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Omicidio di Angelo Vassallo, qual è il ruolo dei carabinieri nella storia? | VIDEO

Angelo Vassallo è stato ucciso il 5 settembre 2010 con nove colpi di pistola. Era il sindaco di Pollica, nel Cilento. A nove anni dalla morte ancora non è stata fatta giustizia. Giulio Golia prova a chiarire la posizione di molti carabinieri che sarebbero coinvolti in questa oscura vicenda

Un caso insoluto, con vari elementi che portano su tante strade diverse. E l’ombra di tanti carabinieri che potrebbero essere coinvolti, facendo sorgere ulteriori dubbi. È questo l’intricato puzzle da risolvere per cercare di capire qualcosa in più sull’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco eroe di Pollica ammazzato il 5 settembre 2010 di cui vi abbiamo parlato nel primo servizio di Giulio Golia.

Dopo la nostra inchiesta, il fratello Dario Vassallo è stato ascoltato dalla Commissione antimafia. Il procuratore Greco si sarebbe inoltre presentato autonomamente in procura per chiarire la rivelazione secondo cui la mattina dell’omicidio Angelo lo avrebbe contattato al telefono per comunicargli di avere importanti informazioni da consegnare alla magistratura.

Le ipotesi su chi potrebbe essere stato a uccidere il sindaco di Pollica con nove colpi di pistola sono davvero tante, anche perché Angelo Vassallo con la sua azione si era fatto molti nemici. Ma a nove anni dall’omicidio, non c’è alcuna verità giudiziaria.

Nella ricostruzione della storia appaiono a vario titolo molti carabinieri che potrebbero essere coinvolti. Tra questi c’è il maresciallo Maffia, comandante della stazione di Pollica, con cui il sindaco avrebbe avuto un cattivo rapporto per divergenze sul contrasto allo spaccio di droga nella frazione della movida di Acciaroli. E c’è anche la strana visita dei carabinieri alla casa della famiglia Vassallo due giorni dopo l’omicidio, di cui i pm sarebbero stati all’oscuro: non si è nemmeno sicuri che fossero davvero militari quelli a bussare alla porta.

Appare poi il colonnello Fabio Cagnazzo, all’epoca comandante della stazione di Castello di Cisterna, che su questa vicenda è stato indagato e poi archiviato: il militare era in vacanza ad Acciaroli nei giorni dell’omicidio e avrebbe condotto alcune indagini senza mandato ufficiale della magistratura. Dalle indagini del colonnello viene redatta un’annotazione di servizio, che sarà poi la base di partenza di tutte le indagini. In quel testo viene raccontata la piazza di spaccio di Acciaroli e tra le persone citate emerge uno spacciatore brasiliano: per anni è stato al centro delle indagini ma la sua posizione sull’omicidio è stata archiviata due volte.

In questo curioso elenco di carabinieri, c’è un altro nome: Gino Molaro. Da sempre molto vicino a Cagnazzo, la sera dell’omicidio i due erano a cena insieme. Gino si era fatto notare molto, facendo un gran baccano pur essendo noto come una persona molto tranquilla.

C’è poi il “carabiniere sordo”, una persona che alloggiava a venti metri dal luogo dell’omicidio e sostiene di non aver sentito i nove spari che hanno ucciso Angelo Vassallo. Avrebbe dichiarato, secondo quanto riportato dai familiari del sindaco, di non aver udito i colpi perché si trovava in casa con le finestre chiuse. Il primo ad andare a chiedere informazioni a questo militare fu proprio Cagnazzo.

Infine c’è Lazzaro Cioffi, un carabiniere che sarebbe infedele. Attualmente è in carcere accusato di essere connivente con il clan Fucito di Napoli. All’epoca dei fatti faceva parte della stazione di Castello di Cisterna, quella comandata dal colonnello Cagnazzo. A oggi è l’unico indagato per l’omicidio di Angelo Vassallo, ma il suo nome era già emerso nel 2013: qualcuno scrisse al figlio del sindaco su Facebook, dicendo che nel delitto poteva essere coinvolto Lazzaro Cioffi.

Giulio Golia è andato a incontrare questa fonte, che vuole rimanere anonima. “Se è la pista giusta io sono a rischio, un rischio grosso”, ci dice. “Possono fare la ‘sorpresa’ pure a me, come l’hanno fatta ad Angelo Vassallo”. E poi, dopo averci dato conto delle minacce ricevute, spiega come sia arrivato al nome di Lazzaro Cioffi: “Lessi il trafiletto su La Repubblica dove fu inquisito Cagnazzo, per il fatto che prese le registrazioni dal paese e le portò a Castello di Cisterna”. E l’episodio gli sembrò molto strano. “Da lì mi feci un attimo due conti”.

