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Parco del Vesuvio, 14 famiglie senza casa: truffate e sfollate | VIDEO

Nei giorni scorsi 14 famiglie sono rimaste senza casa. Vivevano all’interno del parco nazionale del Vesuvio in provincia di Napoli. Le abitazioni erano state costruite abusivamente, ma loro non lo sapevano. Sabrina Nobile ci racconta il loro dramma

Truffati e sfollati. È il destino toccato a 14 famiglie di Terzigno, in provincia di Napoli. Hanno abitato all’interno del parco nazionale del Vesuvio, deturpato negli anni dall’abusivismo dove ci sono più di 30mila strutture abusive. Bisogna però fare una distinzione tra chi le ha costruite non rispettando le regole e chi invece le ha acquistate ignaro degli abusivismi. A 14 famiglie nei giorni scorsi hanno demolito le case comprate regolarmente nel 1999.

“All’improvviso 6 anni fa i tecnici del comune ci hanno detto che c’era un procedimento di abbattimento”, spiegano i residenti. “Neanche sapevano che queste case erano abitate con tanto di utenze”. A questo punto i residenti corrono dagli avvocati ma scoprono che oltre al danno, c’è anche la beffa: “Ci dicono che la possibilità di denunciare il costruttore era andata in prescrizione perché erano passati già 6 anni”.

Come se non bastasse, l’abbattimento è a spese dei residenti. “Se non abbiamo liquidità prendono un quinto dallo stipendio”, spiegano. Queste persone sono rimaste così senza un tetto sopra la testa: a metà novembre è iniziata la demolizione. C’è chi si è ritrovato a dover dormire in macchina, chi si appoggia ai figli e chi è tornato a casa dai genitori. Ci sono anche famiglie che si sono divise perché non tutti possono stare sotto allo stesso tetto.

Non siamo stati coinvolti nel progetto di abbattimento”, spiega il sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri. “Abbiamo predisposto dei fondi per l’assistenza di queste famiglie”. Le strappiamo come promessa che entro il 15 dicembre si troverà una soluzione per queste persone

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Lo studio della Società italiana di medicina ambientale sul collegamento tra inquinamento e coronavirus, di cui noi vi abbiamo parlato già a marzo, è stato pubblicato sul British Medical Journal confermando le evidenze iniziali: le polveri sottili presenti nell’aria hanno “aperto un’autostrada al coronavirus”. Per prevenire una seconda ondata bisognerebbe usare la “mascherina anche all’esterno dove non fossero assicurate distanze di almeno 6-8 metri”

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