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Pino al primo giorno di scuola, ecco come aiutarlo | VIDEO

La commovente storia di Pino Astuto ha toccato tanti di voi. A soli 9 anni Giuseppe è stato portato in manicomio. Il paradosso: non è mai stato malato di mente e nemmeno adesso lo è. Questo incubo gli ha rubato tante cose: la scuola, gli affetti, il mestiere e il cibo decente. Noi abbiamo deciso di aiutarlo. Qui sotto trovate come aderire alla raccolta fondi aperta dal suo avvocato Serenella Galeno

Giuseppe Astuto, per tutti Pino, ha 62 anni e tanti sogni nel cassetto. La sua infanzia è stata rubata da un manicomio. Mangia una pagnotta e viene rinchiuso da piccolo tra i malati psichici. Adesso vive con una misera pensione di 270 euro e l’unica cosa che desidera è fare felice la sua Angela. Con la tenerezza di chi ha sofferto ci ha insegnato molte cose, a modo suo.

Noi proviamo ad aiutare quest’uomo straordinario (clicca qua per aderire) e dopo tanti momenti di scetticismo e paura, Pino accetta la nostra sfida. Nina Palmieri lo accompagna a scuola e realizziamo così il suo desiderio di potere scrivere e leggere. Nella foto sopra potete vedere Pino al primo giorno di scuola e sul suo viso vediamo fiorire nuove speranze. 

In tantissimi ci avete scritto per sapere come aiutare Pino con le esigenze di tutti i giorni e per dare una vita dignitosa anche alla moglie. E in queste ore è partita la raccolta fondi su GoFundMe. “La campagna è stata lanciata dall’avvocato Serenella Galeno, avvocato di Pino Astuto", si legge sul sito, "il quale sarà l’unico beneficiario della raccolta fondi e tutto il denaro raccolto sarà destinato a fronteggiare esigenze primarie atte a garantirgli lo svolgimento di una vita quanto più possibile dignitosa e serena”, scrive su GoFundMe.

CLICCA QUI PER FARE UNA DONAZIONE SULLA PIATTAFORMA GOFUNDME

Per il quinto giorno consecutivo gli Stati Uniti registrano un record nell’aumento di casi di coronavirus. Ma più che di una seconda ondata si tratta dei frutti di una gestione sbagliata della pandemia, segnata da riaperture troppo affrettate e sottovalutazione della gravità della crisi. Un pericolo che per fortuna l’Italia ha finora evitato con un lockdown che non è stato troppo lungo, ma esattamente quanto necessario

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