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Pantani, la mamma: “Quando vidi gli esami, capii che l'avevano fregato” | VIDEO

Vent’anni dopo mamma Tonina racconta in un video inedito il giorno della squalifica di Marco Pantani dal Giro d’Italia di cui ci siamo occupati più volte con Alessandro De Giuseppe assieme alla morte nel 2004 del “Pirata”. Evidenziando tutti i misteri che avvolgono entrambi i casi

“Quella giornata è stata un’ incubo”. Così mamma Tonina, in questo video inedito, racconta il 5 giugno del 1999, esattamente 20 anni: il giorno in cui il figlio Marco Pantani iniziò la sua drammatica parabola discendente, una parabola culminata 5 anni dopo con il ritrovamento del corpo del “Pirata” nel residence Le Rose di Rimini. Quel giorno del 1999, dopo la vittoriosa tappa del giro d’Italia a Madonna di Campiglio, Pantani viene fermato perché il tasso del suo ematocrito risulta fuori norma. Il Pirata non ci sta, e parla subito di complotto.

Iniziano gli anni bui di Marco Pantani, rinchiuso nella sua Cesenatico e sempre più lontano dal mondo delle corse, che sente ormai falso e lontano.

Della misteriosa vicenda della morte di Marco Pantani Le Iene si sono occupate con Alessandro De Giuseppe, raccontando le tantissime incongruenze nella ricostruzione ufficiale della sua morte del 14 febbraio 2004, che secondo i giudici sarebbe avvenuta per un arresto cardiaco a seguito di abuso di droga e farmaci (clicca qui per vedere l’ultimo servizio).

Proprio sul punto dell’ematocrito alto nel 1999, il massaggiatore Roberto Pregnolato aveva raccontato ad Alessandro De Giuseppe come la sera prima controllò i suoi valori ed erano normali: “È inutile essere ipocriti, in quel periodo ognuno si aiutava, il valore dell’ematocrito era 48”. Il limite consentito era a 50. La mattina dopo, ai controlli antidoping, il suo valore è 53, scatta la squalifica e il dramma sportivo e umano per Pantani, che si sentì “fucilato in pubblico”.

Marco si è sempre detto innocente e parla subito di un complotto. Sei ore dopo l’esplosione dello scandalo Il Pirata rifà le analisi in un altro laboratorio e il suo valore torna a 48, come la sera prima. Un ematologo del San Raffaele, che ha lavorato per anni nell’antidoping, ci sostiene, analizzando tutti i valori, come le due analisi non tornano. “Il campione di Madonna di Campiglio potrebbe essere stato alterato” dice, e ci spiega come è semplicissimo e veloce farlo, aspirando plasma.

Di quel tragico giorno dello stop a Marco la mamma del Pirata, Tonina, parla ad Alessandro De Giuseppe. “Avevo delle sensazioni, quel giorno dovevo esserci. Avevo chiuso il chiosco alle 3,30 di notte, e siamo andati da lui. Avevo addosso un’ansia…. Arriviamo ad un bar e vedo il giornalista Adriano De Zan al tavolino, che scriveva. Mi avvicino chiedendogli di Marco e lui dice ‘Marco non parte, per l’ematocrito’. Mi sembrava che mi fosse caduta una montagna addosso: volevo andare subito a casa. Poi mi ferma un gruppo di un fan club di Cesenatico e mi chiede: ‘Tonina cosa facciamo?’. 

“Io gli dico ‘fermate il giro’, ma i capi decidono di no, perché ‘dovevamo dimostrare che eravamo puliti’. Io non ho mai creduto a questa etichetta che gli hanno dato. Lo stesso Marco era convinto che si trattasse di un altro ciclista con il suo nome, ed era andato da lui per consolarlo. Quando poi io sono andata in camera da mio figlio a dirgli che quel ‘Marco’ era lui, mio figlio ha tirato un pugno in un vetro, spaccandolo. Quando poi ho trovato il foglio con gli esami di Campiglio, ho guardato e lì ho capito che l’avevano veramente fregato… Lui poi torna a casa, eravamo circondati, non potevamo uscire dal cancello, pieno di giornalisti e curiosi. È stato un incubo… Marco era molto triste, però è riuscito a fregarli: si è messo la parrucca ed è uscito con lo scooter, passando sotto al naso di tutti”.      

