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Sei anni al pedofilo dalle fantasie allucinanti denunciato da Le Iene

Nina Palmieri ha incontrato M.A. nel servizio del 3 maggio 2018, subito dopo l’abbiamo denunciato. Dopo l’arresto in giugno, è arrivata la condanna: nel cellulare aveva 1.256 foto e 449 video pedopornografici. L’abbiamo scoperto dopo che ci ha contattato un escort, terrorizzato da quello che aveva visto

Sul suo cellulare aveva 1.256 foto e 449 video pedopornografici con bambini e perfino neonati. Per questo M. A., 40 anni, è stato condannato a 6 anni di carcere. Di lui vi avevamo parlato con lo sconvolgente servizio di Nina Palmieri “Come parla un pedofilo”, che vi riproponiamo integralmente in fondo all'articolo e dopo il quale l’abbiamo subito denunciato.

Arrestato in giugno e finito ai domiciliari, l’uomo è stato condannato ieri, 23 gennaio, con la Corte che non gli ha riconosciuto alcuna attenuante e ha deciso una pena di un anno superiore alla richiesta dell’accusa, che era di 5 anni. A nulla è valsa anche la sua frequentazione di un centro che fornisce assistenza per i disturbi psichiatrici di chi commette reati sessuali.

Il nostro incontro è stato letteralmente allucinante. A contattarci è stato un gigolò, Aaron. M. A. gli aveva chiesto prestazioni sessuali a pagamento con la moglie per un weekend. “Io sono in fase di chemio da 8 mesi e quindi sessualmente non sono più attivo”. A lui sarebbe bastato assistere.

Da quel momento inizia il viaggio nell’orrore. Un viaggio che abbiamo in parte censurato perché certe parole e termini che usa sono davvero troppo disgustosi.

M. A. dice di aver avuto rapporti sessuali anche con la figliastra (“ha meno di 14 anni”) e vuole che anche l'escort li abbia con lei, a tre con la moglie. A quel punto Aaron, sempre più inquietato, chiede di inviargli delle foto, lui manda direttamente delle immagini della bambina nuda. 

Aaron accetta di un incontro conoscitivo con lui in un posto pubblico e ci contatta. All’appuntamento, in cui l'uomo diceva di voler portare anche la figliastra su cui lui avrebbe dovuto allungare letteralmente le mani in sua presenza, ci siamo anche noi e documentiamo tutto in video.

La bambina alla fine non c’è nel bar. M. A. inizia a raccontare scene allucinanti che avverrebbero in certe palestre, nelle docce, con le bambine di 10 anni portate lì dai papà, parla della sua “iniziazione” al sesso fote della figliastra e propone per il weekend al gigolò un altro gioco schifoso, con la cuginetta della bambina. Mostra le sue foto con commenti efferati e irraccontabili. Poi mostra ad Aaron terrificanti video di stupri di bambine. “Ha cartelle piene di questi video”, ci dice l'escort.

Uno di noi si è spacciato per il secondo gigolò che M. A. voleva coinvolgere nel weekend con Aaron, la moglie (di cui in realtà non parla più) e la figliastra. “La possiamo anche legare, si può fare di tutto”, dice. “Usate anche la forza: se si lamenta, tu continua, a me eccita tantissimo”.

Molti particolari ci fanno pensare però alla storia inventata da un mitomane: le foto della bambina sembrano prese da Internet come i video mostrati nell’incontro, in cui lui non compare mai.

Che sia un mitomane con fantasie pedopornografiche o un pericolosissimo predatore, una cosa è sicura: è un uomo malato che va fermato e denunciato.

Nina lo incontra. “Non c’è niente di vero”, ci dice subito”: non ha una moglie, non ha un tumore, fortunatamente non ha nemmeno una figliastra. “Ho subito abusi per 10 anni”, ma sostiene di sapere che questo non lo giustifica e dice che nella realtà non ha mai molestato nessun minore. Le sue sarebbero solo fantasie, terrificanti. Ci sono comunque quelle centinaia di video e immagini terrificanti che lui ha raccolto: è un reato, grave.

La storia con l’escort? L’ha inventata “per un’eccitazione puramente mentale". Promette di andare con Nina ad autodenunciarsi nella caserma dove ha già l’obbligo di firma per detenzione di materiale pedopornografico. Ha già fatto 3 mesi di carcere ed è terrorizzato dall’idea di tornarci, come il suo avvocato al telefono gli preannuncia che succederà. Non vuole che gli anziani genitori lo sappiano, crolla in lacrime. Ci racconta la sua perversione: lo eccita mentalmente “immaginare che sono io la bambina abusata”, come ripete che gli è accaduto da piccolo.

Alla fine non va a denunciarsi. Ci pensiamo noi e consegniamo tutto il girato alla forze dell’ordine.

I bambini non si toccano.


Ecco qui sotto il servizio integrale di Nina Palmieri.

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