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Fuori dal Pd: perché Matteo Renzi non firma le dimissioni? | VIDEO

“Non si sta in Parlamento coi voti del Pd per andare contro al Pd”. Parola di Matteo Renzi, che quando la deputata Binetti lasciò il Partito democratico rispose così. Fabio Agnello è andato a ricordare al fondatore di Italia Viva, che ha da poco lasciato il Pd, quelle sue vecchie parole. E a cercare di fargli firmare la lettera di dimissioni

Il 18 settembre di quest’anno Matteo Renzi ha lanciato il suo nuovo movimento “Italia Viva”, prendendo le distanze dal Pd di Nicola Zingaretti. Con lui decine di deputati e senatori, che hanno voluto dare fiducia all’ex rottamatore rompendo con il Pd.

Uomini che però, se dovessero rispettare alla lettera le parole dello stesso Matteo Renzi, dovrebbero dimettersi dal parlamento. Eh sì, perché nel 2010 l’allora sindaco di Firenze parlando dell’addio al Pd dell’onorevole Binetti aveva detto durante una trasmissione tv: “Posizione rispettabile ma dovevate avere il coraggio di dimettervi dal Pd e dal Parlamento, perché non si sta in Parlamento coi voti presi dal Pd per andare contro al Pd. Occorre avere rispetto di chi ci ha votato perché chi ci ha votato non ha cambiato idea”.

Fabio Agnello va da Renzi per chiedergli conto di quelle dichiarazioni e per fargli firmare le dimissioni dal Parlamento, sue e dei suoi nuovi compagni di partito, ma lui risponde così: “Io sono stato eletto nel collegio uninominale da una coalizione, lei non sa la legge. Studi la legge elettorale e poi ne riparliamo”.

Eppure durante quelle elezioni sui suoi manifesti elettorali campeggiava in bella vista il logo del Pd, partito nel quale Renzi ha militato per oltre 12 anni e di cui è stato leader e segretario.

Il leader di Italia Viva però si rifiuta di ascoltare quell’argomentazione e si allontana in auto senza accettare i moduli per far firmare le dimissioni ai suoi uomini. 

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Lo studio della Società italiana di medicina ambientale sul collegamento tra inquinamento e coronavirus, di cui noi vi abbiamo parlato già a marzo, è stato pubblicato sul British Medical Journal confermando le evidenze iniziali: le polveri sottili presenti nell’aria hanno “aperto un’autostrada al coronavirus”. Per prevenire una seconda ondata bisognerebbe usare la “mascherina anche all’esterno dove non fossero assicurate distanze di almeno 6-8 metri”

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