

Quando gli inquirenti vedono la scena in cui è morta Bruna, l’ipotesi di un banale incendio viene presto superata. Parte la fase investigativa in cui tantissime persone vengono interrogate. Il movente viene inizialmente individuato in un altro centro estetico dove aveva lavorato Bruna. “Era stato chiuso per un sospetto di un giro di prostituzione”, ci spiega Procacci. Insomma, Bruna poteva essere vittima di una ritorsione. Ma la pista non porta a nulla e prende piede l’ipotesi di delitto passionale. Gli esiti dell’autopsia sul corpo di Bruna sembrano andare in questa direzione: “Sotto le unghie della vittima c’era il dna di Colamonico”, prosegue il giornalista. Nella stessa direzione vanno i risultati della perizia sulle mani dell’uomo, che erano piene di graffi: “Nel bagno del centro viene trovata una traccia biologica mista di Colamonico e di Bruna”.

Delle altre impronte vengono trovate sempre sulle mani di Colamonico: “delle bruciature”, spiega il giornalista Procacci. Secondo gli inquirenti si tratterebbe di un omicidio passionale non premeditato.

Tutto sarebbe avvenuto intorno alle ore 17 e secondo le prime ricostruzioni sembra che in quell’orario nel centro ci fosse Colamonico, che invece dichiara di essere uscito alle 16:45. “Vidi una discussione un po’ animata”, ci ha raccontato un testimone. La discussione animata tra due sagome sarebbe avvenuta attorno alle 16:45. Un vicino racconta inoltre di aver sentito odore di bruciato e di essere andato al centro di Bruna. Così chiama i vigili del fuoco: sono le 18.25. Quando alle 18.46 arrivano i vigili, l’incendio è già alla fase finale.

Colmonico viene arrestato e inizia il processo, durante il quale l’uomo rimane in carcere per 4 anni fino alla sentenza di primo grado: viene giudicato colpevole e condannato a 25 anni di carcere. Ma dopo pochi mesi succede quello che nessuno si aspettava: la sentenza d’Appello lo assolve per non aver commesso il fatto e lui torna libero.

Questo capovolgimento si basa principalmente su una testimonianza giudicata inattendibile in primo grado per un errore tecnico. È quella di Luca Caragiulo, un tatuatore che ha lo studio nella strada di fronte a quello di Bruna. “L’ho incontrata ieri sera alle 18.20 e ci siamo salutati”, racconta in un’intervista Caragiulo. Le sue dichiarazioni vengono sposate dai giudici di secondo grado.

Ma se Bruna era viva alle 18.20, sembra davvero strano che non si sia accorta che il centro bruciava, cosa di cui i vicini dicono di essersi accorti attorno alle 18.

Abbiamo cercato di parlare proprio con il tatuatore. “La prossima volta: omertà, mi faccio i cazzi miei”, ci dice. Questa testimonianza ribalta anche altri elementi. Secondo una consulenza di parte presa in considerazione in secondo grado, infatti, le ferite sulle mani di Colamonico vengono considerate banali ulcere e eritemi. Noi abbiamo sottoposto le foto delle ferite a ben sette medici legali, che ci hanno risposto all’unanimità che si tratta di ulcere da azione da calore, cioè di ustioni.

I segni sull’avambracico invece in secondo grado vengono valutati come escoriazioni. Le abbiamo fatte vedere sempre a sette medici legali, che le hanno considerate escoriazioni provocate da unghiate. Ma le stranezze non finiscono qui: sul perché ci fosse il suo dna sotto le unghie di Bruna, Colamonico sostiene che durante una pratica erotica gli avrebbe fatto un massaggio anale col dito mentre lui aveva le emorroidi. Cosa che però non aveva riportato nella prima deposizione.

In attesa della Cassazione, Colamonico è un uomo innocente. Siamo riusciti a incontrarlo: “Non è stato bello. Non hanno mai voluto accettare prove nostre. Io ho frequentato quel centro e già sapevo che potevano venire a darmi fastidio”. E conclude: “Io sono innocente, lo sono sempre stato. Di conseguenza non ho paura di nulla”. 

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