Questa fonte conosceva bene Lazzaro Cioffi: “Nel 2009 mi aveva minacciato di morte perché feci arrestare 22 trafficanti. Mi chiese perché facevo la spia alle guardie. Io mi incazzai, gli dissi che non si doveva permettere”. Da diversi anni la fonte racconta di aver visto “che (Cioffi) aveva atteggiamenti strani, era un frequentatore di locali. Fucito (il boss di Caivano di cui sarebbe complice, ndr) lo veniva a prendere fuori dalla caserma con il Mercedes. E non ero l’unico che lo vedeva”.

Ci sarebbe poi un altro punto: “E’ impossibile che tu, carabiniere, abbia un suocero criminale e nessuno lo sa in caserma”. Cioffi si era sposato, secondo la testimonianza, con la figlia di un boss e a un certo punto la fonte nota un radicale cambio di stile di vita: “Aveva una macchina molto costosa, e dissi ‘questo fino a poco tempo fa puzzava di fame, aveva un vecchio mezzo. Bello e buono questo exploit”. La cosa gli puzza, e allora decide di mettersi in contatto con il figlio di Vassallo per raccontargli la situazione. “Da lì poi mi ascoltarono in interrogatorio e ho detto tutto quello che dovevo dire in Procura”, dice la nostra fonte. Questa testimonianza però sarebbe rimasta sepolta per cinque anni, per riemergere solamente con l’iscrizione di Cioffi nel registro degli indagati.

C’è un altro punto da considerare in questa vicenda: secondo il Fatto Quotidiano, i pm della dda di Napoli avrebbero trasmesso i verbali di un pentito di camorra, Francesco Casillo, ai colleghi di Salerno che indagano sul delitto. Il pentito è accusato di corrompere carabinieri con soldi e regali di lusso per proteggere traffici di droga della camorra napoletana. Ma cosa c’entra Casillo con Acciaroli? Il 29 agosto 2009, nel porto turistico della frazione di Pollica, i carabinieri di Castello di Cisterna sequestrano una imbarcazione e una vettura di lussa noleggiati a terzi, ma in realtà nella disponibilità di Francesco Casillo che era lì in vacanza. A sequestrarli fu il colonnello Cagnazzo.

L’episodio viene utilizzato per descrivere i cosiddetti “rapporti opachi “ tra Francesco Casillo e un carabiniere, l’appuntato Acunzo, perché risultava che fosse stato proprio il carabiniere a noleggiare la barca. Secondo gli inquirenti questo episodio sarebbe importante perché costituirebbe il motivo di Casillo a intraprendere una falsa collaborazione per allontanare ogni sospetto sui rapporti instaurati con il militare. Cioè Casillo si sarebbe pentito solo dopo esser stato beccato con questo scambio di soldi e barche con il carabiniere. E facendo finta di pentirsi avrebbe così fatto pensare che il loro rapporto era solo di confidente, non di corruttore. Secondo quanto sostenuto da Casillo, sarebbero stati i carabinieri infedeli a suggerirgli di comportarsi così: lui sostiene di non aver avuto, inizialmente, alcuna intenzione di fare una finta collaborazione. Poi però uno di questi militari gli avrebbe detto: “Ci sono delle eminenze grigie che ci permettono di fare queste operazioni con le giuste coperture”. Secondo Casillo, si sarebbe riferito ai servizi segreti.

Infine c’è un ultimo carabiniere che sarebbe coinvolto in questa storia: l’ex generale di corpo d’armata Domenico Pisani, il fondatore dei Ros. Originario di Pollica, era rimasto un assiduo frequentatore del luogo e nel periodo precedente all’omicidio si sarebbe fatto portavoce di una richiesta ad Angelo Vassallo: “C’era una richiesta di rilascio di una concessione in un’area che il sindaco aveva liberato da un lido abusivo”, racconta l’attuale primo cittadino di Pollica. “Il generale Pisani più volte sollecitava di lasciare aprire a dei ragazzi uno stabilimento balneare”. Si sarebbe trattato dei fratelli Esposito, che già avevano investito in varie attività sul territorio. Ma Angelo Vassallo aveva sempre negato la concessione: l’eventuale stabilimento avrebbe dovuto esser gestito dalla figlia del generale.

Nel maggio del 2012 la figlia Ausonia Pisani, vigilessa, fu arrestata. Durante un regolamento di conti legato a una partita di droga, fu coinvolta nella morte di due persone. Oggi è in carcere, dove sta scontando sedici anni per quegli omicidi. “I magistrati hanno fatto un collegamento con l’omicidio di Angelo Vassallo perché la pistola era simile a quella che l’ha ucciso”, racconta il fratello del sindaco. L’arma usata da Ausonia era del padre, il generale Pisani, e per qualche ragione era in suo possesso. I magistrati hanno chiesto una perizia balistica per verificare se la pistola fosse la stessa usata nell’omicidio Vassallo, ma risulterebbe di no.

Sono comunque tantissime le curiose coincidenze che si sommano l’una all’altra. È possibile quindi che ci sia qualcuno che ancora non ha raccontato tutto quello che sa? “Chissà se un giorno saprò la verità…”, è l’amara conclusione della vedova di Angelo Vassallo, un sindaco eroe.

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