>External linkFacebookFacebook MessengerFull ScreenGoogle+InstagramLinkedInNewsmostra di piùTwitterWhatsAppClose
News |

Migranti raccontano di torture nei centri della Libia finanziati dall'Italia attraverso ong

Sette ong hanno ricevuto 6 milioni di euro di fondi pubblici dai governi italiani per progetti di miglioramento della vita dei profughi. Che cosa è stato fatto realmente? Gaetano Pecoraro è stato a Tunisi a parlare con 9 migranti detenuti

Sono 7 le ong italiane che hanno ricevuto soldi pubblici dai due governi italiani che si sono succeduti tra il 2017 e il 2018. Con 6 milioni di euro avrebbero dovuto contribuire al miglioramento della vita dei profughi nei centri di detenzione della Libia.

Molte ong non hanno partecipato al bando perché non erano certe che il loro lavoro potesse arrivare a uno standard minimo. Sulla carta le ong avrebbero dovuto offrire servizi come la ristrutturazione e la ricostruzione dei bagni nei centri fino alla distribuzione di kit di sopravvivenza (con vestiti, shampoo, spray anti-insetti per evitare la scabbia e medicinali), avrebbero dovuto occuparsi anche della formazione dei medici assegnati a questi centri.

Gaetano Pecoraro è andato a Tunisi, dove ha incontrato 9 ragazzi detenuti in questi centri tra maggio e agosto del 2018. Ci raccontano i trattamenti ricevuti dicendo di non aver mai visto né medici né psicologi. Quello che hanno visto solo le torture e la morte di molti loro coetanei.  

 

dopo il nostro servizio
Hatem Moustafa, il padre della ragazza italiana di origini egiziane morta dopo essere stata brutalmente picchiata in Inghilterra da un gruppo di giovanissime bulle come vi abbiamo raccontato con Pablo Trincia, commenta la condanna per due di loro a 8 e 12 mesi: “Una parente mi ha riso in faccia, sono in guerra da solo contro l’Inghilterra, per salvare la mia famiglia: perché l’Italia non mi aiuta?”

Questo sito utilizza cookie tecnici, di profilazione e di marketing, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per saperne di più o negare il consento a tutti o alcuni cookie CLICCA QUI.
Continuando la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie.