A Palermo la statua di Padre Pio si inchina davanti ai Carabinieri | VIDEO
Durante la processione per l’anniversario della morte del santo, un gruppo di fedeli si è fermato di fronte alla stazione dei militari e ha fatto un inchino. Un gesto che in Sicilia è a volte riservato alle case delle famiglie mafiose, come vi abbiamo raccontato a Paternò nel 2015. Il gesto allo Zen di Palermo fa sperare in un cambiamento
Il quartiere Zen di Palermo stupisce e fa inorgoglire l’Italia. Durante una processione per l’anniversario della morte di Padre Pio, gli uomini che portavano la statua del Santo si sono fermati e hanno fatto inchinare l’effigie davanti alla stazione dei Carabinieri. Il destinatario per fortuna questa volta non era un boss locale, come purtroppo talvolta accade in Sicilia e come è accaduto a Paternò nel 2015, un episodio che vi abbiamo raccontato con Giulio Golia nel servizio che potete vedere qui sopra. Un segnale forte, tanto più che proviene da un quartiere difficile come lo Zen. “È stato un gesto bellissimo”, ha commentato Ismaele La Vardera, la Iena palermitana che con numerosi servizi ha denunciato le difficoltà di vivere in una città dove la presenza della mafia è reale e tangibile. “È un gesto che mostra un’inversione di rotta di una Palermo che vuole cambiare. Un quartiere difficile come quello dello Zen sta dimostrando da che parte vuole stare: da quella delle istituzioni e dei carabinieri che vivono in questo territorio. C’è ancora tanto da fare, ma questo gesto dà speranza”. Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha telefonato al parroco per esprimergli vicinanza e sostegno in questa battaglia.
Nel 2015 Giulio Golia era stato a Paternò, pochi giorni dopo un episodio di “inchino al boss” che fece molto scalpore. Si festeggiava Santa Barbara, patrona del paese. Le confraternite del paese, come da tradizione, facevano il giro del Comune per raccogliere le offerte. Ma a un certo punto la confraternita dei Fruttivendoli si ferma sotto la casa del boss Domenico Assinnata, omaggia con un inchino il nipote, che era presente, e suona addirittura la musica del Padrino. Un’ostentazione del potere mafioso e una dimostrazione di reverenza rappresentata alla luce del sole.
Pochi giorni dopo Giulio Golia è andato a Paternò per parlare proprio con il nipote del boss. “Io mi scuso con Santa Barbara e con tutto il paese di Paternò”, ci ha detto. “Noi non siamo quello che dicono loro”. Ma alla domanda diretta della Iena non è che abbia risposto in maniera proprio convincente: “Se siamo mafiosi o non siamo mafiosi lo sappiamo noialtri”.