Nell’ultimo servizio Alessandro de Giuseppe è tornato sulle indagini seguite al ritrovamento del corpo di Marco Pantani, intervistando un esperto di investigazioni scientifiche che lavorò con la procura di Rimini e che dice: “Il video della polizia scientifica girato nella stanza dove fu trovato morto Marco Pantani potrebbe essere stato manomesso".

La clamorosa dichiarazione che potrebbe fare nuova luce sulla morte del Pirata, scomparso il 14 febbraio del 2004, arriva da un esperto di investigazioni elettroniche che ha lavorato per la procura di Rimini. E che vuole rimanere nell’anonimato.

La scena oggetto di quelle riprese è la stanza completamente a soqquadro dove Marco viene ritrovato morto con vistose ferite sulla testa. La versione ufficiale dirà che sarebbe stata la conseguenza di comportamenti ossessivi di Pantani, che dopo aver esagerato con la cocaina avrebbe sfasciato tutto facendosi del male da solo e poi sarebbe morto per un arresto cardiaco causato da un cocktail di droga e farmaci. Una tesi che si basa sul presunto isolamento di Marco in quella stanza del residence. Un isolamento che però recentemente la commissione Antimafia ha messo in dubbio, dichiarando che “il corpo di Marco è stato spostato, c’era con lui qualcuno al momento della morte”.

Una dichiarazione che si basa anche sulle numerose testimonianze che noi de Le iene abbiamo raccolto in questi mesi. Testimonianze che hanno dimostrato la facilità di poter salire nella stanza del Pirata senza essere visto dalla reception e quelle di diverse prostitute che raccontano che Marco nei giorni prima della morte non restò da solo.

L’ennesima anomalia, come quella della pallina di cocaina ritrovata di fianco al cadavere, che i primi a entrare nella stanza non vedono. Anselmo Torri, l’infermiere del 118 che era in servizio quella notte, sostiene che “intorno al cadavere non c’era niente”. E pure  l’autista e il medico del 118 entrati nella stanza di Pantani smentiscono di averla vista.

Ora si aggiunge la questione importantissima dei video girati dagli investigatori nella stanza in cui fu trovato il corpo di Marco.

L’esperto di elettronica chiamato a lavorare su quell’indagine spiega a Alessandro De Giuseppe dei nuovi dettagli sul filmato della polizia scientifica.

La cassetta era stata danneggiata e l’abbiamo ricostruita noi in laboratorio”. Il giorno dopo averlo fatto la polizia la porta nel laboratorio del tecnico. “Mi portano la cassetta con tutto il nastro fuori ‘perché la scientifica, nel fare dei fermi immagine, è andata avanti e indietro, l’hanno rovinata’. Mi dicono: ‘non si può fare più niente, vero?’. Ci siamo messi tutta una notte, l’abbiamo smontata e abbiamo riversato tutto il contenuto che c’era in questa cassettina in un cd”. La Iena gli chiede se secondo la sua esperienza potrebbe trattarsi di un tentativo di manomissione. E il tecnico risponde: “E’ evidente. Non mi è mai capitato che era uscito un nastro”. “A meno che uno non lo tiri fuori manualmente?”, gli chiede De Giuseppe. “Sì”, risponde il tecnico.

Che la scena del crimine sarebbe stata in qualche modo “creata” lo sosteneva anche un altro uomo, che preferisce non farsi vedere in volto. E che ad Alessandro De Giuseppe spiega che i carabinieri, arrivati sulla scena per ultimi, non sarebbero stati fatti entrare dalla Polizia, arrivando per questo quasi alle mani.

Altri dubbi sulla ricostruzione ufficiale della sua morte e sul presunto “isolamento” di Pantani in quella stanza arrivano dalle tre chiamate fatte da Marco alla reception la mattina della sua morte. Chiamate nelle quali chiedeva di “salire immediatamente” e di chiamare i carabinieri in quanto c’erano “persone che gli davano fastidio”.

Forse le persone che, due mesi prima di morire, frequentava abitualmente presso un nightclub tra Rimini e Riccione, persone di cui un testimone dice: “Marco voleva uscire da quel giro legato alla cocaina, e avrebbe detto che li avrebbe denunciati tutti. Questo era il trio che lo molestava”.  

Guarda qui sotto il servizio di Alessandro de Giuseppe sul mistero dell’ematocrito di Marco Pantani

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